
E se fosse toccato a me?
di Andrea Vaccalluzzo
Ho visto e rivisto il video della vicenda di Mario Roggero.
Questa non vuole essere un’analisi giuridica, anche perché non ne ho le competenze. È semplicemente una riflessione personale nata guardando e riguardando quel video.
Guardando quelle immagini, ho avuto la sensazione che non si trattasse di una legittima difesa. Mi è sembrata piuttosto una reazione dettata dalla rabbia per l’ingiustizia e la violenza subite, dalla paura e, probabilmente, anche dalla volontà di punire chi lo aveva appena rapinato e di recuperare il maltolto. Una reazione che posso comprendere sul piano umano, senza per questo ritenerla giusta.
Poi provo anche a guardare dentro me stesso.
Mi chiedo come avrei reagito io in una situazione simile, dopo aver subito una rapina, con la paura che potesse accadere di nuovo, con il timore che i miei averi, magari fondamentali per la mia esistenza e per quella della mia famiglia, stessero andando perduti, e con tutta la rabbia che un’esperienza del genere può lasciare dentro.
E la risposta che mi spaventa è che forse anch’io, in certe condizioni, potrei essere capace di un gesto estremo.
È proprio per questo che spero esista sempre una legge capace di stare sopra ciascuno di noi. Non perché cancelli la rabbia o il dolore, ma perché impedisca che siano questi a decidere chi deve vivere e chi deve morire.
La legge serve anche a questo: a proteggerci dagli altri, ma anche da noi stessi. A impedirci di trasformare una reazione umana in una condanna a morte pronunciata sul momento.
La vita umana è il valore assoluto su cui dovrebbe fondarsi ogni Stato di diritto. A meno che non vogliamo invertire la scala dei valori, non possiamo arrivare a sostenere che la vita di chi si appropria dei beni altrui valga meno dei beni stessi. Chi commette un reato deve risponderne davanti alla giustizia, ma non può essere il cittadino a decidere, in quel momento, quale debba essere la sua condanna.
Capisco perfettamente chi prova solidarietà per Roggero. Io stesso non so come avrei reagito al suo posto. Ma è proprio perché non ne sono certo che continuo a pensare che la legge debba rimanere al di sopra delle nostre emozioni.
E poi c’è una riflessione politica, prima ancora che giuridica.
Da anni sentiamo parlare di sicurezza e di un Governo che rivendica continuamente i risultati raggiunti. Ma se, di fronte a casi come questo, si finisce per sostenere che il cittadino debba farsi giustizia da sé, non è forse un’implicita ammissione che lo Stato non riesca a garantire quella sicurezza che dice di aver rafforzato?
Delegare alla rabbia del singolo ciò che dovrebbe spettare alla giustizia significa rinunciare al ruolo stesso dello Stato.
Infine, una nota sul Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha dichiarato di aver avviato l’iter per la concessione della grazia a Mario Roggero.
Ma cosa mai dovremmo aspettarci da un ministro che sembra me dopo la terza grappa? Io non saprei più se dovessi recitare l’Angelus o firmare una grazia.
Foto di Wesley Tingey su Unsplash
