
Danneggiata e rimossa da Piazza Bottari la panchina dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, RinnoviAmo Caulonia: “Condannare senza attenuanti”
Questa mattina, sui gradoni dietro la rotonda, abbiamo ritrovato la panchina dedicata alla lotta contro la violenza sulle donne, quella che era stata installata in piazza Bottari. Qualcuno l’ha portata fin lì e l’ha rotta.
Quella panchina vale ben più della sua funzione di arredo urbano, perché porta con sé un messaggio di attenzione, di rispetto e di impegno contro una violenza che in questo Paese continua a uccidere donne e che comincia molto prima del fatto di cronaca, dentro le parole e i gesti che ogni giorno si lasciano passare. Chi la colpisce colpisce quel messaggio, che ne sia consapevole oppure no.
Vogliamo credere che chi l’ha spostata e rotta non sapesse che cosa stava danneggiando, perché l’ipotesi contraria renderebbe il gesto assai più grave. Le due ipotesi, però, portano allo stesso punto, dal momento che una comunità nella quale un simbolo del genere viene distrutto senza che lo si riconosca ha un problema esattamente come quella nella quale viene distrutto proprio perché lo si è riconosciuto.
La spiegazione più comoda sarebbe quella dell’emulazione, dell’imitazione di ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni. Non regge, però, alla memoria di chi vive qui, perché episodi dello stesso tipo si sono già verificati negli anni passati, su altri beni comuni e in altre stagioni.
Quando una cosa si ripete smette di essere un’emergenza e diventa un problema, e i problemi non si affrontano con l’indignazione di un giorno, ma con tre impegni che chiediamo alla comunità e alle istituzioni di assumere insieme.
Educare. Il rispetto per ciò che appartiene a tutti non si trasmette da sé, va insegnato e va ripetuto. Ci rivolgiamo ai più giovani, alle famiglie, alla scuola, alle associazioni che in questo paese tengono in piedi ciò che le istituzioni lasciano cadere, e chiediamo che il prossimo 25 novembre non si risolva in una cerimonia e in una fotografia, ma apra un lavoro continuativo con gli istituti scolastici del territorio.
Vigilare. Gli spazi pubblici si difendono con la presenza e con la cura, perché ciò che nessuno guarda e nessuno mantiene diventa il bersaglio più facile. Chiediamo che i luoghi in cui questi simboli sono collocati siano illuminati, curati e sorvegliati. E chiediamo a chi ha visto o sa qualcosa di riferirlo alle autorità competenti, perché non si tratta di fare la spia, bensì di non lasciare sola una comunità che è stata offesa.
Condannare. Senza attenuanti, senza la parola “ragazzata” e senza il silenzio imbarazzato che di solito accompagna questi episodi. Chiediamo che la panchina venga riparata e ricollocata al suo posto, pubblicamente, perché la risposta a un gesto che cancella un messaggio consiste nel rimetterlo esattamente dove era.
Difendere quella panchina significa difendere un principio che non può essere messo da parte, dato che una comunità la quale si abitua a veder cadere i propri simboli finisce per abituarsi anche a ciò che quei simboli denunciano.
RinnoviAMO Caulonia
