Caro carburanti, Ammendolia: “La Locride non può restare in silenzio. Tocca a sindaci, sindacati e associazioni prendere in mano la situazione”

Caro carburanti, Ammendolia: “La Locride non può restare in silenzio. Tocca a sindaci, sindacati e associazioni prendere in mano la situazione”

di Ilario Ammendolia

La Calabria sta pagando un prezzo altissimo al caro energia, al caro carburanti e, più in generale, all’aumento del costo della vita. Un peso che ricade sulle famiglie, sui ceti medi e, ancora più duramente, sulle persone più fragili.
In questi giorni agricoltori, autotrasportatori, pescatori e altre categorie produttive stanno protestando in diversi punti della regione. A Davoli, a Vibo Marina, a Lamezia, nel Cosentino e in altri territori la mobilitazione ha già assunto una dimensione regionale.
Eppure la politica organizzata sembra non accorgersene.
Fino a pochi giorni fa i partiti erano mobilitati e presenti ovunque per il voto. Oggi, di fronte alla sofferenza sociale che attraversa la Calabria, sembrano spesso incapaci di ascoltare e di dare una risposta.
È un errore grave.
La Locride, in particolare, ha alle spalle una lunga storia di lotte popolari, di partecipazione e di battaglie civili. Non possiamo permetterci di disperdere questo patrimonio proprio adesso.
E c’è un’altra ragione per cui non possiamo disertare il campo.
In questi giorni il Governo ha compiuto un passo decisivo verso l’autonomia differenziata per Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, con i relativi disegni di legge ora destinati all’esame del Parlamento.
È una scelta che, a mio giudizio, rischia di accentuare le differenze territoriali e di rendere ancora più difficile la condizione di regioni come la Calabria.
Il Sud non può limitarsi a subire.
Dobbiamo attivarci. Non necessariamente bloccando il traffico o esasperando lo scontro: esistono forme di mobilitazione democratica, civili e moderne, che possono essere altrettanto forti ed efficaci.
E non lo dico per paura.
Uno dei pochi motivi di orgoglio che mi porto dietro è di essere stato, in passato, più volte denunciato e portato in tribunale per manifestazione non autorizzata, blocco stradale e occupazione di pubblici edifici.
Ma i tempi cambiano e anche le forme della protesta possono cambiare.
Oggi tocca ai sindaci, ai dirigenti politici e sindacali, alle associazioni, alle organizzazioni democratiche della Locride prendere in mano la situazione.
Non per cavalcare la protesta, ma per darle voce, rappresentanza e obiettivi.
Perché quando le istituzioni non ascoltano, la politica si svuota. Quando i partiti smettono di rappresentare i bisogni reali, rischiano di trasformarsi in strutture autoreferenziali. Quando i sindacati non riescono più a dare voce a chi lavora, perdono una parte essenziale della loro ragione d’essere.
Io non ho alcuna velleità e so perfettamente di non essere più nelle condizioni di promuovere iniziative come un tempo.
Ma sento il dovere di testimoniare.
Di ricordare che la partecipazione popolare non è un reperto del passato.
E che, soprattutto in Calabria, rassegnarsi non è una soluzione.
PS. Si parla spesso, giustamente, di lotta alla mafia. Ma dovremmo ricordare che la disperazione, l’isolamento e la sensazione di essere abbandonati dalle istituzioni possono diventare terreno fertile per il potere mafioso. Combattere la criminalità significa anche impedire che una persona che subisce un’ingiustizia non sappia più a chi rivolgersi e finisca per cercare altrove protezione, ascolto o giustizia.

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