
Sottosegretari in Calabria, Tridico: “Golpe istituzionale contro la volontà popolare. Occhiuto pensa alle poltrone”
«La Calabria è ultima in Italia per sanità, infrastrutture, lavoro, servizi. I giovani emigrano a frotte. Gli ospedali collassano. Le strade uccidono. Occhiuto governa da anni e il bilancio è sotto gli occhi di tutti: una regione che arretra, immobile nel degrado. Eppure, in questo scenario da bollettino di guerra sociale, Occhiuto individua la sua priorità: creare due sottosegretari su misura per abbeverare il suo cerchio magico nella spartizione delle poltrone.
Questa pseudo riforma si basa sulla legge regionale 3 marzo 2026, n. 9, che ha ridisegnato i vertici della cittadella regionale prevedendo l’allargamento del numero degli assessori in Giunta e l’istituzione di due figure di sottosegretario alla Presidenza. Fin qui, una scelta discutibile ma tecnicamente legittima se il percorso fosse stato quello previsto dalla Costituzione.
E invece no. L’articolo 123 prevede per gli statuti regionali un iter di approvazione aggravato. Le modifiche statutarie devono essere pubblicate, attendere il termine per l’eventuale richiesta di referendum popolare, e solo dopo possono essere promulgate. Questo è il presidio democratico che il Costituente ha voluto a tutela dei cittadini.
Occhiuto, invece, lo ha aggirato. Ha modificato la legge regionale sul referendum — la cosiddetta legge n. 8/2026 del 25 febbraio — per escludere dalla consultazione popolare le revisioni statutarie definite “organizzative” o di “adeguamento a norme nazionali”, facendo in modo che questa sua “riforma” rientrasse esattamente in questa categoria
Un espediente chiuso in casa propria, con proprie regole, scritte ad hoc.
Tra l’altro, ad un costo esorbitante per le tasche dei contribuenti. Quattrocentomila euro l’anno — ridotti da quasi un milione solo grazie alla pressione delle opposizioni — per due figure il cui compito si esaurisce nel “coadiuvare” il presidente, come se non bastasse la pletora di consulenti di cui si circonda. Oltre 14mila euro mensili ciascuno. In una regione in cui si cedono quasi 15 milioni di euro di fondi di coesione, dedicati quindi all’infrastrutturazione della regione, alla lotta alle disuguaglianze, per alimentare il capitolo “difesa”, celata sotto le spoglie della protezione civile. In Calabria si taglia sulla salute, sulla scuola, sul futuro dei giovani, ma si trova sempre il modo di non tagliare le poltrone. Un modus operandi che la dice lunga sull’Occhiuto style.
Per questi motivi, come intergruppo di opposizione — che ringrazio per il buon lavoro e le battaglie che stanno conducendo a difesa dei diritti dei calabresi — abbiamo deciso di depositare formale richiesta per avviare l’iter referendario. Su scelte di questa rilevanza deve essere assicurata la massima partecipazione democratica, restituendo centralità alla volontà popolare. Sono tra i promotori di questa vertenza e la sosterrò fino in fondo.
Le regole non si piegano alla convenienza di chi governa. La Calabria non è il feudo personale di Occhiuto, il Consiglio regionale non è il suo ufficio di collocamento e calabresi non sono comparse. Hanno il diritto di dire la loro. E lo faranno. Difenderemo questa battaglia in ogni sede. Democratica, politica e, se necessario, costituzionale». È quanto dichiara Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, già candidato alla presidenza della Regione Calabria, a nome dell’intergruppo consiliare di opposizione.
Ufficio stampa – Pasquale Tridico
