Guerra in Medio Oriente e petrolio, Codici: inflazione prevista in crescita fino all’1,5% a marzo. Dubbi sull’effetto delle riserve strategiche

Guerra in Medio Oriente e petrolio, Codici: inflazione prevista in crescita fino all’1,5% a marzo. Dubbi sull’effetto delle riserve strategiche

La decisione dei 32 Paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche mondiali rappresenta un intervento straordinario finalizzato a evitare interruzioni dell’offerta e a ridurre le tensioni sui mercati energetici provocate dalla guerra con l’Iran.
Si tratta della più grande distribuzione d’emergenza di petrolio mai decisa, più che doppia rispetto a quella attuata nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia, dal punto di vista dei consumatori, permane un fondato dubbio sulla reale capacità di questa misura di produrre una riduzione concreta dei prezzi alla pompa. L’utilizzo delle riserve strategiche serve infatti principalmente a mantenere sufficiente petrolio sul mercato internazionale, evitando una carenza immediata di offerta. Non è invece detto che ciò si traduca automaticamente in una riduzione dei prezzi dei carburanti, soprattutto in presenza di una crisi geopolitica ancora aperta.

Un elemento centrale che gli analisti stanno osservando con grande attenzione riguarda il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici per il commercio energetico mondiale. Non sfugge agli analisti che, al di là delle dichiarazioni politiche provenienti dagli Stati Uniti e da Israele, l’Iran ha dimostrato di possedere capacità operative significative per condizionare o rallentare il traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso minacce ai tanker, attacchi mirati o operazioni navali.
Questa situazione mantiene elevata la cosiddetta “geopolitical risk premium”, ossia il sovrapprezzo che i mercati energetici incorporano quando esiste il rischio di interruzioni nelle rotte di approvvigionamento. Per questo motivo numerosi analisti ritengono che i prezzi del petrolio difficilmente scenderanno nel breve periodo, anche in presenza del rilascio delle riserve strategiche, che comunque si esaurirebbe in breve tempo.
In effetti la rilevazione mostra ormai un quadro consolidato: il gasolio self service ha stabilmente superato i 2 euro al litro in gran parte del Paese, mentre la benzina self si avvicina o supera quota 1,80 euro al litro.

La valutazione più realistica indicata dagli analisti dello scenario nei prossimi mesi in presenza di conflitto geopolitico ancora instabile, tensioni sullo Stretto di Hormuz e aumento del premio di rischio sui mercati energetici è la seguente:
·        inflazione annuale: 2,2 – 2,6% entro l’estate;
·        carburanti: possibile permanenza sopra 1,80 euro/l benzina e 2 euro/l diesel;
·        spesa familiare aggiuntiva complessiva: 500 – 750 euro annui.

Associazione Codici

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