Caulonia, Lucia Spanò: “Il commissariamento non è una catastrofe. L’amministrazione ora potrà fare altri danni”

Caulonia, Lucia Spanò: “Il commissariamento non è una catastrofe. L’amministrazione ora potrà fare altri danni”

Vorrei iniziare queste mie considerazioni ringraziando Ciavula, testata locale sempre attenta non solo a informarci sulle vicende del nostro territorio, ma anche capace di stimolare riflessioni serie, al di là delle chiacchiere da bar. L’articolo sull’ultimo consiglio comunale, in cui si sostiene che un’amministrazione eletta sia comunque preferibile a un commissario prefettizio, tesi per altro sostenuta dalla maggioranza per accaparrarsi il voto decisivo alla propria sopravvivenza, mi offre l’occasione di condividere il mio pensiero.

Durante il consiglio dell’11 marzo si è fatto intendere che votare a sostegno di una maggioranza in crisi era necessario per scongiurare l’arrivo di un commissario prefettizio. Per me, questo si chiama ricatto politico. E la cosa più grave non è che qualcuno lo abbia esercitato, purtroppo non mi sorprende, era l’ultima carta da giocare per la maggioranza, ma che qualcun altro lo abbia accettato, a voler essere benevoli, e che ce lo abbia raccontato come se fosse saggezza di governo.

A questo proposito, vorrei soffermarmi sulla scelta del consigliere Lancia di “donare” il proprio voto, utile alla maggioranza: un consigliere di minoranza, o autonomo, non credo sia chiamato a “salvare” un’amministrazione che ha perso la fiducia dei cittadini. È chiamato, semmai, a rappresentare quella stessa perdita di fiducia. Se la comunità di Caulonia non vuole più questa amministrazione, un voto che la tiene artificialmente in vita non è un atto di responsabilità, è un atto che contraddice il mandato popolare.
E tornando a quanto affermato anche nell’articolo, vorrei chiarire che essere stati eletti garantisce la legittimità democratica, non l’efficacia amministrativa; le urne conferiscono un mandato, non un attestato di competenza. Un commissario prefettizio, invece, non è un funzionario mandato a caso, come già ampiamente specificato nel vostro articolo, è un dirigente dello Stato con esperienza specifica, vincolato a procedure precise, privo degli incentivi clientelari che spesso condizionano le scelte politiche locali. Temere l’arrivo del commissario avrebbe una sua logica se parlassimo di un’amministrazione nel pieno delle sue forze, con una maggioranza coesa e un programma, conosciuto e riconosciuto dalla comunità. Non è questo il caso. Una maggioranza sopravvissuta grazie a un voto esterno dettato, a quanto dichiarato, dalla paura, non è “più efficace” di un commissario, è semplicemente ancora presente.
Il commissariamento non è una catastrofe. Non è la peste, non è l’occupazione militare: è un anno di gestione cautelare, neutrale, che non prende iniziative e non fa danni. Intendiamoci bene su questo punto, perché è quello che più mi preoccupa: questa amministrazione, invece, il tempo per fare danni ce l’ha avuto. E ora, grazie a quel voto, ne avrà ancora.

E i danni, a Caulonia, si vedono. Si vedono nella villa Angelo Frammartino, mutilata da un taglio del verde pubblico che definire sconsiderato è quasi un eufemismo: alberi abbattuti, patrimonio naturale e identitario della città sacrificato senza una visione, senza un piano, senza nemmeno il buon senso di ascoltare chi quella villa la vive. Si vedono a Maietta, con i ritardi e le incapacità gestionali negli interventi già previsti e finanziati dalla precedente amministrazione, ricordando che questa amministrazione non è stata capace di intercettare un solo finanziamento, e che oggi, se Maietta si salverà, lo dovrà al ciclone Harry, non a chi era preposto a occuparsene. Si vede nel lungomare, o meglio: nel vuoto dove il lungomare dovrebbe essere. Per lunghi mesi i comitati cittadini hanno denunciato l’inadeguatezza di quel progetto, lo hanno fatto con dati, con argomenti, con pazienza. Sono stati ignorati. E il mare ha fatto quello che i comitati avevano previsto. Anche qui, se riusciremo a ricostruire qualcosa, sarà solo grazie ai fondi legati alla calamità.

Caulonia non vuole più questa amministrazione, è un fatto politico, non un’opinione. Quando una maggioranza perde pezzi, quando i consiglieri si smarcano, quando la sfiducia cresce, la comunità sta mandando un segnale preciso. Ignorarlo, anzi, rovesciarlo con un voto trasversale motivato dalla paura, non è tutelare i cittadini: è tenerli ostaggio di una gestione che ha già dato ampiamente prova di incapacità e inadeguatezza.
La politica fatta per paura non è politica. È resa. E Caulonia, come già espresso da molti prima di me, merita di meglio.

Lucia Spanò

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