Dalla Shoah a Gaza: memoria, silenzi e nuove forme di dominio

Dalla Shoah a Gaza: memoria, silenzi e nuove forme di dominio

di Pasquale Aiello

Per non dimenticare. Era questo il fine della risoluzione ONU del 2005 che istituiva la giornata della memoria. Purtroppo, però, il mondo ha dimenticato da tempo. Altrimenti il genocidio di Gaza, a opera di quegli stessi ebrei che avrebbero dovuto essere i primi a ricordare e non dimenticare, non sarebbe avvenuto. Anche se non può essere un parallelo, in ciò che è stato e quello che sta succedendo si possono ravvisare analogie. Pur con il massimo rispetto per l’olocausto degli ebrei durante il nazifascismo, sicuramente non sarà un torto se in questa giornata si porrà con evidenza la condanna degli ‘ebrei non ebrei’ di oggi del governo d’Israele e i suoi sostenitori, per il genocidio nei confronti del popolo palestinese.

Non più solo una commemorazione dunque, ma soprattutto una forte denuncia contro il colonialismo e la disumanizzazione dei popoli, che oggi più che mai sono incarnati dal genocidio di Gaza per mano dei nazisionisti d’Israele. E mentre continua il massacro, la propaganda volge lo sguardo solo a Gaza futura, alla ricostruzione e riedificazione, magari dopo avere seppellito milioni di metri cubi di macerie in fondo al mediterraneo con buona pace anche dell’ambiente. Le piazze e i comitati proPal esistono ancora, forse con meno visibilità, ma tanti politici che fino a poco tempo addietro sembrava fossero interessati alle sorti palestinesi, sono tornati a cazzeggiare sugli scranni di un parlamento italiano arido e indifferente ma sveglio e vigile, quando si tratta di fare gli interessi delle lobby e quelli di parenti e amici. Sulla questione palestinese un silenzio gelido e complice che sostiene, fin dall’inizio, l’azione imperialista, specie in Cisgiordania dove la mafia dei coloni continua indisturbata a occupare terra e costruire case con l’autorizzazione del governo nazisionista israeliano.

Intanto a Davos, sulle alpi svizzere, anche in questo principio di 2026 è andato in scena il consueto talkshow dei maggiori leaders politici mondiali, vertici industriali delle multinazionali e soprattutto rappresentanti delle istituzioni che dovrebbero tutelare il diritto internazionale. Tutto sotto la presidenza di Black Rock,il più grande amministratore di risparmi al mondo. Una accozzaglia di oligarchi cialtroni che disegnerà il nuovo mondo, un salotto impregnato dall’acre odore dell’imperialismo dove è stato presentato il progetto “New Gaza”, un obbrobrio urbano con grattaceli, alberghi, resort e divertimenti per ricchi viziati, in una terra teatro di un genocidio dove ancora si continuano ad uccidere i nativi della Palestina portando avanti il progetto della pulizia etnica.

La novità del raduno è il lancio del ‘consiglio della pace’, ennesimo inganno sulla pelle dei popoli oppressi, proposto dagli stati uniti e strombazzato dall’ego smisurato e diabolico del ‘grande capo ciuffo giallo’. Una invenzione strategica geopolitica che mira, sostanzialmente, a ridimensionare l’ONU e magari, mediante un procedimento guidato dai soliti padroni yankee, sostituirla per stabilire il nuovo corso della Palestina, ma anche per elaborare le linee del futuro governo mondiale in scenari di instabilità economica, sociale e politica. Un apparato che per nulla tiene in considerazione l’autodeterminazione del popolo di Palestina. In realtà si basa su un connubio tra imperialismo e capitalismo con attori che hanno in mano le multinazionali del cemento, delle armi e della finanza e con un ruolo di facciata riservato a un gruppo sociopolitico palestinese prevalentemente tecnico, probabilmente verificato da Israele e disconnesso dalla realtà vera di Gaza che parlerà verosimilmente il linguaggio dei coloni locali.

Una struttura, il ‘consiglio della pace’, per sostituire la politica con la tecnocrazia nel tentativo di piegare Hamas, mettere al bando la resistenza e gestire al meglio gli investimenti ma anche dirigere la nuova apartheid palestinese. Il meccanismo di partecipazione al ‘board of peace’, così lo chiamano in Italia gli innamorati dell’americanese’, denota tratti bizzarri e stravaganti per cui i membri che pagheranno un miliardo di dollari non avranno ‘scadenza’ e saranno titolari del diritto di voto decisionale al tavolo della spartizione, mentre gli altri potranno, per tre anni, esprimere solo parere consultivo se sarà loro richiesto. Tradotto con parole semplici, la questione palestinese la si spoglia del carattere umanitario, si dissimulano le scelte politiche colonialiste che hanno prodotto tutto ciò e le si cuce addosso un vestito fatto di affari e profitto, plasmando così la diplomazia a semplice mercificazione. Un protettorato, nel tentativo crudele di continuare nel fine ultimo dell’annientamento, passando per la semplice e arida sopravvivenza biologica garantita dai pochi aiuti alimentari e negando l’identità politica del popolo palestinese sotterrandolo definitivamente sotto una colata di cemento.

Pasquale Aiello

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