
Festa della Liberazione, a Catanzaro un presidio contro guerra e riarmo
Iran, Palestina, Venezuela, Cuba… e purtroppo tanti altri!
La crisi del modo di produzione capitalista e dell’imperialismo occidentale sta trascinando l’umanità dentro una dinamica sempre più pericolosa, in cui lo scontro tra blocchi geopolitici si alimenta attraverso l’escalation militare. L’imperialismo USA e quello israeliano sono attualmente uno dei principali ostacoli alla pace in Asia Occidentale e nel mondo e nel mondo.
Gli Stati Uniti, di fronte alla crisi della propria capacità egemonica, stanno tentando di riaffermare il proprio dominio attraverso il complesso militare-industriale e l’uso della forza. Dall’aggressione in Asia Occidentale, al sostegno a Israele, fino alle politiche di soffocamento economico contro Cuba e ai tentativi di destabilizzazione in America Latina, si delinea un quadro in cui la guerra diventa strumento strutturale di governo della crisi.
Riteniamo fondamentale evitare qualsiasi tipo di semplificazione, sia da parte di chi focalizza l’attenzione esclusivamente sui leader senza considerare i gruppi sociali e gli interessi che li sostengono, sia di chi interpreta gli Stati come entità monolitiche, eliminando dal dibattito il ruolo centrale delle classi sociali e delle loro lotte come motore della storia.
La guerra è già qui!
Per noi l’unica posizione coerente è schierarsi dalla parte delle classi popolari, che continuano a subire le conseguenze dirette e devastanti di guerre che non hanno voluto né provocato.
Ribadiamo che la dimensione internazionale, parte integrante della nostra attualità, in questo momento determina direttamente anche la dimensione politica nazionale. Al punto che è quasi impossibile separarle: non si può essere radicali in politica interna, magari agitando qualche misura sociale, e poi non essere radicali nelle scelte di politica estera. È sempre stato vero, soprattutto in Italia, che dalla Seconda Guerra Mondiale è occupata da basi USA e NATO, che hanno costantemente influenzato la nostra vita politica, ma oggi è sotto gli occhi di tutti.
La guerra è già qui! Lo vediamo nel rapido aumento del prezzo di vendita dei prodotti petroliferi (benzina, diesel, ecc.).
Chiaro deve essere che non siamo tutti sulla stessa barca.
Prezzi più alti vuol dire più guadagni per alcune grandi imprese del settore energetico, come ENI: dopo la guerra in Ucraina, hanno fatto extraprofitti per oltre 200 miliardi di euro. Intanto nel 2025 la media dei salari reali italiani era -8% rispetto al 2021. Dai salari di molti ai profitti di pochi.
Allo stesso tempo, si aprono contraddizioni profonde anche dentro il blocco euro-atlantico. L’Unione Europea si trova schiacciata tra subordinazione strategica e crisi economica, con il rischio concreto di stagflazione, impoverimento diffuso e ulteriore perdita di autonomia politica.
Dentro queste contraddizioni si colloca il governo Meloni.
Un governo che mostra crepe evidenti, che ha visto sgretolarsi il consenso costruito negli anni e che prova a reggersi attraverso manovre autoritarie, repressione del dissenso e gestione antipopolare della crisi. Un governo che continua a sostenere politiche di guerra e riarmo mentre scarica i costi su lavoratori, lavoratrici e settori popolari.
La guerra esterna si riflette sempre nella guerra interna.
Lo vediamo nelle politiche securitarie, nella repressione, nella militarizzazione dei territori e delle nostre città.
Nelle nostre città i quartieri popolari vengono trattati come uno spazio da controllare e disciplinare, con un uso sistematico della presenza militare, delle sanzioni e del ricatto economico contro residenti e realtà sociali. Una gestione che risponde alla stessa logica dei decreti sicurezza, in piena continuità tra governo nazionale e amministrazioni locali.
Ma qualcosa si è mosso.
Le mobilitazioni dell’autunno, le piazze contro il genocidio palestinese, la bocciatura politica espressa nel referendum hanno mostrato che esiste uno spazio reale di conflitto e ricomposizione sociale. Una parte delle classi subalterne ha ricominciato a muoversi, rompendo quella passività che sembrava consolidata.
Dentro questo scenario il 25 aprile non può essere una ricorrenza svuotata, né uno spazio neutro.
È dentro questo spazio che si colloca il 25 aprile. Non come celebrazione, ma come momento di organizzazione e rilancio.
A 81 anni dalla liberazione dal nazifascismo dobbiamo di nuovo fare i conti con gli eredi di quelle pseudo ideologie che devastarono il mondo. Il fascismo ed il nazismo e i dittatori che li affiancarono, rappresentarono la risposta armata alla profonda crisi del modello capitalistico che aveva messo in discussione il dominio delle classi dominanti, scosso dalla Rivoluzione d’Ottobre. Oggi, in un contesto storico profondamente mutato, quei fattori che determinarono le condizioni per l’ascesa elettorale dei partiti nazifascisti negli anni 20 e 30, si ripresentano. La crisi economica del capitalismo occidentale sta progressivamente erodendo la sua egemonia globale, minacciata dalla crescita economica dei paesi un tempo considerati “emergenti” come Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (BRICS) e dalla rinnovata spinta anticoloniale dei popoli del sud globale. Di fronte a questa crisi, le classi dominanti, espressione del grande capitale finanziario e delle multinazionali industriali, tecnologiche e della comunicazione, reagiscono nuovamente con la guerra e la repressione.
Il piano di riarmo europeo da 800 miliardi con cui i governanti europei, compreso quello italiano, intendono operare la svolta al keynesismo militare nel continente, è soprattutto un attacco ai salari e allo stato sociale, con implicazioni drammatiche sulle condizioni di vita delle classi popolari.
Ieri come oggi, la lotta contro il fascismo è inscindibile dalla lotta contro il capitalismo.
Per questo non accettiamo ambiguità.
Non accettiamo che questa data venga utilizzata strumentalmente da chi sostiene il riarmo, da chi si colloca dentro il campo euro-atlantico, da chi prova a costruire un “campo largo” che non mette in discussione le radici della guerra e della crisi.
La Resistenza è stata una scelta di campo netta, e oggi quella scelta impone di schierarsi contro l’imperialismo, contro la guerra, contro il colonialismo, contro questo governo e contro chi, anche a livello locale, ne condivide gli elementi di fondo.
Rilanciamo una prospettiva internazionalista, al fianco dei popoli che resistono, dalla Palestina a Cuba, contro ogni forma di ingerenza e dominio. Rimettiamo al centro il conflitto contro chi vuole far pagare la crisi alle classi subalterne mentre continua ad alimentare profitti e guerra.
Il 25 aprile sarà un passaggio in questa direzione.
Appuntamento alle ore 11 al Parco Gaslini – Catanzaro Lido, un presidio chiaro, senza ambiguità, contro la guerra, contro il riarmo, contro il governo Meloni e contro ogni complicità con l’imperialismo.
Riprendiamo il filo rosso della Resistenza, non come memoria, ma come pratica politica.
Senza ambiguità.

COLLI ATTIVI CATANZARO
COORDINAMENTO PROVINCIALE CATANZARO A SOSTEGNO DEL POPOLO PALESTINESE
COBAS
FRONTE COMUNISTA
ASSOCIAZIONE NAZIONALE DI AMICIZIA ITALIA CUBA – CIRCOLO SIERRA MAESTRA CATANZARO
CASA DEL POPOLO THOMAS SANKARA CATANZARO
POTERE AL POPOLO CATANZARO
