Il tempo della pazienza… Riflessione di Giovanni Di Landro sulla giornata mondiale dei nonni e degli anziani

Il tempo della pazienza… Riflessione di Giovanni Di Landro sulla giornata mondiale dei nonni e degli anziani

“Quanta pazienza hai!”. È questa una frase che, sovente, viene detta per elogiare una persona, riconoscendo in essa una virtù (la pazienza appunto) che sembra ahimé quasi scomparsa o che comunque raramente si trova nella maggior parte delle persone ormai.

Eppure c’è stato un tempo in cui la pazienza era tutto! Bisognava aver pazienza per fare ogni cosa, ogni momento della vita era accompagnato dalla pazienza, c’era quella necessaria per preparare il pane o la pasta fatti in casa, quella necessaria per fare il bucato, quella necessaria per rammendare i vestiti, o per zappare e seminare la terra a mano e via dicendo.

Nei racconti dei miei nonni questa virtù compare spesso, poiché ai loro tempi era la base per poter fare tutto, per poter vivere la vita. Se non si portava pazienza non si viveva!

Eppure, accanto e insieme alla pazienza, si sviluppavano molte altre virtù che i nostri nonni coltivavano bene e che hanno saputo tramandare a noi negli anni.

Ricordo con affetto i racconti di mio nonno che mi diceva quanto fosse difficile, dura e faticosa la vita un tempo, eppure ha sempre detto una frase che ricordo sempre nitidamente: “Comu eravamu stupidi na vota!”, ma quell’ “essere stupidi” voleva dire essere semplici, essere umili, essere di buon cuore, vivere alla giornata senza presunzione, senza la frenesia della vita di oggi.

Mia nonna invece, per esempio, mi racconta spesso quando da bambina venne inviata a svolgere la mansione di donna di servizio (oggi la chiameremmo colf!) presso una famiglia a Gallico, lei era ancora una bambina (all’epoca si usava fare così!) ed era il tempo della Seconda guerra mondiale e ricorda bene quando i cacciabombardieri volavano nei cieli incutendo terrore ed anche quando qualche bomba veniva sganciata mentre lei, in preda al panico, si metteva a correre all’impazzata in qualunque posto si trovasse.

Io ormai ho quasi raggiunto i 40 anni e per i “ragazzi” della mia generazione i nostri nonni erano quelli consumati dal lavoro e dalla fatica, instancabili, che vivevano in un mondo semplice ma duro e senza le tante comodità che abbiamo noi oggi. Soffrivano ma non si lamentavano, avevano poco ma gioivano del poco. Le giornate iniziavano presto, non c’erano le lavatrici che alleggerivano il peso del bucato, bisognava partire di buon mattino e andare (spesso anche con bambini piccoli al seguito!) alle fiumare dove fare il bucato era una cosa lunga e faticosa, eppure non ho sentito mai mia nonna parlare nei suoi racconti di ciò lamentandosi, anzi, spesso ciò era anche un modo per svagarsi, per vivere all’aria aperta e per occupare le giornate. I ragazzi di oggi invece senza il loro smartphone o il loro tablet si sentono persi!

Ogni oggetto aveva valore ed importanza, ogni pezzetto di pane veniva rispettato, scarpe e vestiti si aggiustavano, alcuni addirittura si tramandavano, gli utensili venivano custoditi, puliti e riutilizzati, le bottiglie dell’acqua e del latte erano in vetro e si riutilizzavano, perfino le siringhe (che erano in vetro!) erano di quelle che si lavavano, si bollivano per essere sterilizzate e poi si riutilizzavano. Questo forse per i ragazzini di oggi sembra qualcosa di impossibile, eppure era così. Talvolta, pensando a questo modo di vivere, mi viene quasi il sorriso poiché penso alla tanto decantata oggi tutela dell’ambiente, che, probabilmente, era maggiormente rispettato dai nostri nonni piuttosto che da noi che oggi ci riempiamo la bocca di ambientalismo e tutela ambientale, ma che nel concreto non facciamo altro che danneggiare la nostra terra ogni giorno! Parlano oggi di tutela dell’ambiente! Oggi, in questo mondo in cui quasi tutto è “usa e getta”! Quella era vera tutela dell’ambiente, dove tutto si riutilizzava e nulla si sprecava! È pur vero che, sicuramente, negli anni è aumentata la sicurezza, la pulizia e la prevenzione ma, se si leggono poi certe storie… nemmeno così tanto!!

Eppure, dentro quella vita fatta di sacrifici e di fatiche, c’era una ricchezza che spesso oggi fatichiamo a riconoscere. C’era il tempo che passava perché si era sempre impegnati a fare qualcosa, c’era il piacere della soddisfazione di aver prodotto qualcosa grazie ai propri sacrifici, c’era la gioia di parlare e di comunicare veramente, c’era la bellezza dell’attesa, per esempio, di ricevere una lettera o di aspettare un determinato periodo dell’anno per poter avere qualcosa di particolare.

