
La Locride non li vuole: presidio antifascista a Siderno per l’arrivo di Vannacci, Furgiuele e Giannetta
Oggi alle 18 il generale sarà al Grand Hotel President per sostenere il candidato di Futuro Nazionale alle suppletive. In strada, la risposta pacifica di chi in questo territorio non vuole normalizzare chi ha esaltato la Decima Mas, riscritto le leggi razziali e definito i gay «non normali»
Oggi pomeriggio Siderno diventa, suo malgrado, tappa della campagna elettorale di Roberto Vannacci. Il generale ed eurodeputato, oggi leader di Futuro Nazionale, sarà alle 18 al Grand Hotel President insieme al deputato Domenico Furgiuele e al consigliere regionale Domenico Giannetta, candidato alle elezioni suppletive per il collegio uninominale reggino. Sul tavolo, promettono gli organizzatori, «sicurezza, identità, sviluppo economico e prospettive per il Mezzogiorno», le solite parole d’ordine con cui la destra più radicale prova a intestarsi il disagio del Sud, offrendo in cambio muri, respingimenti e nostalgie di regime.
Ma davanti allo stesso hotel, la Locride farà sentire un’altra voce. Si sta organizzando, in maniera spontanea, un presidio pacifico e antifascista, aperto a cittadini, collettivi e realtà democratiche del territorio, per dire con chiarezza che qui Vannacci non è di casa. Non un blitz, non una provocazione, ma un modo di manifestare che resta (come dovrebbe essere ovvio, e come invece va ribadito ogni volta che si prova a criminalizzare il dissenso) uno degli strumenti fondamentali della democrazia.
Ciavula vuole ricordare, con i fatti e le fonti alla mano, chi è l’uomo che oggi cerca sponda elettorale in Calabria, col supporto di Giannetta.
La Decima Mas come slogan di voto. Nella campagna per le europee del 2024 Vannacci pubblicò uno spot in cui invitava gli elettori a «fare una “decima” sul simbolo della Lega» sulla scheda elettorale, in un esplicito richiamo alla Decima Flottiglia MAS. Di fronte alle polemiche non fece un passo indietro ma rivendicò di essersi ispirato proprio a quel reparto, distinguendo, con un artificio storico che non regge alla realtà dei fatti, tra la X Mas «prima» e «dopo» l’8 settembre 1943. Peccato che proprio nella sua fase più nota, sotto la Repubblica di Salò, quel reparto si sia reso responsabile di centinaia di omicidi ai danni di partigiani e civili, come ricordato all’epoca anche da esponenti di opposizione. Un generale della Repubblica che sceglie come testimonial elettorale un simbolo del fascismo repubblichino non è una gaffe, è una dichiarazione di campo.
«Normali non lo siete, fatevene una ragione». È la frase, tratta dal suo libro Il mondo al contrario, rivolta alle persone omosessuali, presentate come una minoranza la cui “anormalità” sarebbe dimostrata dalla biologia riproduttiva. Nello stesso volume il Pride viene descritto come un susseguirsi di «oscenità, stravaganze, bestemmie e turpitudini», mentre le femministe vengono liquidate come «moderne streghe» nemiche della maternità. Parole così gravi da spingere l’allora ministro della Difesa Guido Crosetto ad aprire un procedimento disciplinare, accusando Vannacci di aver espresso opinioni che «screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione», e l’Esercito a prendere pubblicamente le distanze dal contenuto del libro.
Le leggi razziali «approvate dal Parlamento». Più recente, e se possibile ancora più inquietante, la lezione di storia improvvisata da Vannacci nel novembre 2025. Mussolini presentato come il politico «più votato» alle elezioni del 1921, la marcia su Roma derubricata a «poco più che una manifestazione di piazza», le leggi razziali del 1938 ridotte a un atto di ordinaria amministrazione parlamentare, «approvate dal Parlamento e promulgate dal Re», come se la forma procedurale potesse in qualche modo attenuare la sostanza criminale della persecuzione antiebraica. Non a caso la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, ha parlato di una banalizzazione della Shoah, mentre da sinistra è arrivata l’accusa, tutt’altro che immotivata, di revisionismo storico.
La «remigrazione». Nel programma di Futuro Nazionale, Vannacci sostiene che l’80% degli stranieri irregolari presenti in Italia «andrebbe remigrato», rilanciando un concetto nato nell’estrema destra identitaria europea. Una proposta che, oltre a normalizzare un linguaggio da respingimento di massa, si scontra con i numeri: nel 2025 i rimpatri effettivi sono stati appena 6.772 su circa 339mila stranieri irregolari stimati, a fronte di un costo per singola operazione di oltre 3.600 euro. Propaganda che promette ciò che sa di non poter mantenere, e che intanto alimenta un clima di odio verso chi migra.
Questo è l’uomo che oggi bussa alla porta della Locride, accompagnato dal sorriso rassicurante del consigliere regionale Giannetta che si presenta come “moderato”. Ma Vannacci ha costruito una carriera politica sull’esaltazione di simboli fascisti e sulla disumanizzazione sistematica di minoranze, donne e migranti. La risposta di chi in questo territorio crede ancora nella Costituzione nata dalla Resistenza sarà un presidio pacifico davanti al Grand Hotel President. Niente cortei, solo la determinazione di non lasciare la piazza a chi prova a sdoganare, un comizio alla volta, ciò che la storia ha già condannato una volta per tutte.

(Ciavula seguirà l’evento e il presidio aggiornando i lettori nel corso della giornata.)
