
ANPI Siderno: “Il pensiero e le lotte di Matteotti sono ancora oggi sempre più attuali per il riscatto sociale e democratico degli ultimi”
Il 10 giugno ricorre il 102° anniversario dal rapimento ed assassinio del deputato Giacomo Matteotti, ad opera di una squadra fascista.
Il suo contributo alla vita e alla storia del Paese è stato enorme e ci sentiamo di richiamare solo alcuni dei messaggi che ci ha lasciati.
*1. La voce contro il potere*.
Aveva la virtù della sincerità, di dire ad alta voce ciò che tutti pensano, ma non sempre osano esprimere.
Fu ucciso per aver mostrato, in Parlamento, le prove dei brogli e delle violenze fasciste. Oggi ci ricorda che denunciare l’abuso è sempre scomodo. Ma la democrazia senza testimoni non regge. Ci ricorda l’attualità della lotta antifascista.
*2. Istituzioni da difendere ogni giorno*.
La difesa del libero Parlamento non era un gesto. Era responsabilità: «Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo.
Le regole valgono solo se qualcuno le fa valere. E anche in quel frangente la monarchia dimostrò tutti i suoi limiti.
Alla richiesta delle opposizioni aventiniane di destituire Mussolini, responsabile politico dell’omicidio, Vittorio Emanuele III si appellò allo Statuto Albertino «Io sono sordo e cieco. I miei occhi e le mie orecchie sono il Senato e la Camera» e rimase passivo, senza intervenire.
*3. Politica come dovere, non carriera*
Rifiutò compromessi e privilegi. In tempi di slogan, ci riporta al centro una idea semplice: chi rappresenta il popolo risponde al popolo.
*4. Il silenzio costa più del coraggio*.
Dopo di lui molti tacquero. E da quel silenzio nacque la dittatura, un periodo buio e doloroso per la storia d’Italia.
È l’avvertimento più lucido: normalizzare l’illegalità è il primo passo verso la deriva.
Matteotti sarà a fianco delle classi bracciantili e si proporrà il miglioramento della loro condizione e relazione con gli agrari, attraverso la riscrittura dei contratti di lavoro e l’uso della contrattazione.
La recente strage di Amendolara, consumata in pochi attimi e davanti alle telecamere, in cui quattro cittadini stranieri, braccianti agricoli, sono morti bruciati vivi all’interno di una Fiat Ulisse, richiama l’attualità del suo pensiero.
Ritenere normale lo sfruttamento, lo schiavismo e la strage dei braccianti porta a legittimare la violenza, i maltrattamenti e le uccisioni. Si perde la ragione morale e l’intima essenza dello Stato.
Il pensiero e le lotte di Giacomo Matteotti sono ancora oggi sempre più attuali per il riscatto sociale e democratico degli ultimi.
ANPI – Sezione di Siderno-Il Presidente Giuseppe Oppedisano
