
Morti sul lavoro in Calabria, Tridico: “Nella Giornata dell’Europa un richiamo amaro ai diritti negati”
«Oggi celebriamo la Giornata dell’Europa. Settantasei anni fa Robert Schuman pronunciava le parole che avrebbero gettato le fondamenta di un progetto di civiltà senza precedenti: pace, cooperazione, solidarietà tra i popoli. Un progetto nato, non va dimenticato, attorno al lavoro. Dalla condivisione di carbone e acciaio, infatti, prese forma la CECA: nacque, così, l’Unione. Il lavoro era la il trait d’union prima della pace.
Eppure oggi, mentre ricorre questa giornata simbolica, in Calabria si continua a morire sul lavoro. Nelle ultime ore, due lavoratori hanno perso la vita. Due tragedie che non possono essere archiviate come sola fatalità. Dietro questi episodi troppo spesso si intrecciano carenze nei controlli, sottovalutazione dei rischi e una cultura della sicurezza che fatica a radicarsi.
Esprimo piena vicinanza alle famiglie delle vittime. Ma il cordoglio, da solo, non basta più. Serve una discontinuità vera rispetto all’immobilismo che continua a caratterizzare la sicurezza sui luoghi di lavoro.
I numeri confermano una situazione allarmante. Ogni anno in Italia le morti sul lavoro sono circa mille. Nel 2024 in Calabria se ne sono registrate 26, a fronte di oltre 8.800 denunce di infortunio. Dati che la Fillea Cgil Calabria ha definito “assolutamente inaccettabili” e che collocano la regione tra quelle con la più alta incidenza del fenomeno nel Paese.
Anche il 2025 ha mantenuto alta l’attenzione sul fronte della sicurezza. Le rilevazioni più recenti indicano un aumento del 30% degli infortuni in itinere nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
A pagare il prezzo più alto continua a essere soprattutto il comparto delle costruzioni, in una fase in cui la nostra regione è interessata da una forte crescita dei cantieri legati al Pnrr, alle infrastrutture ferroviarie e agli interventi di ammodernamento stradale. Più cantieri senza un rafforzamento dei controlli significa, però, aumentare il rischio. Gli organi ispettivi, dall’Ispettorato nazionale del lavoro agli Spisal fino alle Asp, continuano a operare con personale insufficiente e strumenti limitati. Ogni morte sul lavoro, quindi, rappresenta un fallimento delle istituzioni.
L’Europa, in tutto questo, ha costruito uno dei sistemi normativi più avanzati al mondo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, dalla direttiva quadro 89/391/CEE fino alle più recenti strategie europee per il periodo 2021-2027.
Ma le norme non bastano se non vengono applicate con continuità e rigore. Bruxelles può indicare standard e obiettivi, ma l’attuazione dipende dagli Stati membri. E l’Italia continua a mostrare ritardi evidenti, soprattutto nelle aree più fragili del Paese, in cui precarietà e lavoro irregolare aumentano l’esposizione ai rischi.
Per questi motivi chiedo al Governo italiano e alla Regione Calabria un piano straordinario di rafforzamento degli organi ispettivi, con risorse adeguate e obiettivi misurabili. Chiedo e chiederò, inoltre, alle istituzioni europee di intensificare il monitoraggio sull’applicazione delle direttive comunitarie in tema di sicurezza sul lavoro, con particolare attenzione ai territori più esposti.
È necessario anche accelerare sul riconoscimento dell’omicidio sul lavoro come fattispecie penale autonoma: il dibattito va avanti da anni, mentre il conto continua a essere pagato in termini di vite umane.
Il 9 maggio dovrebbe essere il giorno dell’orgoglio europeo. Quest’anno, dopo quanto accaduto in Calabria, è anche il giorno delle domande che non possiamo più rimandare. Morire di lavoro nel 2026, in un Paese dell’Unione europea, non può essere considerato destino».
È quanto dichiara l’europarlamentare Pasquale Tridico, capo delegazione del M5S a Bruxelles, già candidato alla presidenza della Regione Calabria.
Ufficio stampa – Pasquale Tridico
