Pasquale Aiello: “I mondiali di calcio un tempo erano la festa dei popoli”

Pasquale Aiello: “I mondiali di calcio un tempo erano la festa dei popoli”

di Pasquale Aiello

Mondiali di calcio al via???!!! Via i mondiali dagli USA sarebbe più giusto. L’idea del
boicottaggio lanciata a inizio anno avrebbe dovuto essere presa in seria considerazione.
Perché se qualcuno crede ancora che i Mondiali 2026 conservino il proprio valore
assoluto dell’unione tra popoli, vive con la testa sottoterra.
Dodici miliardari più ricchi del pianeta, denunciano gli osservatori e i movimenti contro la
fame e le ingiustizie nel mondo, detenevano, nel 2025, l’intera ricchezza di 4 miliardi di
persone.

Questa indecenza e bruttura morale è la conseguenza di un ordine mondiale che
ostenta ricchezza nelle mani di pochissimi ricchi e produce povertà smisurata, mentre
foraggia guerre per tutelare i profitti della grande borghesia mondiale e impone restrizioni
per garantirsi accondiscendenza e disciplina. I mondiali in America, chiunque siano i
vincitori, saranno mal ricordati e segneranno nella storia del calcio e della geopolitica
una pagina triste. Il suo presidente, non meritava l’onore di ospitare questa edizione.
Troppa barbarie ha seminato in coppia con l’altro criminale, troppa
distruzione e morte tramite guerre, genocidi e carestia in giro per il mondo. I mondiali di
calcio un tempo erano la festa dei popoli, ora in America rischiano di diventare una forma
di legittimazione della guerra e del suprematismo yankee. Sabotare i mondiali non
sarebbe stato contro il calcio, anzi, lo avrebbe difeso in tutto ciò che rappresenta per le
nazioni di tutto il mondo. Sarebbe stato un atto che avrebbe screditato una potenza
mondiale come gli USA, dedita solo al colonialismo e al predominio, un avviso per
l’imperialismo statunitense il quale basa la propria egemonia del mondo, sulle armi e la
supremazia del dollaro. Potranno anche essere la più grande potenza militare del
pianeta e tenere sottomesse intere popolazioni ma non possono pretendere che il
mondo li acclami e sorrida loro. Senza falsa ipocrisia sarebbe assurdo pensare che con
un boicottaggio finirebbe la fame, si sarebbero fermati carri armati, missili e guerre. Ma
un boicottaggio potrebbe assumere diverse forme, e anche se le federazioni nazionali
non hanno voluto ritirare le proprie squadre, e nessun metodo sarebbe ormai utile, i tifosi
potrebbero non comprare i biglietti per lo stadio, non comprare i prodotti col marchio dei
mondiali o semplicemente non guardare le partite in TV.

Potrebbe essere un messaggio chiaro contro la normalizzazione della barbarie, contro il
genocidio del popolo palestinese, contro l’embargo decennale nei confronti del gigante
Cuba, contro la disuguaglianza immorale e la costrizione imperiale che questa volta
faranno una brutta cornice alla ‘festa del calcio’. Sarebbe sicuramente una precisa
posizione, una ‘scelta di campo’ nel senso di una ritrovata voglia di umanità che questi
signori del male hanno distrutto. Sarebbe un grande gesto di ribellione contro un sistema
che impone di accettare tutto in un mutismo assoluto mentre, imperterrito, continua a
uccidere.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS