Giovanni Maiolo sul Memorandum Italia-Israele: “Il silenzio degli amministratori non è neutralità, è complicità”

Giovanni Maiolo sul Memorandum Italia-Israele: “Il silenzio degli amministratori non è neutralità, è complicità”

Maiolo aderisce all’appello della Freedom Flotilla: “Non rinnovare il Memorandum Italia-Israele sulla difesa”

Il Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Caulonia si unisce alla richiesta di diffida al Governo italiano affinché non rinnovi l’accordo di cooperazione militare in scadenza il 13 aprile 2026.

Giovanni Maiolo, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Caulonia, ha firmato e condiviso l’appello promosso da Freedom Flotilla Italia per chiedere al Governo italiano la rinuncia formale a rinnovare il Memorandum d’intesa con Israele in materia di cooperazione nel settore della difesa, in scadenza il 13 aprile 2026.

L’accordo, firmato nel 2003 e ratificato nel 2005, disciplina forme di cooperazione tecnica e operativa tra i due Paesi, incluse attività di scambio, addestramento e collaborazione militare. In assenza di un’esplicita denuncia, il Memorandum si rinnoverà tacitamente alla scadenza.

Le parole di Maiolo: “Ho aderito a questo appello in quanto amministratore pubblico, ma prima ancora come cittadino e come essere umano. Ciò che accade a Gaza da mesi — il numero di civili uccisi, la distruzione sistematica di ospedali, scuole, luoghi di culto, l’interruzione di acqua, cibo e medicine — non può lasciare indifferenti chi ha responsabilità istituzionali, a qualsiasi livello esse siano esercitate.

La nostra Costituzione, all’articolo 11, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Non si tratta di un enunciato retorico: è un impegno che vincola lo Stato italiano — e quindi ogni suo rappresentante — a operare concretamente per la pace. Rinnovare tacitamente un accordo di cooperazione militare con un Paese contro il quale la Corte internazionale di giustizia ha aperto procedimenti per violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario significherebbe tradire questo mandato costituzionale.

Un piccolo Comune del Sud Italia non ha potere sulle scelte di politica estera. Ma ha la voce. E ha il dovere di usarla. La cultura, di cui ho la responsabilità in questa amministrazione, è fatta anche di coraggio civile: il coraggio di dire che alcune cose non vanno, che la vita umana è sacra a prescindere dalla nazionalità, e che il silenzio degli amministratori pubblici di fronte a ciò che accade non è neutralità, ma complicità.”

Maiolo motiva la propria adesione su tre piani distinti ma convergenti:

  • Ragioni umanitarie. Il genocidio in corso a Gaza, con decine di migliaia di vittime civili documentate e un blocco degli aiuti internazionali denunciato da organismi ONU e organizzazioni non governative, costituisce una catastrofe di proporzioni storiche. Qualsiasi forma di cooperazione militare con il Governo israeliano rischia di rendersi strumento — anche indirettamente — di tale catastrofe.
  • Ragioni giuridiche e costituzionali. L’articolo 11 della Costituzione italiana impone allo Stato di promuovere la pace e il diritto internazionale. La Corte internazionale di giustizia ha emesso misure cautelari nei confronti di Israele nell’ambito di un procedimento per genocidio. Il rinnovo di un accordo di cooperazione militare in tale contesto non può essere considerato compatibile con gli obblighi costituzionali e internazionali dell’Italia.
  • Ragioni istituzionali e democratiche. Il rinnovo tacito di un accordo di tale portata, senza un dibattito parlamentare e senza trasparenza pubblica, contrasta con i principi democratici sanciti dalla Costituzione, in particolare con l’articolo 21 — che garantisce la libertà di espressione e il diritto dei cittadini all’informazione — e con il principio di responsabilità politica degli organi di governo.

La condanna di Maiolo si estende esplicitamente alle operazioni militari israeliane in corso in Libano nelle ultime ore. L’8 aprile 2026 l’aviazione militare israeliana ha condotto la più intensa ondata di raid dall’inizio del conflitto, colpendo circa cento obiettivi in soli dieci minuti tra Beirut, la Valle della Beqaa e il Libano meridionale. Gli attacchi hanno causato almeno duecento morti e mille feriti tra la popolazione civile, tanto da indurre il governo libanese a proclamare una giornata di lutto nazionale.

Sul piano diplomatico, mentre Washington e Teheran hanno concordato una tregua bilaterale di quattordici giorni, il Libano è rimasto escluso da ogni forma di cessate il fuoco. Il capo di stato maggiore delle forze israeliane ha dichiarato esplicitamente che Israele «è in stato di guerra, non in cessate il fuoco» nel Libano meridionale.

Particolarmente grave, agli occhi di Maiolo, è quanto accaduto al contingente italiano. Un convoglio Unifil chiaramente identificabile ha ricevuto colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano, suscitando la ferma condanna della Presidente del Consiglio Meloni e la convocazione dell’ambasciatore israeliano a Roma da parte del Ministro Tajani.

«Se persino il Governo italiano — che non si è certo distinto per posizioni critiche verso Israele — ha dovuto condannare pubblicamente questi episodi come “del tutto inaccettabili” e “in palese violazione della risoluzione 1701 dell’ONU”, questo dovrebbe far riflettere chiunque sulla natura di ciò che sta accadendo. Un Paese che bombarda zone densamente abitate, che ha dichiarato l’intenzione di occupare una parte del territorio libanese e di trasferire con la forza centinaia di migliaia di persone, e che prende di mira i caschi blu delle Nazioni Unite, non può essere il partner di un accordo di cooperazione militare con l’Italia repubblicana e costituzionale. Non adesso. Non così.»

L’appello, indirizzato al Ministro degli Affari Esteri, al Ministro della Difesa e al Presidente del Consiglio, chiede esplicitamente:

  • il mancato rinnovo alla data del 13 aprile 2026 del Memorandum;
  • la comunicazione pubblica e trasparente della decisione da parte del Governo;
  • l’assunzione esplicita di responsabilità politica, istituzionale e giuridica per l’eventuale prosecuzione dell’intesa.

Giovanni Maiolo precisa che la propria adesione avviene a titolo personale e come atto di coscienza civile, in piena coerenza con i valori di pace, giustizia e dignità umana che ispirano la sua azione amministrativa e culturale per il Comune di Caulonia.

Caulonia è una piccola comunità del Sud Italia, ma la voce dei suoi amministratori non è meno legittima di quella di chiunque altro quando si tratta di chiedere pace, dignità e rispetto della vita umana. Nei giorni scorsi alcuni rappresentanti delle organizzazioni promotrici della Flotilla sono stati a Caulonia, che deve essere casa di chiunque si batta per i diritti umani, in qualunque parte del mondo.

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