Aiello: “Cuba sotto attacco dell’imperialismo, ma resta esempio di un altro mondo possibile”

Aiello: “Cuba sotto attacco dell’imperialismo, ma resta esempio di un altro mondo possibile”

di Pasquale Aiello

Nel mar dei caraibi, a ridosso dell’oceano atlantico si trova una isola, uno stato di circa undici milioni di abitanti il cui popolo, fiero e dignitoso, resiste da circa 70 anni a un feroce blocco economico imposto dall’imperialismo americano, inasprito in queste ultime settimane per tentare di domarne la natura ribelle, ma di cui nessuno o quasi, in una Europa asservita, ne parla. Si tratta della piccola grande Cuba. Le recenti politiche sanzionatorie nordamericane, abbattutesi anche su di essa, innescano un dispositivo di dazi e punizione generale nei confronti dei paesi che intrecciano rapporti commerciali con Cuba specie il petrolio, ma anche cibo e medicine e gettano l’isola in una prostrazione profonda e di estrema fragilità. Al popolo cubano, in quanto stato sovrano, viene negato il diritto allo scambio e il commercio libero con gli altri stati. Multe, intimidazioni e ritorsioni a una popolazione che resiste all’oppressione e ai soprusi dell’impero. Tuttavia, per un popolo che ha sempre lottato per la propria indipendenza e che ha fatto dell’anticolonialismo e l’autodeterminazione, la propria ragione di esistere, fin dai tempi dell’occupazione spagnola, cedere o arretrare non rientra tra le proprie caratteristiche. Nonostante tutto, tra avversità e carenze, lo stato cubano ha sempre dimostrato che si può praticare la solidarietà internazionale a tutti i livelli, dall’assistenza, alla salute, all’istruzione scolastica in qualsiasi parte del mondo mandando i suoi professionisti dove occorre. Cuba oggi subisce uno strangolamento a opera del terrorista a stelle e strisce sostenuto da un gruppo di utili idioti, in cerca sempre di false lusinghe e ipocrite adulazioni. Cuba come il Venezuela, come la Palestina, come tanti altri popoli che resistono al neocolonialismo, Cuba che difende la sua nobile tradizione storica della Rivoluzione operata da Castro e Guevara insieme ai fedeli ‘barbudos’ guerriglieri, in nome degli insegnamenti di Josè Martì, l’ ‘Apostolo’ per i cubani, per continuare il completamento di quell’ideale di umanitarismo collettivo basato sull’uguaglianza e i diritti universali per la costruzione della società socialista.

Cuba è oggi come ieri sotto attacco dell’imperialismo statunitense, è un emblema, è l’esempio di un sistema antitetico al capitalismo e perciò bisogna eliminarla. I crudeli ragguagli che giungono sono di una palese situazione drammatica, le importazioni negate del petrolio rendono insostenibile il fabbisogno energetico creando ripercussioni sulla quotidianità della vita stessa e dei servizi, scuola sanità trasporti, pertanto il governo ha cominciato a operare tagli e restrizioni che mettono sotto sforzo il tessuto sociale per garantire la sopravvivenza stessa del popolo cubano. E’ in atto una guerra economica che mira a distruggere i rapporti economico-sociali e bloccare la vita dell’isola, rendendo invivibile l’esistenza, con un racconto velenoso della propaganda yankee che descrive l’isola e il suo sistema come un disastro, mentendo spudoratamente sulle sciagurate conseguenze del ‘bloqueo criminale’. L’unica colpa di questo piccolo e immenso stato è quella di essere il paradigma di un altro mondo possibile e sicuramente necessario. Un modello che seppur con qualche contraddizione, continua a parlare a tutti coloro che rifiutano il capitale come solo motore che fa muovere il mondo, parla la lingua di chi pensa che al centro debba esserci l’uomo e non il profitto. ‘Medici non bombe’ dice il grande Fidel, come dire Pace non guerra. E questo per il padrone (in declino) che vive di guerra e per la guerra, è una grossa minaccia. Parlare al mondo di ciò che oggi succede a Cuba e sostenere il grandioso popolo cubano è un obbligo morale per tutti coloro che lottano per i diritti,la libertà e l’autodeterminazione.

Foto di Mauro Lima su Unsplash

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