
Mario Murdolo dedica una poesia al Presidente dell’ANUSCA Paride Gullini
di Mario Murdolo
Ho dedicato questa poesia, pubblicata sul notiziario nazionale dell’Associazione Nazionale Ufficiali di Stato Civile e Anagrafe (ANUSCA), al presidente Paride Gullini, collega del comune di Castel San Pietro Terme, che oltre a ideare e creare l’associazione ha contribuito alla crescita professionale e culturale dei suoi colleghi organizzando in tutta Italia convegni, meeting e corsi di aggiornamento. Purtroppo il carissimo Paride ci ha lasciati lo scorso anno.
Io, che da addetto ai servizi demografici posso descrivere e testimoniare bene il travaglio e le difficoltà di un lavoro reso ancora più difficile dal fatto che ogni giorno si ha a che fare con le esigenze del pubblico, tante volte numeroso ed esigente, e con amministratori che considerano i servizi demografici un ufficio di serie B. Per loro, infatti, vengono prima i lavori pubblici, che si occupano di realizzare strade e muri, e l’ufficio ragioneria, detentore del bilancio comunale e quindi ufficio che riceve i finanziamenti e che provvede alla liquidazione delle fatture dei fornitori, oltre a preparare il pagamento degli stipendi a noi dipendenti.
Una categoria incompresa e penalizzata anche da provvedimenti e normative del governo nazionale. I poveri colleghi che mi hanno sostituito, invece di vedere facilitato il loro lavoro con l’avvento dei computer, si sono trovati a fare un doppio lavoro o una doppia procedura. Per fare un esempio: per inserire nel registro d’anagrafe un neonato era sufficiente farlo su una scheda anagrafica; adesso, per colpa di governanti incompetenti, bisogna farlo anche sul computer.
E devo dire che il compianto Paride Gullini, con i tantissimi iscritti all’ANUSCA, ha condotto molte battaglie contro provvedimenti sbagliati che il legislatore si ostinava a non correggere, senza fare tesoro di un’associazione i cui aderenti vivevano quotidianamente le difficoltà dell’ufficio e che quindi potevano, loro sì, mettere a disposizione la loro esperienza sul campo.
Sono stati tantissimi i convegni, i meeting e i corsi di aggiornamento nazionali, regionali e provinciali organizzati da Gullini. Ho partecipato a molti di questi: oltre alle lezioni dei docenti, traevo beneficio dal confronto con i colleghi di altri comuni, che tante volte mi aiutavano a risolvere quesiti. Insomma, grazie al presidente Gullini eravamo diventati una famiglia: rimanevamo amici dopo gli incontri e familiarizzavamo subito. Poi, se ce ne fosse bisogno, Gullini ha nominato vicepresidente il collega di Gioiosa Ionica, vicino al mio paese Bivongi, Mimì Linarello, molto dinamico e perciò organizzatore di molti incontri di aggiornamento.
Però devo dire che, prima di andare in pensione, ho avuto la fortuna di usufruire nel mio lavoro della riforma di un oculato e geniale legislatore: Bassanini. E lo ringrazio tanto a nome dei miei colleghi perché, introducendo l’autocertificazione, ha eliminato quasi totalmente le file di richiedenti certificati. Un’altra riforma che va accolta con grande piacere e gratitudine è quella che riguarda l’ufficio amministrativo, che tante volte viene accorpato ai servizi demografici: le gare per le forniture al comune e le liquidazioni delle fatture, che prima erano di competenza dei sindaci, ora vengono gestite dall’ufficio amministrativo.
Ed è per questo e per i suoi tanti meriti che ho avuto l’ispirazione di dedicare questa poesia a Paride Gullini; essendo stata molto gradita, è stata pubblicata nel 2004 sul notiziario nazionale dell’ANUSCA.
POESIA
Un giorno di molti anni fa Paride Gullini
pensò qualcosa per farci sentire più vicini.
Eravamo dei poveri impiegatucci incompresi,
passavamo tristi giorni, anni e mesi.
Gli amministratori, sempre lontani dalle nostre funzioni,
pensavano solo a riparare strade e muri dopo le alluvioni.
Per loro importanti tecnici e ragionieri,
snobbavano e trascuravano i nostri mestieri.
Uno squarcio indelebile sei riuscito a creare:
dallo Stato centrale abbiamo avuto riconoscimenti.
Dopo tanti convegni, meeting e seminari siamo contenti,
ci siamo riscattati da una condizione immeritata,
per noi adesso la strada è spianata.
Ci siamo elevati spiritualmente
perché vogliamo servire bene e meglio la gente,
che in noi trova l’interlocutore più immediato,
anche davanti a una donna che col marito ha litigato.
Sei stato una guida su questa scia,
non voglio esagerare, ma quasi un messia,
grande intuizione, una vera profezia:
hai capito che per noi l’istruzione è importante,
dato che nel nostro lavoro le difficoltà sono tante.
Ci hai aiutato a conoscere meglio la nostra professione,
anche per riscattarci da una umile condizione.
A Gioia Tauro ho avuto il piacere di incontrarti
e nell’occasione salutarti e ringraziarti,
sia perché ci hai fatto sentire tutti fratelli,
perché prima eravamo un po’ monelli,
e poi per esprimere la mia grande soddisfazione
di vederti felice vicino al sindaco Torrione.
Come tutti i calabresi ha un cuore grande e bello,
ed ecco perché nella giunta ha messo Mimì Linarello.
Io, che sono quasi prossimo alla pensione,
ti prometto che verrò ancora a qualche tua lezione.
Mi piace stare con i miei sorridenti,
che grazie a questo tuo giocattolo sono molto contenti:
escono dalla noia e dall’incomprensione,
che oggi finalmente appartiene a poche persone.
Voglio completare questo mio articolo ricordando un episodio di alto valore morale, solidale e di profonda e invidiabile umanità. Subito dopo la tragica uccisione del bambino americano Nicholas Green, Paride scrisse una lettera a tutti i sindaci d’Italia invitandoli a dedicare una via, una piazza, un parco per ricordare il povero Nicholas. Felice Valentin, il compianto sindaco di allora, ed Ernesto Riggio mi consultarono e insieme abbiamo scelto di intitolare il parco naturale al bambino americano. Per il racconto dell’evento, realizzato in modo impeccabile e commovente, vi rinvio al mio articolo che pubblicherò fra pochi giorni in occasione dell’uccisione di Nicholas Green, il quale, a dimostrazione dell’affetto del comune di Bivongi, la prossima estate sarà ricordato con un busto in giada offerto dall’artista bivongese Cosimo Geracitano.
