Omelia in ricordo di Battista Mastroianni

Omelia in ricordo di Battista Mastroianni

Omelia per le esequie del brigadiere
Battista Mastroianni
(Sambiase, 4 febbraio 2026)

Fratelli e sorelle,
oggi ci troviamo riuniti con il cuore pesante.
La morte di Battista ci lascia inermi, disorientati, senza parole sufficienti. Ci sono eventi che spezzano il respiro e fanno nascere domande alle quali non sappiamo rispondere. Oggi non siamo qui per spiegare tutto, perché non tutto è spiegabile. Siamo qui per affidare, per consegnare, per pregare.

Di fronte a una morte così, anche la fede cammina in punta di piedi. La fede non cancella il dolore, non lo nega, non lo addolcisce con frasi facili. La fede, però, ci assicura una cosa: non siamo soli, e Battista non è solo.

La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci ha detto:
“Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio.”
Non nelle mani del caso, non nelle mani del giudizio degli uomini, non nelle mani di un gesto estremo. Nelle mani di Dio.

Battista è stato un uomo, prima ancora che un carabiniere. Un uomo con una storia, con relazioni, con responsabilità, con fatiche visibili e invisibili. Ha servito lo Stato, ha indossato una divisa che chiede molto: lucidità, forza, equilibrio, presenza costante. Ma nessuna divisa rende invulnerabili, nessun ruolo mette al riparo dalle notti interiori, dalle stanchezze profonde, dai pesi che a volte si portano in silenzio.

La Bibbia non nasconde la fragilità dell’uomo. Anche i giusti conoscono la notte. Anche i forti si fermano stanchi lungo il cammino. Pensiamo al profeta Elia, che arriva a dire: “Basta, Signore”. Eppure Dio non lo rimprovera, non lo schiaccia, non lo giudica. Lo nutre, lo custodisce, lo rialza.
Questo è il Dio al quale oggi affidiamo Battista:
non un Dio che misura,
ma un Dio che comprende;
non un Dio che condanna,
ma un Padre che guarda il cuore.

Noi non conosciamo fino in fondo ciò che ha attraversato l’animo di Battista nelle sue ultime ore. Ma sappiamo una cosa: Dio conosce tutta la sua vita, non solo il suo ultimo istante. Conosce il bene seminato, il servizio prestato, la dignità del suo cammino. E davanti a Dio conta l’intera storia di una persona, non l’ultimo fotogramma.
Per questo oggi la Chiesa non pronuncia sentenze, ma innalza una preghiera. Non chiude una vicenda, ma apre un affidamento. Non indica colpe, ma consegna una vita alla misericordia.

A voi familiari, a voi colleghi, a voi amici, va una parola semplice ma vera: il dolore non va attraversato da soli. La tentazione del silenzio, della chiusura, dell’isolamento è forte, soprattutto in chi è abituato a reggere, a contenere, a non mostrare. Ma il Vangelo oggi ci ricorda che chiedere aiuto non è debolezza, è umanità. E prendersi cura gli uni degli altri è una responsabilità che nasce dall’amore e dal rispetto per la vita.

Gesù nel Vangelo dice:
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi.”
Non dice: “Venite solo se siete forti”.
Dice: “Venite così come siete.”
E allora oggi, Signore, veniamo a Te con la nostra stanchezza, con il nostro dolore, con le nostre domande.
Veniamo a Te con la vita di Battista, così com’è stata: complessa, vera, fragile e preziosa.
Accoglilo nella tua pace.
Dona consolazione a chi resta.
Insegnaci a vegliare gli uni sugli altri,
a non lasciare nessuno solo nella notte,
a credere che anche quando tutto sembra buio, Tu continui a tenere la nostra vita nelle tue mani.
Amen.

D. Vincenzo Ruggiero

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