
Erminio Niceforo: “Caulonia nel silenzio delle istituzioni, l’entroterra dimenticato”
di Erminio Niceforo
È giusto e sacrosanto che le istituzioni regionali abbiano perlustrato i disastri che il ciclone Harry ha lasciato lungo il litorale ionico, colpendo duramente i lungomari di numerosi comuni, in particolare della fascia locridea. Ma è altrettanto doveroso denunciare ciò che, ancora una volta, è stato colpevolmente ignorato: l’entroterra, le zone interne, i quartieri storici che da anni convivono con un dissesto ormai cronico e mai risolto.
A Caulonia Capoluogo, nel cuore del centro storico, a Maietta, una porzione di territorio è crollata. Un fatto grave, reale, documentato. Eppure, a distanza di ore e giorni, nessuna presenza istituzionale significativa, nessun segnale concreto di vicinanza, nessuna azione capace di trasformare le promesse — tante, troppe — in interventi reali. Solo silenzio.
E questo silenzio pesa ancora di più se si considera il valore straordinario del luogo che oggi chiede aiuto. Qui sorge uno degli angoli più belli e invidiati di Caulonia capoluogo: l’antico quartiere ebraico, la Giudecca, scrigno di storia, identità e memoria collettiva. Qui si erge la chiesa dell’Arciconfraternita dell’Immacolata e delle Anime del Purgatorio, uno dei più fulgidi esempi di tardo barocco meridionale, impreziosita da sculture, dipinti e marmi policromi di straordinario pregio e splendore.
Un patrimonio che non appartiene solo a Caulonia, ma all’intera Calabria. E che oggi rischia di essere sacrificato sull’altare dell’inerzia e dell’indifferenza. Sarebbe stato auspicabile — doveroso, anzi — che, così come si è percorso il litorale ionico, le istituzioni avessero dimostrato la stessa attenzione anche per i territori interni, soprattutto laddove il dissesto è noto da anni e denunciato ripetutamente. Sarebbe stato il segnale di uno Stato presente non solo nelle emergenze mediaticamente più visibili, ma anche nei luoghi dove il rischio cresce lentamente, giorno dopo giorno, fino a diventare tragedia annunciata.
È finito il tempo della politica che utilizza la bellezza del territorio come argomento di circostanza, evocandola a parole e dimenticandola nei fatti. Caulonia va a sprofondo, e chi aveva il compito di tutelare, programmare e prevenire non può più rifugiarsi dietro giustificazioni stanche e ripetute. Il territorio è stato lasciato troppo a lungo senza risposte adeguate, mentre le priorità sembravano altrove.
Oggi resta una sola urgenza, che non ammette ulteriori rinvii: salvaguardare ciò che di bello è ancora rimasto, quello che i nostri antenati ci hanno tramandato e che abbiamo il dovere morale e civile di consegnare ai posteri.
Da qui parte una richiesta chiara e inequivocabile: Caulonia chiede aiuto!!!
Lo chiede alle Istituzioni regionali e nazionali, agli enti competenti, a chi ha il dovere di intervenire prima che sia troppo tardi. Qui non servono slogan, passerelle o sopralluoghi di facciata. Servono interventi concreti, responsabilità, presenza e soprattutto efficienza. Basta con la politica becera e con la speculazione sul dissesto: ndi canuscimu tutti…
La comunità sa distinguere chi lavora per il bene comune da chi usa il territorio come semplice strumento di visibilità e di comodo personale!
Caulonia non sta crollando solo materialmente. Sta crollando socialmente, culturalmente, umanamente. E mentre le crepe si allargano, la risposta pubblica appare frammentaria, insufficiente, inadeguata alla gravità della situazione.
Qui non c’è più spazio per le parole (anche perché chi parla “oggi” é stato indifferente “ieri”).
C’è solo il dovere di agire.
E serve farlo adesso.
