Guerra in Medio Oriente, Codici: “Carburanti in forte aumento, i consumatori pagano il prezzo di tensioni e speculazioni”

Guerra in Medio Oriente, Codici: “Carburanti in forte aumento, i consumatori pagano il prezzo di tensioni e speculazioni”

Inflazione attesa fino all’1,2% già a marzo, prezzi in crescita per le famiglie tra i 20/40 euro mensili

L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran sta già producendo effetti pesantissimi sui mercati energetici internazionali e, come purtroppo avviene sempre più spesso, a pagarne le conseguenze immediate sono i consumatori italiani. Le tensioni geopolitiche nell’area mediorientale, crocevia strategico per la produzione e il transito di petrolio e prodotti raffinati, stanno infatti alimentando una nuova ondata di rincari dei carburanti, destinata con ogni probabilità ad aggravarsi nelle prossime settimane.

Secondo i dati più recenti elaborati sulla base delle comunicazioni dei gestori all’Osservaprezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self service ha raggiunto 1,749 euro al litro, mentre il diesel self è salito a 1,875 euro al litro, con incrementi molto rapidi rispetto alle rilevazioni dei giorni precedenti. Ancora più elevati risultano i prezzi in modalità servita, con la benzina che si attesta in media a 1,883 euro/litro e il diesel che supera ormai la soglia psicologica dei 2 euro al litro, arrivando a 2,004 euro/litro.

A spingere ulteriormente i prezzi sono anche gli aumenti applicati direttamente dagli operatori del settore. Eni ha ritoccato i prezzi raccomandati di 2 centesimi sulla benzina e 5 centesimi sul diesel, IP ha aumentato di 5 centesimi entrambi i carburanti, Tamoil di 2 centesimi la benzina e 4 centesimi il diesel, mentre Q8 ha incrementato di 3 centesimi la benzina e 5 centesimi il diesel.

In altre parole, l’aumento dei carburanti si traduce inevitabilmente in inflazione importata e perdita di potere d’acquisto per le famiglie, aggravando ulteriormente una situazione economica già resa difficile dall’aumento del costo della vita.

Secondo le elaborazioni economiche basate sulla struttura dei costi della filiera agroalimentare e sull’incidenza dei trasporti nel sistema distributivo, un incremento dei carburanti compreso tra il 2% e il 3% può determinare nel breve periodo un aumento dei prezzi dei beni alimentari compreso tra lo 0,5% e l’1,5% entro la fine del mese di marzo.

In particolare, i primi rincari potrebbero riguardare soprattutto prodotti ortofrutticoli freschi; prodotti lattiero-caseari; carne e prodotti della filiera zootecnica; prodotti alimentari a forte componente logistica, come pane e derivati dei cereali.

Le stime indicano che, qualora la dinamica dei carburanti dovesse mantenersi sui livelli attuali o addirittura aggravarsi a causa dell’instabilità geopolitica nell’area mediorientale, la spesa alimentare delle famiglie italiane potrebbe aumentare entro fine marzo di circa 20–40 euro mensili per nucleo familiare medio.

Si tratta di una dinamica particolarmente preoccupante perché l’aumento dei prezzi dei beni alimentari colpisce soprattutto le fasce più vulnerabili della popolazione, incidendo in modo diretto sul potere d’acquisto e sulla capacità di sostenere le spese essenziali.

Se il conflitto dovesse proseguire o intensificarsi, il rischio concreto è quello di assistere nelle prossime settimane a un ulteriore effetto domino sui prezzi dei beni di largo consumo, con un aggravamento dell’inflazione e nuove difficoltà per le famiglie italiane.

Foto di engin akyurt su Unsplash

Francesco Serangeli Ufficio Stampa CODICI Centro per i Diritti del Cittadino ETS

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