
Giovanni Di Landro: “Cosa ci insegna il Figliol prodigo?”
La recente partecipazione alla celebrazione di un funerale mi ha posto difronte al “Vangelo del Figliol prodigo”, passo molto noto e tra i più conosciuti sia tra i credenti che tra i non credenti, e ciò mi porta a fare, da fervente cattolico osservante ma sempre nell’umiltà e senza voler “rubare il mestiere” a nessuno, alcune riflessioni che credo possano essere interessanti e condivisibili, soprattutto in questo periodo di Quaresima che stiamo vivendo in queste settimane. La parabola del Figliol prodigo, raccontata nel Vangelo di Luca, è uno dei racconti più celebri e toccanti del Nuovo Testamento. Come molti sapranno, racconta di un giovane che, preso dalla smania di libertà e dal desiderio di allontanarsi dalla casa paterna, chiede al padre la sua parte di eredità e parte per una terra lontana per andare a sperperare tutti i suoi averi vivendo in modo dissoluto e senza regole. Dopo aver dilapidato il suo patrimonio, arriva così il momento della miseria e della fame ed il giovane si rende conto della propria condizione e decide di tornare a casa chiedendo prima perdono; ecco, questo è un passaggio importante sul quale ritornerò in seguito. Il padre, con grande misericordia, lo accoglie senza riserve, senza fare domande, ordinando una festa per celebrare il ritorno e suscitando anche risentimento nell’altro figlio che invece era rimasto con lui, spiegandogli però che era giusto far festa per un figlio che “era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Lungi da me il voler azzardare un’esegesi evangelica, però questo racconto viene sempre ricordato per sottolineare in particolare la Misericordia ed il perdono di Dio e l’amore incondizionato del padre (che rappresenta appunto Dio!), insegnamenti che sicuramente sono contenuti all’interno di questa parabola, tralasciando ahimé talvolta un aspetto che secondo me è in realtà il più importante ed è il vero insegnamento centrale, ossia: l’importanza del pentimento come cammino di ritorno verso Dio e l’importanza del riconoscimento e dell’amissione dei propri errori nei confronti di Dio e degli altri esseri umani. Certo, la Misericordia di Dio deve essere sempre la nostra speranza e dobbiamo sempre avere fiducia in essa, ma noi dobbiamo anche fare la nostra parte riconoscendo l’errore quando lo commettiamo e chiedendo perdono.
Il Figliol prodigo inizialmente ha la convinzione che la felicità sia da ricercarsi nel godimento immediato e nell’indipendenza assoluta; la sua fuga simboleggia l’allontanamento da ciò che è buono e giusto per rincorrere una felicità vana ed illusoria. Ma il momento cruciale della parabola si ha quando il figlio, ridotto in miseria, si ravvede e si pente e si rende conto che la sua vita è ormai un fallimento. Il pentimento, in questo caso, è il frutto del risveglio della coscienza ed è ciò che lo spinge a tornare al padre riconoscendo il proprio errore e chiedendo perdono. È questo il punto cruciale a mio avviso! Il padre infatti accoglie a braccia aperte il figlio senza riserve, ma perché il figlio, appena giunto davanti al padre, chiede perdono, riconosce i suoi sbagli e si pente, chiedendo addirittura di essere trattato non più da figlio ma come uno dei garzoni del padre. Il pentimento è un passaggio importantissimo sul quale talvolta si riflette solo fugacemente, incentrando l’attenzione sulla Misericordia di Dio, ma essa scaturisce proprio a seguito del pentimento sincero dell’uomo! Non è solo il riconoscimento di aver sbagliato, ma è una presa di coscienza delle proprie debolezze e del proprio bisogno di redenzione. Il pentimento implica anche un atto di coraggio. Il figliol prodigo infatti non si limita solo a rimanere nel suo dolore, ma prende la decisione di tornare dal padre anche se la vergogna e la paura di essere rifiutato sono grandi! Nonostante il dolore e l’umiliazione, egli trova il coraggio di chiedere perdono e così può ottenere misericordia.
