Oggi a Caulonia Farzaneh Maleki che a Cutro ha perso lo zio con la moglie e i tre figli: “Mio zio era un giudice e lavorava per gli americani. I talebani lo volevano morto”

Oggi a Caulonia Farzaneh Maleki che a Cutro ha perso lo zio con la moglie e i tre figli: “Mio zio era un giudice e lavorava per gli americani. I talebani lo volevano morto”

Laila, Fatima, Farzaneh e Atefa sono finalmente tra noi. Hanno perso le persone più care nella strage di Cutro del 23 febbraio 2023. La loro presenza a Crotone, in questa seconda Carovana per una Calabria aperta e solidale, ci ricorda di un Processo, chiuso alle telecamere, che individuerà i responsabili di quella strage. Le famiglie, con la loro forza morale ci riportano alla realtà, all’umanità che perdiamo con il passare dei giorni; non si danno pace perché continuano a pensare di essere null’altro che numeri.

Nessuno ha rispettato le promesse fatte, non sono state sufficienti le richieste di verità rivolte al nostro Governo e alla nostra politica. Silenzio. Vergognoso silenzio.

In mattinata al cimitero di Crotone ci siamo stretti intorno alla tomba del piccolo Alí, identificato nel tempo come Mohammad Sina Hoseyni e a quella di Hamid Nezami morto prima di compiere 24 anni in quella maledetta notte di Steccato. Il pensiero va a quei corpi che in queste ultime settimane il mare ha consegna alla terra di Sicilia e di Calabria. Avranno mai un nome, un luogo in cui le famiglie potranno piangerli?

Farzaneh a nome della sua famiglia, e di quelle che quest’anno non saranno a Cutro, si é espressa chiaramente nella conferenza stampa di fronte al Tribunale di Crotone:

« Oggi non stiamo parlando solo di numeri.

Stiamo parlando di esseri umani.

Per molti il mare è solo acqua, ma per le nostre famiglie è diventato un cimitero senza nome.

Migranti che sono fuggiti dalla guerra, dalla povertà, dall’insicurezza e dalla disperazione, non per avventura né per sogni lussuosi, ma semplicemente per sopravvivere.

Tra loro c’erano anche i nostri cari.

Padri, madri, sorelle, fratelli… persone con un nome, con ricordi, con una famiglia.

E oggi sono ridotti a un numero nei rapporti ufficiali.

La vita di un migrante vale forse meno di quella degli altri?

Una morte in mare è più facile da dimenticare solo perché avviene lontano dagli occhi?

Chiediamo alle autorità politiche di questo Paese:

invece di chiudere le frontiere, aprite gli occhi.

Invece del silenzio, assumetevi la responsabilità.

Le politiche migratorie devono salvare vite umane, non spingerle verso la morte.

Ogni barca che affonda è il risultato diretto di decisioni prese dietro una scrivania.Non è solo una “tragedia”, è un fallimento umano e politico.

Noi chiediamo giustizia.

Chiediamo sicurezza.

E soprattutto chiediamo che nessuna madre debba più aspettare un figlio che il mare ha inghiottito.

Non limitatevi a riportare queste morti come notizie.Ascoltatele. Guardatele. E cambiate qualcosa.

Perché nessun essere umano dovrebbe rischiare la propria vita solo per poter vivere »

E nel primo pomeriggio, con il suo sorriso contagioso si é unita alla Carovana, Sabina Talović,attivista montenegrina, che pratica un’azione rivoluzionaria a favore dei popoli in cammino: li ospita, li sfama, li veste e soprattutto, come ama ricordare, da loro calore umano e dignità.

Carovane Migranti

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