
Per “Potere al Popolo” il reddito di merito di Occhiuto è “meritocrazia al servizio di chi se lo può già permettere”
Occhiuto l’ha chiamato “investimento sul capitale umano”. Noi lo chiamiamo con il suo nome: un trasferimento di risorse pubbliche verso chi parte già avvantaggiato, confezionato nella retorica della meritocrazia per nascondere la sua natura di classe.
Il “Reddito di Merito” approvato dalla Giunta regionale calabrese prevede fino a 1.000 euro mensili per studentesse e studenti universitari con media ponderata uguale o superiore a 27/30, senza alcun requisito di reddito familiare. Nessun limite ISEE. Nessuna valutazione del contesto materiale. Solo un numero sul libretto.
*Il merito non esiste nel vuoto*
Antonio Gramsci, nelle *Lettere dal carcere* e nei *Quaderni*, ci ha insegnato che ogni sistema di selezione culturale è anche un sistema di riproduzione del potere. L’egemonia non si esercita solo con la forza: si esercita rendendo “naturali” categorie che sono storicamente determinate. Il “merito” scolastico è una di queste categorie. Quando diciamo che uno studente “merita” 29 di media, stiamo in realtà misurando — almeno in parte — il capitale culturale, economico e relazionale della sua famiglia d’origine.
Il Rapporto INVALSI 2025 lo conferma con i dati: in Calabria, solo il 49% degli studenti raggiunge i traguardi previsti in italiano al termine del primo ciclo. E il contesto socioeconomico familiare rimane una delle variabili più predittive del rendimento scolastico. Selezionare con la media non premia i più capaci: premia chi ha avuto le condizioni per esserlo.
*Chi resta fuori: i volti concreti dell’esclusione*
La misura non è astrattamente ingiusta. È concretamente ingiusta verso categorie specifiche.
Chi studia e lavora accumula CFU più lentamente e con maggiore fatica — non per mancanza di intelligenza, ma per mancanza di tempo e risorse energetiche. Chi ha un disturbo dell’apprendimento (DSA) affronta un percorso neurologicamente più oneroso in un sistema di valutazione che non è stato progettato per la neurodiversità: la legge 170/2010 garantisce strumenti compensativi, ma non regolamenta come il merito venga misurato ai fini dei sussidi economici. Chi vive nel limbo socioeconomico — con un ISEE troppo alto per le borse ordinarie e una media insufficiente per questo reddito — cade letteralmente tra le maglie di tutti i dispositivi di supporto, invisibile a entrambi.
Queste non sono eccezioni marginali. Sono la norma per larghe fasce della popolazione studentesca calabrese.
*Il Mezzogiorno non è arretrato: è stato saccheggiato*
Giustino Fortunato e Gaetano Salvemini, pur nelle loro contraddizioni, avevano compreso qualcosa di fondamentale a inizio Novecento: il divario tra Nord e Sud Italia non è un fatto naturale né culturale. È il prodotto di scelte politiche precise — fiscalità, infrastrutture, industrializzazione — che hanno sistematicamente estratto risorse dal Mezzogiorno per alimentare lo sviluppo del Centro-Nord.
Paolo Sylos Labini e Augusto Graziani hanno poi fornito la chiave economica: il dualismo strutturale dell’economia italiana non è un residuo del passato da superare con la modernizzazione, ma una funzione attiva del sistema capitalistico nazionale. Il Sud produce manodopera a basso costo e mercato di consumo. La “fuga di cervelli” non è un’anomalia: è il meccanismo che rifornisce di forza lavoro qualificata le aree di accumulazione del paese.
In questo quadro, offrire mille euro mensili durante gli studi non incide in nulla sulla struttura che rende la partenza razionale. Finita l’università, il mercato del lavoro calabrese — con la sua scarsità di occupazione qualificata, le infrastrutture deficitarie, la sanità commissariata — rimane identico. Il “Reddito di Merito” non è una politica di sviluppo: è un palliativo che agisce sul sintomo posticipando la partenza di qualche anno.
*La colonia interna e la produzione del consenso*
Frantz Fanon ci ha insegnato che le popolazioni colonizzate vengono spesso convinte di essere responsabili della propria condizione. La retorica della “fuga di cervelli” ripete questa logica su scala regionale: i giovani *scelgono* di andarsene, e dunque vanno *incentivati* a restare. La responsabilità viene individualizzata. Le cause strutturali — decenni di politiche che hanno mantenuto il Sud in posizione subalterna — spariscono dal quadro.
Occhiuto non dice: “il capitalismo italiano ha bisogno del Sud povero”. Dice: “voglio dare ai nostri ragazzi una ragione in più per restare”. È egemonia nel senso gramsciano più preciso: il governante di una regione subalterna che adotta e riproduce la narrazione del blocco dominante, presentandola come cura.
*Cosa servirebbe davvero*
Un investimento reale sul futuro dei giovani calabresi richiederebbe cose politicamente più scomode: lavoro pubblico e privato di qualità, trasporti che funzionino, ospedali con organici adeguati, un ecosistema universitario connesso a un tessuto produttivo che oggi non esiste o è asfittico. Richiederebbe soprattutto una rottura con la logica dell’austerità e con la subalternità della politica regionale agli interessi nazionali e sovranazionali del capitale.
I 15 milioni stanziati per questo reddito potrebbero coprire tutte le borse di studio agli studenti “idonei ma non beneficiari” — quelli che hanno già diritto a un sostegno e non lo ricevono per mancanza di fondi. Questa sarebbe redistribuzione. Questo sarebbe diritto allo studio.
Quello che è stato approvato è altro: è la meritocrazia come ideologia, messa al servizio di chi il merito se lo può già permettere.
Potere al Popolo Calabria
