
Il Carabiniere Battista Mastroianni non pensava alla morte, guardava al futuro e faceva progetti a lungo termine, pur avendo subìto un trasferimento non voluto
L’immagine che il brigadiere dei carabinieri Battista Mastroianni trasmetteva a tutti coloro che lo conoscevano è inconciliabile con quella di un suicida.
L’ottimismo, la voglia di vivere, la vitalità, il sorriso, la generosità che trasparivano dal volto, dalle parole e dall’atteggiamento di Battista non facevano pensare ad una persona depressa o che stesse covando l’intento di uccidersi.
Certo, era dispiaciuto per il trasferimento da Caulonia a Bovalino, impostogli dall’Arma dei Carabinieri e da lui subìto, ma lo stesso faceva progetti per il futuro.
Nelle chiacchierate con amici e conoscenti (e anche in alcuni messaggi vocali a me inviati nel mese di gennaio) parlava del futuro, di un ritorno in servizio presso la caserma di Caulonia, magari con un grado superiore, magari il prossimo anno.
Questo contrasto contribuisce, in paese, ad alimentare l’incredulità per la sua morte.
Un intero paese che ancora non riesce ad accettare che Battista non ci sia più e che sia scomparso in quel modo. E in questo quadro l’assenza di una verità ufficiale non aiuta. Nei capannelli per strada si continua a parlare di Battista, si avanzano dubbi, si esprime sconcerto. Ma anche rabbia.
E dolore.
Immenso, sconfinato, dolore.
Un dolore al quale bisogna rispondere con la verità su quel che è accaduto la maledetta notte del 31 gennaio.
