Lucia Spanò: “L’incompiuto istituzionale cauloniese”

Lucia Spanò: “L’incompiuto istituzionale cauloniese”

Nel paesaggio calabrese si incontrano spesso edifici che, a prima vista, sembrano simili: strutture lasciate a metà, muri grezzi, lavori interrotti. Eppure, dietro queste forme, si nascondono storie molto diverse. Da una parte c’è il non finito domestico, dall’altra l’incompiuto istituzionale. La differenza non sta tanto in ciò che si vede, quanto in ciò che quelle architetture significano.

Il non finito domestico nasce quasi sempre all’interno di una storia familiare. Le case si costruiscono poco alla volta, seguendo quello che c’è: i soldi messi da parte, un figlio che cresce, qualcuno che parte e magari un giorno ritorna. Non c’è un progetto rigido, ma un’idea che si adatta alla vita. In questo senso il non finito non è un fallimento, ma una forma di speranza. La casa è vissuta, curata, abitata anche se non è “completa”. Un piano lasciato grezzo non è una rinuncia definitiva, ma qualcosa che resta lì, in attesa di un tempo migliore.

L’incompiuto istituzionale, invece, nasce da una frattura. I lavori si fermano per mancanza di fondi, per scelte sbagliate, per cambi di programmazione o per semplice irresponsabilità. Qui non c’è attesa, ma abbandono. L’opera resta ferma, non si trasforma, non viene attraversata da nessuno. Il tempo si blocca e lo spazio inizia lentamente a degradarsi. È il segno visibile di una promessa non mantenuta.

A Caulonia il nostro sguardo è abituato a riconoscere e a leggere questo tipo di architetture. Lo sguardo si posa sui fabbricati in costruzione di parenti e amici, che sentiamo familiari, e così, forse, anche i lavori pubblici non terminati finiscono per non indignarci più, mescolando il senso del non finito familiare con quello pubblico.

Eppure le due cose non andrebbero mai confuse. Il non finito domestico racconta una forma di resilienza privata, il tentativo di andare avanti nonostante tutto. L’incompiuto istituzionale, al contrario, parla di una responsabilità pubblica mancata, di un vuoto politico e amministrativo che pesa sul territorio e sulle persone che lo abitano.

Questa amministrazione ha inaugurato la conclusione di un solo cantiere, “Caulonia Cantiere del Suono”, un progetto finanziato, portato avanti e quasi concluso dalla precedente amministrazione. Tutto il resto si è arrestato, bloccato, lasciato incompiuto: il lungomare, l’ingresso del cimitero di Caulonia, la scuola media, il palazzo municipale.

A questi si aggiungono interventi di manutenzione rimasti incompleti: dalla fontana di piazzetta Garibaldi, lasciata divelta dopo un intervento per una perdita d’acqua, a quella di Largo San Girolamo, dove la perdita non è stata neppure risolta, fino ai marciapiedi e alle aiuole dei grandi alberi, mai ripristinati dopo il loro abbattimento.

Qui il non finito non ha nulla di familiare né di paziente. Non è attesa, ma sospensione irresponsabile. Non è progetto aperto, ma mancanza di visione.

Lucia Spanò

CATEGORIES
TAGS
Share This