La parabola ci insegna certo una cosa molto importante: che Dio è pronto ad accoglierci sempre con amore e misericordia, anche quando noi stessi ci sentiamo indegni; ma ci insegna anche un’altra cosa altrettanto importante: che bisogna avere il coraggio di chiedere scusa e pentirsi! Il pentimento non solo ripristina la relazione nostra con Dio, ma porta anche con sé una vita personale rinnovata. E questo vale certamente nel rapporto tra l’uomo e Dio, ma vale anche nei rapporti tra gli stessi esseri umani, è questa la riflessione principale che io faccio! Noi spesso, quando sbagliamo, cerchiamo in ogni modo di difendere i nostri errori, di trovare giustificazioni, di cercare attenuanti e di pretendere quasi il perdono senza però dimostrare un vero pentimento, quasi come se l’errore dovesse essere perdonato a prescindere! A volte, addirittura, neghiamo i nostri errori ed anzi li commettiamo intenzionalmente già sapendo che quello che stiamo facendo è sbagliato, o che quello che stiamo dicendo è falso, è mistificato; perché nella vita si può sbagliare, certamente, ma lo sbaglio deve essere un caso, deve essere il frutto di una condotta in realtà non voluta, non bisogna cercare lo sbaglio, non bisogna “andarselo a cercare”, non bisogna volerlo, se capita deve capitare da solo! E proprio la mistificazione della verità è, per esempio, uno di quegli errori che spesso commettiamo proprio volutamente, sovente accecati da ideologie politiche o da risentimenti personali!
Il pentimento, dunque, è il primo passo per ottenere il perdono e per una nuova vita, una vita che, pur segnata da cadute e difficoltà, da sbagli e da debolezze, può però essere continuamente rinnovata dalla grazia. Infatti, se noi notiamo bene, nella parabola c’è prima il pentimento del figlio e poi subito dopo il perdono amorevole del padre; e questo, a mio avviso, non è un caso!
Noi oggi siamo pronti prima a pentirci dei nostri errori!? Siamo pronti a riconoscere gli errori e a chiedere il perdono!? O piuttosto cerchiamo la Misericordia di Dio “a prescindere”, come un qualcosa che ci è dovuto comunque!? Cerchiamo l’approvazione degli altri “a prescindere”!? Crediamo che gli sbagli vadano perdonati senza la necessità di un pentimento!?
Perché la Misericordia di Dio arriva ed è immensa, e questo è sicuramente un insegnamento di questa parabola, però è necessario prima un vero pentimento, ed è anche questa una lezione importantissima che questa parabola ci dà!
Per cui la parabola del figliol prodigo, sulla quale io ho voluto incentrare questa mia riflessione, è un invito a riscoprire principalmente il valore del pentimento come strada per ottenere la Misericordia di Dio e tornare a Lui, e come strada, anche, per essere perdonati in generale anche tra noi stessi, donne e uomini del nostro mondo. Il pentimento non è la fine, ma un nuovo inizio, che deve portarci ad essere donne e uomini giusti e corretti nei confronti di Dio ma anche e soprattutto nei confronti del prossimo e ciò deve essere un principio universale, al di là se si è credenti o meno.
E allora come il figlio che, nonostante i suoi errori e la sua vergogna, riesce a trovare il coraggio di pentirsi e chiedere perdono al padre ottenendolo, così anche tutti noi possiamo sempre ritrovare il cammino per la salvezza e la verità, avendo il coraggio di riconoscere i nostri errori e di pentirci, per ottenere così il perdono grazie all’infinita Misericordia di Dio, il quale ci accoglie ogni volta con amore, sempre se sappiamo riconoscere i nostri sbagli e pentirci!
E, come prefato, ciò vale nel nostro rapporto con Dio, ma ciò deve valere anche in generale nei rapporti umani.

Giovanni Di Landro
