Festa della mamma: Bivongi ricorda Margherita, ostetrica per quasi quattro decenni

Festa della mamma: Bivongi ricorda Margherita, ostetrica per quasi quattro decenni

di Mario Murdolo

Fra pochi giorni, il 10 maggio, torna la Festa della mamma. In Italia si celebra sempre la seconda domenica di maggio. Questa ricorrenza nasce negli Stati Uniti nel 1914, quando il presidente Wilson raccolse la proposta di Anna Jarvis di istituire il Mother’s Day in memoria di sua madre Anna, impegnata nell’assistenza sanitaria alle famiglie. In Italia la festa fu consolidata nel 1957 per iniziativa di Don Otello Migliosi, parroco di Tordibetto di Assisi.
In occasione della Festa della mamma di quest’anno vogliamo ricordare una figura che a Bivongi, e sicuramente in tantissimi altri piccoli paesi, ha incarnato una doppia maternità: quella verso i propri figli e quella verso un’intera comunità. È la storia di Saccà Margherita, ostetrica che per 37 anni ha fatto nascere il paese.


La sua è una storia che parte da lontano, in un periodo in cui studiare non era facile, specialmente per una donna. Margherita cresce in un piccolo paese della periferia di Reggio Calabria, in una famiglia povera. Le sorelle maggiori, contadine, decidono di investire sul futuro della più piccola e ogni mattina, all’alba, l’accompagnano a piedi fino al porto. Da lì Margherita prende il traghetto che la porta a Messina, dove frequenta la scuola per ostetriche. Un sacrificio quotidiano pesante, sostenuto dall’orgoglio di un’intera famiglia che vede in questo diploma un vero e proprio riscatto.
Nel 1938 lei arriva a Bivongi assieme ai suoi genitori; non era sposata e ricevette una calorosa accoglienza dai cittadini bivongesi, in particolare dalle donne. Inizia così un servizio essenziale che durerà 37 anni, durante i quali diventerà un sicuro e valido punto di riferimento imprescindibile.
Diventata anch’essa madre, Margherita deve affrontare una sfida ulteriore: con il marito al fronte, è costretta a conciliare il suo ruolo di mamma con le continue chiamate di giorno e di notte e a tutte le ore. A renderlo possibile è stata la rete solidale del vicinato. Sono i vicini di casa a prendersi cura dei suoi figli quando lei corre ad assistere una partoriente. Senza quella staffetta silenziosa di aiuti la sua missione sarebbe stata impossibile.


In quel tempo i parti avvenivano nelle case, spesso in condizioni igieniche molto precarie; si scaldava l’acqua sul fuoco e ci si affidava al calore dell’ostetrica che puntualmente arrivava. In segno di rispetto per il delicato ruolo di assistenza in un momento così importante per le donne, Margherita veniva chiamata con l’appellativo di “Signora”.
Per quasi quattro decenni le sue mani hanno accolto i primi respiri di generazioni di bivongesi; ha insegnato a respirare e a spingere senza paura, ha rassicurato padri in attesa e sostenuto madri nei momenti più delicati.
Il legame con Bivongi è rimasto inciso anche nella memoria pubblica. I coscritti del 1947 le hanno dedicato una targa ricordo con la scritta “A COLEI CHE CI HA AIUTATI A NASCERE”. Così hanno voluto lasciare un segno tangibile del ruolo che quella donna ha avuto per la loro venuta al mondo.
In questa Festa della mamma, raccontare la storia di Margherita significa riconoscere una maternità estesa, che non si è fermata alla soglia di casa. Significa che esistono donne che hanno cresciuto i propri figli mentre aiutavano altre madri a mettere al mondo i loro. E che per Bivongi, per 37 anni, “MAMMA” e “SIGNORA” sono stati, spesso, la stessa persona.

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