
Andrea Vaccaluzzo: “Amianto vicino a scuole e uffici pubblici a Caulonia Marina, chi bonifica il Consorzio di Bonifica?”
di Andrea Vaccaluzzo
La domanda può sembrare, a prima vista, un gioco di parole. Persino divertente. In realtà, a Caulonia Marina è una domanda seria, che riflette una situazione concreta e uno spaccato fedele della realtà locale.
Una struttura riconducibile al Consorzio di Bonifica presenta coperture in eternit (cemento-amianto) su più edifici, in un contesto ad alta frequentazione pubblica. L’area è adiacente alla sede di Poste Italiane e, nel raggio di poche centinaia di metri, sono presenti anche plessi scolastici. All’interno dello stesso stabile hanno inoltre sede uffici della Città Metropolitana di Reggio Calabria, in particolare il Settore 9 – Caccia e Pesca, che riceve il pubblico due volte alla settimana. Un insieme di elementi che rende il contesto particolarmente sensibile e rafforza la necessità di chiarimenti sullo stato delle coperture e sulle eventuali misure di tutela adottate per lavoratori e cittadini.
L’amianto è un materiale vietato da oltre trent’anni. Il rischio non riguarda soltanto eventuali lavori di rimozione o rottura: con il passare del tempo, l’esposizione agli agenti atmosferici può provocarne il progressivo degrado e il potenziale rilascio di fibre, soprattutto in assenza di monitoraggi, incapsulamenti o piani di bonifica noti.
Il nodo centrale è il paradosso istituzionale. Il Consorzio di Bonifica è un ente che, per missione, dovrebbe occuparsi della tutela del territorio e della prevenzione dei rischi ambientali. Eppure, in questo caso, il problema riguarda beni pubblici riconducibili allo stesso ente.
Vorrei sottolineare che il Consorzio di Bonifica non è un’autorità sanitaria né un organo di vigilanza. È un ente gestore. Le attività di vigilanza e controllo in materia di tutela della salute e dell’ambiente competono ad altri soggetti: ASP/ASL, Comune, Regione, ARPA, Ispettorato del Lavoro.
Domande legittime, che raccontano non solo un caso specifico, ma anche una dinamica più ampia della realtà locale. Quando un problema riguarda un immobile pubblico, coinvolge più enti e non ha un responsabile immediatamente individuabile, finisce spesso in una zona grigia: nessuno lo nega apertamente, ma nessuno se ne fa carico fino in fondo. Così, ciò che è “di tutti” rischia di diventare, nei fatti, di nessuno.
Va chiarito che il Comune, attraverso il sindaco in qualità di autorità sanitaria locale, dispone di poteri di intervento in presenza di potenziali rischi per la salute pubblica, anche quando l’immobile interessato appartiene a un altro ente pubblico. In questo contesto, anche la Polizia Locale può svolgere attività di accertamento, segnalazione e trasmissione degli atti agli organi competenti. Il tema, quindi, non è l’assenza di strumenti normativi, ma l’effettiva attivazione delle competenze previste.
Ed è proprio qui che la domanda smette di essere un gioco di parole: chi vigila e chi interviene quando il rischio ambientale riguarda l’ente che, per definizione, dovrebbe prevenirlo?
La normativa non distingue tra pubblico e privato quando si parla di salute. Un immobile pubblico con copertura in eternit resta tale, a maggior ragione se collocato in un contesto urbano frequentato da lavoratori e cittadini.
Non si tratta di allarmismo né di accuse personali. Si tratta di semplice prevenzione, di normale trasparenza e di assunzione di responsabilità pubblica, una qualità che troppo spesso fatica a emergere nel dibattito e nella gestione amministrativa contemporanea.
Esistono verifiche sullo stato di quelle coperture? Sono previsti interventi di messa in sicurezza o di bonifica? Chi tutela le persone che quotidianamente frequentano quell’area?
E allora la domanda resta, ed è tutt’altro che ironica: chi bonifica il Consorzio di Bonifica?




