Luana Franco: “Quarantotto anni dopo, l’esempio di Peppino Impastato è ancora attuale e necessario”

Luana Franco: “Quarantotto anni dopo, l’esempio di Peppino Impastato è ancora attuale e necessario”

Quarantotto anni senza Peppino Impastato. Quarantotto anni con la sua voce.
Il 9 maggio 1978 veniva ucciso dalla mafia Giuseppe Impastato. Aveva trentadue anni, una radio, una voglia ostinata di restare dove era nato e di raccontarlo senza paura.
Mentre l’Italia scopriva il corpo di Aldo Moro, Cinisi seppelliva in silenzio un uomo che aveva scelto di fare dell’ironia un’arma e dell’informazione un atto di resistenza civile.
Peppino Impastato era un uomo che aveva capito che il potere mafioso non si combatte solo nei tribunali, ma ogni giorno, nel racconto di ciò che accade, nella derisione pubblica di chi si crede intoccabile, nel rifiuto di abbassare la voce in un contesto che chiede il silenzio come prezzo dell’esistenza.
La sua lezione non appartiene solo alla Sicilia, né soltanto alla generazione che lo ha conosciuto ma a chiunque viva in un territorio dove le opacità del potere tendono a presentarsi come normalità, dove chi fa domande viene considerato un problema, dove il coraggio civile è ancora una scelta che ha un costo.
In questo senso, Peppino Impastato parla ancora al Sud, e parla ancora a noi.
Voglio ricordarlo oggi con la consapevolezza che il suo esempio è ancora attuale e ancora necessario. Perché fare domande, pretendere trasparenza, rifiutarsi di accettare l’opacità come normalità: sono battaglie che si combattono ogni giorno, in ogni luogo, a ogni scala. Non ha senso celebrare Impastato e poi rassegnarsi al silenzio nel proprio contesto.
Quarantotto anni dopo, ci rimane la sua voce, ironica, lucida, coraggiosa.
Ci rimane l’insegnamento che la presenza è già di per sé un atto politico, che restare e raccontare è una forma di resistenza, che nessun territorio è così piccolo da non meritare qualcuno che lo guardi con occhi liberi.
Buona memoria a tutti.

Luana Franco

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