Il lettore Werner Wies: “Da Maietta al Lungomare, a Caulonia servono lungimiranza e progetti sostenibili”

Il lettore Werner Wies: “Da Maietta al Lungomare, a Caulonia servono lungimiranza e progetti sostenibili”

di Werner Wies

In questo momento i nostri pensieri vanno soprattutto a coloro che a Caulonia, in tutta la Calabria e altrove soffrono condizioni climatiche estreme. Ma, vedendo quanto le persone siano brave a pubblicare video e commenti sui disastri, mi pare che questo non sia solo il momento della solidarietà, ma anche quello della riflessione.
Alla luce dell’aumento dei fenomeni meteorologici estremi, non sono più sufficienti i lamenti, le vuote dichiarazioni politiche e le proteste spesso volte principalmente a salvaguardare la sopravvivenza economica. Anche a Caulonia è necessario discutere seriamente e attuare rapidamente, e con lungimiranza, progetti sostenibili per la protezione dei cittadini, del patrimonio culturale e dell’ambiente, dalla Maietta al Lungomare.

Per quanto riguarda il Lungomare, nel 2017 ho scritto quanto segue:
«Non è il mare che danneggia e fa crescere l’erosione. Il colpevole è l’ignoranza e la fame insaziabile dell’uomo di ricchezza e comodità, e la sua incrollabile convinzione di poter realizzare tutto ciò con catrame e cemento.
IL LIVELLO DEL MARE STA AUMENTANDO. È ORA DI RIDARE AL MARE IL SUO SPAZIO.

Caulonia è posta tra due fiumi che, insieme al mare, portano abbastanza sabbia per una ricostruzione naturale e sostenibile della spiaggia.
Il fortissimo riflusso dell’acqua del mare, che violentemente batte contro il muro, invece di portare sabbia sta erodendo la spiaggia, trascinando massi di sabbia e terra dentro il mare e, nel prossimo futuro, anche le case situate troppo vicino alla riva. È una logica che non ha bisogno di una laurea.
L’alternativa per Caulonia sarebbe il ripristino dello stato antecedente della zona tra ferrovia e mare, con il trasferimento degli abitanti locali in aree sicure del paese. In questo luogo, sotto il livello del mare, sia per motivi tecnici sia per quelli ambientali, non avrebbe mai dovuto essere costruito neanche un lungomare.
Secondo me, allora, bisogna costruire una diga al livello della ferrovia, con sopra il lungomare, chiuso ad auto e moto di ogni genere (escluse consegne e servizi), con una gastronomia, aree per lo sport e parchi giochi: una diga naturale enorme, con una lunga discesa verso il mare e, al suo piede, aree balneari. Una diga costruita sulle macerie delle case e del lungomare che da decenni servono soltanto alla distruzione e all’erosione sempre più pericolosa della costa cauloniese. Una diga che protegga anche la ferrovia.
Inoltre, ci serve un autosilo centrale con una capacità sufficiente, sul terreno tra la SS106 e la sua parallela, con un ponte che colleghi l’autosilo con la diga/il lungomare: un ponte solo per pedoni, biciclette e un servizio shuttle che porti i visitatori che non hanno voglia di camminare o che sono disabili sulla diga, sul lungomare e sulla spiaggia.
Però, a Caulonia, il sogno di una vita sana in sintonia con un ambiente intatto rimane un sogno finché il paese resta bloccato tra lamento, egoismo, ignoranza politica e scoraggiamento nell’andare controcorrente, soprattutto contro quel vizio di andare in macchina ovunque per motivi di pura pigrizia e comodità.

Noi, sul Mare del Nord, abbiamo un mare tante volte più dannoso del Mar Mediterraneo. I nostri vicini, gli olandesi, sono tra i più capaci costruttori di sistemi protettivi con materiali naturali contro l’erosione e per la bonifica di terreni sottratti al mare. Lì la diga, il lungomare e la spiaggia sono raggiungibili solo a piedi. Si lascia l’auto nei parcheggi a pagamento del paese, a poche centinaia di metri dalla diga.
So che la situazione non è paragonabile al 100%, ma invito l’amministrazione di Caulonia a visitare l’Olanda per imparare qualcosa.
Secondo me, Caulonia, con la sua posizione tra due fiumi e con una corrente marina difficile, è predestinata a un grande progetto di protezione costiera da prendere a modello per tutta l’Italia.
Per realizzare un tale futuro ci vogliono visioni e visionari e, soprattutto, un accordo politico per un Lungomare integrato in un concetto urbanistico, invece di costruire senza metodo e senza rispettare le regole della natura: un piano che punti sulla moderazione del traffico, sulla sicurezza e sulla salute dei cittadini e sulla protezione dell’ambiente e del patrimonio prezioso.»
Scritto quasi un decennio fa, ma oggi vale ancora di più.

Per quanto riguarda il borgo e il quartiere Judeca-Maietta, con i suoi cantieri che più che offrire soluzioni rappresentano un pericolo, ho presentato due mesi fa al Comune una lettera di allarme con un piano di lavoro. Un piano che descrive in 16 punti gli interventi più urgenti, soprattutto per proteggere case e persone da ulteriori e pericolosi fenomeni di erosione e degrado. Finora nulla di tutto ciò è stato realizzato o mi è stato confermato come in fase di realizzazione. Che gioco indegno con i bisogni esistenziali dei cittadini!
Qui i diritti degli abitanti e delle persone come noi, che investono nel loro paese, vengono semplicemente calpestati. Non c’è alcun aiuto né per coloro che, per motivi di salute, non riescono più a percorrere vie e scalinate dissestate, né per coloro le cui case sono sempre più inaccessibili e rischiano di crollare. Niente spiegazioni, niente proteste significative, silenzio assoluto, interrotto soltanto dal rumore delle burrasche rovinose.
Spesso siamo soprattutto noi, figli e parenti degli emigrati, i cosiddetti “non residenti”, a non mollare, a combattere contro l’inerzia politica e amministrativa che ci circonda, a credere e a investire a Caulonia perché è lì che vogliamo passare la nostra terza età. Diamo il nostro contributo a mantenere viva Caulonia, ma non veniamo ascoltati né visti. Anche le nostre esperienze all’estero non contano nulla. Veniamo derisi e puniti con disprezzo quando, con decisione, prendiamo la parola e afferriamo la pala per salvare il salvabile. Nessun gesto di stima da parte delle autorità del paese.

Ci sembra di essere puniti un’altra volta per il fatto che i nostri genitori siano stati costretti a lasciare la loro patria, senza poter tenere conto delle sensibilità dei propri figli. Proviamo una sofferenza moltiplicata che ci fa piangere e che non ha pari, ma che è paragonabile a quella che Madre Natura, in questo momento, deve provare quando è costretta a entrare in guerra contro le sue stesse creature, gli esseri umani. Un conflitto impietoso, però l’unica guerra giusta in questi tempi bellicosi!
E così siamo qui, all’estero, e dobbiamo assistere impotenti e pieni di rabbia alla distruzione di ciò che fa parte della nostra vita, in un paese che non è più in grado di affrontare i disastri che continua a causare e che sembra aver deciso di considerare il disastroso camminare in retromarcia come la norma.
Tuttavia, saremo noi le querce resistenti che vi freneranno e che non riuscirete mai ad abbattere.

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