
Rinnoviamo Caulonia commenta l’editoriale di Ciavula
Cari amici di Ciavula,
abbiamo letto il vostro editoriale collettivo
che si apre con una premessa doverosa, e cioè che “Questa non è una difesa della posizione del consigliere Andrea Lancia né dell’amministrazione Cagliuso”. Prendiamo atto della premessa, ma non possiamo non considerare il momento in cui questa riflessione arriva perché nei fatti rischia, di sembrare esattamente questo.
L’editoriale, pur elegante nella forma e meditato nei toni, costruisce una narrazione pericolosa, quella del consigliere Lancia che si “immola” per scongiurare il commissariamento, sacrificando le proprie posizioni politiche sull’altare del bene comune. Questa narrazione non corrisponde alla realtà dei fatti e va smontata prima che si radichi.
Per comprendere il voto dell’11 marzo bisogna riavvolgere il nastro. Andrea Lancia non ha mai lasciato la maggioranza per convinzione politica. L’ha lasciata perché è stato estromesso. Quando il sindaco Cagliuso gli ha chiesto di fare un passo indietro dalla Giunta per far posto ad altri equilibri interni, Lancia non ha accettato la decisione con spirito di servizio. Ha reagito con rancore. E da quel rancore è nata la sua breve, calcolatissima stagione di opposizione.
Insomma, non è passato all’opposizione, ha soltanto aperto un negoziato. E l’11 marzo quel negoziato si è concluso, alle condizioni che non vediamo l’ora di conoscere.
Ciò che è accaduto in Consiglio comunale non è stato affatto un atto di responsabilità verso la comunità. È stata la ricomposizione di antichi legami che si erano allentati, non spezzati. Un ritorno nell’alveo naturale. Chi conosce la storia politica recente di Caulonia sa perfettamente che Cagliuso e Lancia sono le due facce della stessa medaglia e oggi, dopo una breve parentesi che non è stata una rottura ma una pausa di riflessione imposta dalle circostanze, sono di nuovo insieme.
Non c’è nessun sacrificio da celebrare. C’è un politico che è tornato esattamente dove è sempre stato.
Lo schema che proponete Amministrazione o commissario riteniamo non sia condivisibile perché cancella dal quadro la ragione per cui il Comune rischiava il commissariamento. Non per un complotto, non per una calamità naturale, ma per il fallimento politico della stessa amministrazione che oggi si pretende di salvare in nome della democrazia.
Se il ragionamento di Ciavula fosse corretto, allora qualunque amministrazione, per il solo fatto di essere stata eletta, avrebbe il diritto di sopravvivere a prescindere da ciò che fa o non fa.
È una tesi che nessuno sosterrebbe in astratto a meno che non la si applica a un caso concreto di cui si vuole difendere l’esito.
Il vero dilemma non era tra democrazia e commissario. Era tra la perpetuazione di un’amministrazione dannosa, priva di coesione e di legittimità sostanziale, e la possibilità di restituire la parola ai cittadini attraverso il percorso – certo non ideale, ma costituzionalmente previsto – che porta a nuove elezioni.
Cari amici di Ciavula, voi rappresentate una testata che ha svolto, negli anni, un ruolo prezioso per la vita pubblica del nostro territorio. Proprio per questo ci permettiamo un’osservazione che vuole essere esclusivamente costruttiva.
Un editoriale che si presenta come riflessione teorica sulla democrazia, ma che viene pubblicato il giorno stesso in cui quell’argomento teorico coincide perfettamente con la giustificazione del voto di un singolo consigliere, rischia di non essere percepito come un contributo neutrale al dibattito.
Rischia di essere letto – e noi stessi facciamo fatica a non leggerlo così – come la costruzione a posteriori di una cornice nobile per un’operazione che di nobile ha ben poco.
Dire che l’amministrazione eletta è sempre meglio del commissario, il giorno in cui quell’amministrazione è stata tenuta in vita da un voto del precedente vicesindaco di quella amministrazione, significa – volontariamente o meno – legittimare quell’operazione. Significa dire ai cittadini che qualunque cosa accada nelle stanze del potere, è sempre meglio di un funzionario inviato da Reggio Calabria.
L’11 marzo non si è evitato il commissariamento. Un consigliere è tornato dove è sempre stato, non per salvare la democrazia cauloniese, ma per salvare sé stesso e il sindaco Cagliuso. Una scelta che nulla ha a che vedere con il bene della comunità.
Non vorremmo che il dibattito pubblico venisse inquinato dalla favola del consigliere che si immola per il bene del paese. Lancia non si è immolato. Si è risistemato.
E Caulonia resta esattamente dove era prima dell’11 marzo, governata da un pugno di persone che non rispondono alla comunità, senza progettualità, paralizzata nei lavori pubblici, commissariata nei fatti se non nel nome.
Noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto con dedizione.
Continueremo a studiare i documenti, a esporre i fatti, a difendere i cittadini.
Non con le armi della retorica, ma con quelle della verità.
E la verità, per quanto scomoda, è l’unica cosa che alla fine resta.
I Consiglieri di minoranza
Luana Franco
Antonio Marziano
Marialuisa Cricelli
Ilario Cavallo
