A Caulonia serve una classe dirigente, non dei clown. Si imponga uno sforzo di complessità

A Caulonia serve una classe dirigente, non dei clown. Si imponga uno sforzo di complessità

Sono felice che la riflessione pubblicata ieri a firma di molti redattori di Ciavula abbia aperto un dibattito.

Quella posizione è stata contestata da Maria Grazia Dimasi, da Lucia Spanò e da Ilario Lucano, che hanno espresso un’opinione opposta alla nostra.

Mentre noi sosteniamo che sia meglio essere governati da un’amministrazione eletta, seppur non eccellente, piuttosto che da un commissario prefettizio, loro sostengono che nel caso di Caulonia il commissariamento sarebbe utile e necessario.

I toni del confronto nell’affermare la propria convinzione sono stati civili e le argomentazioni utilizzate sono state politiche ed elevate. Di questo li ringrazio, sinceramente. Hanno dimostrato che il dissenso, se espresso con solide argomentazioni, aiuta a costruire un dibattito consapevole. Il dissenso non deve necessariamente trasformarsi in rissa, come avviene ormai costantemente nei consigli comunali. Ma anche nel dibattito che segue i consigli comunali, altrettanto vomitevole.

E’ apparsa evidente la distanza tra i livelli di questo confronto e i toni e gli argomenti urlati del consiglio. In quel luogo si dovrebbe parlare di politica, ma si trascende continuamente negli attacchi personali. E la responsabilità non è di una sola parte, è collettiva.

Bisognerebbe avere la forza di mettere un punto e di ripartite da una consapevolezza, che la politica è complessità, non è tifo.

Quando ho voglia di tifare guardo le partite della Juventus, che ultimamente non offre grande consolazione. Quando guardiamo alla politica cauloniese, noi che ne siamo esterni, che non siamo al centro degli avvenimenti e delle polemiche che portano inevitabilmente anche a comprensibili reazioni istintive ed emotive, possiamo provare a farlo quello sforzo di complessità, dobbiamo scegliere di non essere tifosi. E possiamo provare a guardare oltre.

Anche i bambini imparano presto che il bene e il male non esistono in senso assoluto. Chi è coinvolto nella contesa politica invece spesso finisce a ragionare per senso di gruppo e di fazione. Forse è persino inevitabile.

Venticinque anni fa quel che mi diceva il compagno Fausto Bertinotti, una delle menti più lucide della sinistra italiana contemporanea (e oggi infatti bistrattato dalla sinistra ridicola che ci ritroviamo) per me era legge, era verità, era illuminazione. La sua opinione diventava la mia opinione, per partito preso. Se lui indicava un avversario per me quello era l’avversario. Ero ideologico, nel senso peggiore del termine. Ideologico come lo intendeva la meravigliosa Oriana Fallaci, altra mente eccellente che la sinistra cieca ha consegnato ad una destra che non la comprenderà mai ma che l’ha strumentalizzata per alimentare un infame scontro di civiltà.

Oggi preferisco formarmi personalmente un’opinione, confrontandomi con gli altri e spesso indagando posizioni lontane da quelle della sinistra ufficiale, che infatti mi ritiene eretico. Ma non me ne lamento, mi piacciono gli eretici.

Vittorio Feltri con le sue sparate spesso mette a seria prova il mio essere civile. Eppure ho anche comprato e letto dei suoi libri, tra lo sgomento di certi Compagni scandalizzati. E in mezzo a una marea di opinioni che mi hanno causato persino ribrezzo, ho trovato anche qualcosa su cui riflettere. Ognuno di noi cresce quando si confronta con chi la pensa diversamente. Ma è molto più comodo e confortevole restare tra quelli che la pensano come te. È rassicurante. E anche molto meno faticoso. Però è solo quando ti avvii verso la strada della complessità che allarghi il tuo sguardo. Che impari. Che cambi. Che cresci culturalmente.

Quando provi a seguire la strada della complessità a Caulonia invece quel che i tifosi affermano è: “Tizio sta con l’amministrazione” oppure “Tizio sta con l’opposizione”. E ancora “Tizio difende il consigliere X” o “Tizio attacca il consigliere Y”. E’ accaduto anche ieri.

Ciavula sostiene che avere un’amministrazione sulla quale la cittadinanza può esercitare legittime pressioni democratiche per fargli cambiare rotta piuttosto che un commissario che alla cittadinanza non risponde sia preferibile? Allora Ciavula sta con Cagliuso e giustifica Lancia, dicono i tifosi. Tra questi non ci sono stati né Maria Grazia, né Lucia, né Ilario, che hanno fatto lo sforzo di complessità che sto richiedendo a me stesso prima che agli altri. Ma i tifosi della politica hanno reagito esattamente come ci aspettavamo. Lo avevamo previsto e infatti avevamo scritto una premessa al nostro articolo. Perché era facile prevedere la reazione di chi pur avendo 86 miliardi di neuroni si limita ad utilizzarne un paio. Oggi vincono loro, quelli che pensano in maniera elementare.

Un pensiero semplice, amico-nemico, buono-cattivo, con me o contro di me. Praticamente Trump o Salvini. Che hanno successo perchè molti ragionano come loro. Le conseguenze sono guerra e odio. Ma se prevalgono torneremo alle clave.

Allora forse bisogna sforzarsi di pensare in maniera più articolata. Relegare il tifo allo sport. La politica si occupa di questioni complesse, necessita di ragionamenti meno elementari. Altrimenti il consiglio comunale di Caulonia, che ha già toccato il fondo in più di un’occasione, comincerà a scavare.

Un collega giornalista in questi giorni ha scritto sui social che negli altri comuni ci ridono dietro. È questo che vogliamo essere? Oggetto di derisione? Le dirette del consiglio comunale le guardano ormai anche persone che risiedono in paesi diversi da Caulonia. Più di uno mi ha detto che il consiglio comunale è meglio del circo. Che dovremmo fare pagare il biglietto al pubblico. Che andrebbe guardato sgranocchiando i pop corn. E’ umiliante. È questo che vogliamo essere? Maggioranza e minoranza, è davvero questo che vogliamo essere? O la smettiamo con le cazzate e torniamo al confronto vero piuttosto che all’annientamento dell’avversario?

Quando si colpisce basso un avversario gli facciamo male. Ma non resta inerme. Poi si rialza e reagisce cercando di annientare chi lo ha aggredito in un circolo vizioso che si autoalimenta come una spirale. Colpire gli altri significa colpire noi stessi.

Ilario Ammendolia ha lanciato l’allarme in questo articolo che invito tutti a leggere o rileggere.

Evidentemente è rimasto inascoltato. E se il suo messaggio non ha raggiunto nessuno, figuriamoci se può farlo il mio, che non ho un’unghia della sua autorevolezza e della sua esperienza.

Ma lo stesso mi sento di farlo, forse per fare un favore alla mia coscienza e dirmi che almeno ci ho provato.

Sul serio, dovremmo smetterla di dare retta ai seminatori di odio che da anni avvelenano i pozzi. A chi insulta invece di argomentare politicamente. A chi fa agguati mascherati da buone intenzioni.

Basta. Basta. Basta.

Il consiglio comunale non è il circo.

Ci serve una classe dirigente, non dei clown.

Immagine evidenza “Designed by Freepik”

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