Francesco Piobbichi: “Non seppelliteli come numeri. Ma come martiri”

Francesco Piobbichi: “Non seppelliteli come numeri. Ma come martiri”

Il mare restituisce in questi giorni corpi di un reato. Di un crimine contro l’umanità. Li adagia nelle coste delle spiagge siciliane e calabresi. Sapevamo noi, che urlavamo nel silenzio che erano migliaia i dispersi. Che dalla Tunisia sono stae mandate in mare decine e decine di imbarcazioni che non sono mai arrivate. Fino a che queste persone finiscono negli abissi la loro lontananza permette tutto. Di oltraggiarne persino il ricordo. Di gioire per la loro morte dietro uno schermo. Ma questi corpi martoriati dalle onde, dal tempo e dai pesci quando arrivano ci obbligano alla nostra umanità. Raccoglievo una storia qui ad Eranova qualche tempo fa che ha a che fare con quanto è successo in questi giorni. Durante la seconda guerra mondiale, sulle coste calabresi il mare restituiva molti corpi di soldati. E quando questi toccavano le spiagge c’erano delle donne che ogni alba li recuperavano, ne ricomponevano il corpo per dargli poi degna sepoltura. Non chiedevano il perché, nè chi fossero queste persone. Li consideravano esseri umani, e come tali li trattavano anche da morti.

Il loro era un gesto di umanizzazione che è alla base della nostra civiltà. Questi corpi oggi come allora ci obbligano alla degna sepoltura. Ma quando li seppelliremo non dimentichiamoci che queste morti non sono una tragedia provocata da un uragano, ma da una deliberata, feroce e cinica politica di morte dei governi europei in accordo con quelli del mediterraneo centrale. Di una frontiera che permette a noi di andare dove vogliamo e costringe queste persone alla via del mare perché non gli concede visti per viaggiare. Noi non sapremo mai se il governo tunisino pur sapendo che c’era un ciclone in arrivo abbia chiuso un occhio e lasciato partire più di trenta imbarcazioni, o se qualcuno addirittura li abbia spinti via per liberarsi di loro. Sappiamo però che mancano 30 barche piene di esseri umani all’appello e che nessuno ne ha parlato. Nessuno ha gridato all’emergenza. Sapete che vuol dire questo? Che per le autorità nazionali l’emergenza si pone quando i migranti arrivano vivi non se muoiono negli abissi.

E questo sterminio che ora tocca le nostre coste non è solo una prova di tutto questo, ma porta con se anche una ulteriore riflessione che mette i governi europei ed il nostro in primis con le spalle al muro. Mentre c’erano migliaia di corpi in mare uccisi dalle politiche dell’immigrazione l’Unione Europea votava un piano ancora più duro contro i migranti, ed il nostro governo gioiva, e rivendicava un pacchetto sicurezza che attaccava ancora una volta chi in mezzo al mare prova a salvare vite. Eccoli gli effetti della vostra propaganda. Venite a vederli su queste spiagge. No, non seppelliamo queste persone in lapidi senza nome. Ma come martiri. Martiri della libertà uccisi dalla violenza della frontiera dei governi europei.
Per questo, chiedo alla società civile calabrese e siciliana di mettere un simbolo su queste tombe e chiedere la mappatura del DNA delle vittime Senza nome. Di lottare perché venga messo.
Una piuma di libertà cinta da filo spinato che ricordi i martiri e gli assassini a chi in futuro passerà davanti a quelle lapidi.

Francesco Piobbichi

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS