
Barbara Panetta: “Farmacie chiuse e guardie mediche fantasma, nella Locride curarsi è sempre più un’odissea”
di Barbara Panetta
Nella Locride, curarsi è sempre più un’odissea.
Dopo l’orario di chiusura delle farmacie, trovare un farmaco diventa una caccia al tesoro: le farmacie di turno spesso non rispondono al telefono, risultano irraggiungibili o ti avvertono che se sulla ricetta non c’è scritto “urgente” è inutile anche chiamare.
Le guardie mediche? Spesso non rispondono. Nonostante ore di tentativi.
Quelle che riesci a reperire non hanno medicinali.
Nemmeno quelli di base. Bentelan, Rocefin. Farmaci essenziali.
Io ho insistito per oltre un’ora prima che una farmacia di turno mi aprisse per poter fare una puntura a mia madre. Ce l’ho fatta. Ma mi chiedo…chi non può insistere? Chi ha un’urgenza ancora più grave? Chi si stanca, chi non ha mezzi, chi è solo?
Qui la medicina territoriale non esiste ed è gravissimo perché la medicina territoriale è l’unico vero argine al collasso dei pronto soccorso che infatti sono sovraffollati, sotto organico e -paradossalmente- senza attrezzature e spesso anche loro senza medicine. Mi è capitato personalmente, qualche tempo fa, che un farmaco prescritto dal medico del Pronto Soccorso non fosse disponibile nemmeno lì, costringendo l’infermiere a usare un sostituto “al ribasso”.
Il problema non è “dare più soldi ai medici”.
Il problema è l’assenza totale di una visione, di un piano di organizzazione, di una struttura funzionante.
Il problema è che un servizio essenziale viene lasciato all’improvvisazione.
Le farmacie di turno, se tali devono essere, devono essere reperibili subito, sempre, senza se e senza ma.
Le guardie mediche devono essere rintracciabili ed essere fornite del necessario per intervenire.
La salute non può dipendere dalla fortuna, dalla testardaggine o dalla resistenza fisica di chi cerca aiuto.
Il diritto alla salute, qui, è negato!
E non è accettabile. Non è normale. Non è degno di un Paese civile.
Un ringraziamento affettuoso al dottore Carabetta che ha visitato mia madre a tarda sera e alla dottoressa Mulè che ad un orario improponibile si è resa disponibile. Oltre che a mia zia per aver allungato la sua giornata in attesa che io arrivassi con i farmaci per fare la puntura a mamma e alla signora Rosetta che mi ha donato i farmaci che aveva in casa per sopperire all’assenza di altre soluzioni.
La rete sociale e umana regge ancora a queste latitudini e ci aiuta a resistere davanti allo scempio!