Oggi viviamo in un mondo molto diverso. Oggi invece abbiamo tutto e sempre, e vogliamo e pretendiamo tutto e sempre! Abbiamo comodità che i nostri nonni potevano solo sognare; con un “clic” possiamo comunicare con chiunque e dovunque, lavorare, ordinare cibo pronto, acquistare tutto ciò che vogliamo. Le nostre case sono piene di oggetti che ci fanno risparmiare tempo e fatica e che, spesso, nemmeno usiamo. Abbiamo tutti gli agi possibili e immaginabili, eppure, a volte, proprio in mezzo a tutti questi agi, ci sentiamo comunque stanchi, comunque soli. Abbiamo tutto più veloce eppure perdiamo più facilmente la pazienza. Si, la pazienza! Forse la dote che più si è persa negli anni. La pazienza era proprio ciò che contraddistingueva la vita dei nostri nonni, dei nonni dei ragazzi della mia generazione, che, con pazienza, facevano tutto, con pazienza affrontavano tutto, c’era bisogno di tempo all’epoca per ottenere le cose; ora invece non c’è più bisogno di tutto questo tempo per ottenere tante cose, eppure abbiamo ancora meno pazienza dei nostri nonni! Abbiamo tutto eppure non abbiamo mai tempo per fare nulla, per comunicare, per viverci, per guardarci negli occhi.

Io non so quale epoca sia la migliore, né voglio saperlo, né tanto meno credo sia importante stabilire ciò; ogni epoca ha ed ha avuto le proprie difficoltà e i propri problemi, e non penso nemmeno che i problemi di una volta siano migliori o peggiori di quelli di oggi. Mia nonna ripete spesso questa frase: “Na vota c’era cchjù rispettu e cchjù amicizia! Forsi eranu megghju i tempi i na vota!”, se lo dice lei che ha avuto modo di vivere quei tempi e questi e di poter far dunque un confronto, probabilmente c’è da crederle. Mi racconta spesso di quando si produceva tutto in casa e si condivideva tutto con i parenti, con gli amici, con i vicini; di quando a Natale ci si invitavano a vicenda tra vicini per celebrare la nascita di Gesù Bambino, o di quando, per la festa patronale, la gente brulicava in paese e non c’era certo il problema di riuscire a trovare qualcuno che facesse “la nottata” al Calvario o all’Eremo, visto che c’era sempre tantissima gente disponibile, e, talvolta, ci si metteva anche a banchettare con cibi e prodotti preparati in casa e fatti a mano, e i momenti di preghiera si fondevano con quelli di convivialità e questo aiutava sicuramente a rafforzare i legami e i sentimenti. Credo di poter dire che questo si avvicini molto al concetto di “comunità” di cui molti ultimamente si riempiono la bocca senza però, purtroppo, cognizione di causa!

Ma a prescindere da tutto ciò, un punto credo sia davvero importante: non dobbiamo dimenticare! Non dobbiamo dimenticare la vita di quelle personcine che oggi hanno qualche ruga in viso, che camminano a fatica, aiutate magari da un bastone, che non vedono o non sentono più tanto bene, ma che dobbiamo ringraziare ed ammirare immensamente, perché noi oggi possiamo vivere nelle comodità che loro invece potevano solo sognare (o forse nemmeno questo!); e se noi oggi abbiamo ogni comodità è anche grazie ai sacrifici e alle rinunce di chi ha vissuto quei tempi con pazienza e con abnegazione, lavorando sodo spesso proprio affinché potessero dare ai propri figli o ai propri nipoti un futuro migliore, più leggero, più sicuro.

Nello scrivere questa mia riflessione non nascondo che un velo di commozione mi pervade, perché sento che quella generazione sta piano piano scomparendo, la generazione che ha dovuto conquistarsi tutto con fatica, la generazione che ha vissuto la guerra, la “generazione d’acciaio” ci sta lasciando! Io non voglio essere fatalista, ma spero con tutto il cuore che noi saremo all’altezza di quella generazione!

Non voglio rimpiangere il passato, come ancora forse qualcuno dice che io faccia, anche perché, come ho già detto in altre occasioni, bisogna sicuramente sempre valorizzare e credere nei giovani, nello sviluppo tecnologico e nell’avanzamento della scienza, ma non dimentichiamo la semplicità, la pazienza, il rispetto, il sacrificio, l’amore, la gratitudine, la capacità di lavorare insieme, la fratellanza e tutti gli altri meravigliosi valori che hanno contraddistinto la vita dei nostri nonni, nonché le sofferenze, i patimenti, i tempi della guerra e talvolta la fame e la povertà che hanno dovuto affrontare. Perché il progresso tecnologico ci avrà forse regalato comfort e lussi, ma non i veri valori della vita, che invece ci vengono trasmessi da chi ha affrontato tempi duri con coraggio e oggi ci racconta la propria storia con pazienza e con amore.

Giovanni Di Landro

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