Marina di Gioiosa, Daniele Albanese scrive al sindaco Femia: “No allo spostamento del CSM”

Marina di Gioiosa, Daniele Albanese scrive al sindaco Femia: “No allo spostamento del CSM”

Le scrivo spinto dalle riflessioni nate a margine del recente convegno
per la presentazione dell’evento “per le vie del cioccolato”,
organizzato sapientemente e in modo impeccabile dall’associazione
Marinamo. Durante l’interessante dibattito ho ascoltato con sincero
apprezzamento le Sue parole in merito all’importanza della salute
mentale e le sue ripercussioni nel benessere della comunità.
È stato un momento di grande spessore che ha giustamente messo in
luce come il benessere psicologico sia una componente
imprescindibile della salute pubblica e della dignità della persona.
C’è un paradosso stridente peró nel lodare l’importanza del benessere
psichico durante un evento pubblico e, contemporaneamente, restare
in silenzio o non muovere un dito mentre i servizi essenziali vengono
smantellati sotto i nostri occhi. Per intenderci la questione CSM.
La salute mentale, caro sindaco, non è un tema da salotto o un
argomento utile a riempire un comunicato stampa, ma una necessità
che si difende con le unghie e con i denti quando i presidi del territorio
vengono messi in discussione, poiché non si può essere paladini della
salute a parole e spettatori passivi nei fatti.
Nell’ultimo consiglio comunale è stato annunciato, con estrema
facilità e tranquillità il possibile trasferimento del centro di salute
mentale presso il comune di Locri.
Questa battaglia per il CSM ha radici profonde che forse qualcuno ha
dimenticato: in passato, questo presidio è stato tenuto in vita non solo
dalle delibere, ma dal sacrificio fisico di rappresentanti istituzionali e
semplici cittadini che si sono rimboccati le maniche, arrivando a
prestare persino il proprio lavoro manuale pur di garantirne la dignità
e la permanenza. Sarebbe un peccato imperdonabile, oltre che
un’offesa alla nostra storia recente, rendere vani quei sacrifici e quella
dedizione che hanno visto la comunità unirsi fisicamente per difendere
un diritto fondamentale. Veder sparire oggi ciò che è stato costruito
con tanta fatica, nel silenzio di chi dovrebbe guidare la resistenza, è un
segnale di resa che il nostro territorio non merita.

La mia non vuole essere una critica fine a se stessa, ma un richiamo
alla coerenza e al rispetto per la memoria collettiva.
Credo sia arrivato il momento di passare dai convegni alle azioni
concrete, perché i cittadini che soffrono non traggono sollievo dalle
belle parole, ma dalla presenza dei medici e degli uffici sul territorio.
Se l’Amministrazione intende davvero fare della salute mentale una
priorità, deve dimostrarlo ora, opponendosi fermamente a questa
spoliazione sanitaria.
Da parte mia, nonostante l’amarezza per questo silenzio istituzionale,
confermo la totale disponibilità a dare una mano e a collaborare in
ogni modo possibile, mettendo a disposizione tempo e competenze
affinché questo presidio non diventi l’ennesimo ricordo di ciò che il
nostro paese ha perso.
Resto in attesa di vedere se alla nobiltà delle parole seguirà finalmente
la forza e la concretezza dei fatti.

Con osservanza,
Prof. Daniele Albanese

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