Razzismo di Stato – di Francesco Violi

Razzismo di Stato – di Francesco Violi

Riceviamo e pubblichiamo

Quasi tutti sono pronti a giurare che viviamo in un paese democratico in cui i diritti di tutti sono garantiti indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali, e ad ogni bambino che nasce sono garantite, in base alla Costituzione, pari opportunità di qualunque altro indipendentemente dallo status dei genitori. Ma non è così, forse lo è stato per un periodo, ma ora non più, anche se pochi se ne sono accorti: i figli che nascono in famiglie agiate hanno più possibilità di studiare e di far carriera di quelli che nascono in famiglie povere e non possono permettersi gli studi neanche se i loro genitori lavorano e neanche se loro stessi lavorano. Le disparità sociali aumentano, la società risulta spaccata tra un gruppo di persone che non arrivano a fine mese e un atro che diventa sempre più agiato che non conosce crisi e guarda gli altri, i meno agiati, con disprezzo e con fastidio.
Nel gruppo disagiato, specie nelle periferie delle grandi città, c’è di tutto: migranti che lavorano, criminali che spacciano, ragazzi che crescono ai margini di una società che non li integra, nella quale non hanno un ruolo e non hanno un futuro, conoscono un solo i social (anche se frequentano le scuole), come cattivo maestro che insegna loro la violenza e l’intolleranza verso gli altri, verso quelli che hanno più risorse economiche e in loro cresce il desiderio di vendetta,  violenza che ogni giorno tirano fuori  scontrandosi tra di loro e, talvolta come accade  durante le manifestazione di questo inizio d’autunno, si manifesta con azioni criminali e devastazioni nella parte delle città dove vivono le persone più agiate.  In Lombardia i suprematisti, sempre più arroccati nei loro rifugi dorati al centro delle città, chiamano questi che considerano dei criminali “Maranza”. Il termine non è solo dispregiativo, come molti pensano, ma oltre ad essere discriminatorio è un termine razziale: non significa teppista o ragazzino criminale ma “marocchino nato in Brianza” alludendo alla origine dei genitori di questi ragazzini che dovrebbero essere considerati italiani a tutti gli effetti legali specie se sono nati da cittadini italiani. Il termine di per se, con il contributo dei nostri rappresentanti di governo e dei giornalisti che lo usano con leggerezza e disinvoltura, non fa altro che ghettizzare queste persone in una sorta di apartheid: nel secolo scorso erano stati gli Ebrei ad essere discriminati, “antisemitismo” lo chiamavano, ora sono le persone di origine Araba a prendere il loro posto come nemico nell’immaginario delle destre; come lo chiameremo, forse “antiarabismo”? 

Il nostro governo tramite la Premier, emana un decreto, ottavo decreto sicurezza, in cui inasprisce le pene già previste per i disordini e i saccheggi dei negozi e prevede il fermo e l’arresto per i minori coinvolti, una volta identificati, senza curarsi del loro status sociale. “Tra 12 e 18 anni sono in grado di intendere e volere” perciò possono essere puniti. Puniti, non educati come ci si aspetterebbe.
Nessun accenno per capire le ragioni del disagio, anzi qualcuno ipotizza la “sospensione della cittadinanza” per chi commette certi reati. Assurdità colossale: come dire curare la scottatura con il fuoco! Proprio una delle ragioni di della protesta è la cittadinanza negata ai nati in Italia da genitori stranieri per la legge Bossi- Fini che da più di 25 anni ormai ha di fatto reintrodotto il razzismo in Italia, con totale indifferenza di tutti, istituzioni comprese, e contro la Costituzione. La legge andrebbe abolita, cancellata, ma in questi anni è stata sempre più inasprita perché, pur non servendo a niente, viene considerata un deterrente per limitare la presenza e l’accesso degli stranieri in Italia. Nonostante tutto l’ennesimo decreto, praticamente inefficace e assolutamente inutile dal punto di vista dell’aumento della sicurezza perché promette di intervenire sugli effetti non sulla prevenzione e sulle cause dei disordini, ha conseguito un grande successo tra i simpatizzanti di questa classe dirigente che sta portando il nostro paese verso un inesorabile declino, verso la fine della nostra civiltà, anche per l’incapacità di  gestire e introdurre nella nostra società i cambiamenti e le innovazioni, ma neanche in grado di far tesoro dei pochi giovani rimasti che sono abbandonati a se stessi, nonostante gli sforzi notevoli di un nutrito gruppo di docenti che ogni giorno, nelle scuole, si sforza a dare loro una preparazione dignitosa e una educazione che consenta  agli stessi di affrontare  il lavoro o il prosieguo degli studi.

Qualcosa di simile sta accadendo con le proteste dei camionisti per il caro carburanti. Per fermare le proteste il ministro delle infrastrutture ha promesso loro un contributo “una tantum” per dire. Ma loro ovviamente non sono contenti perché vorrebbero una diminuzione del prezzo dei carburanti, un cambiamento strutturale insomma, in attesa di una rivoluzione energetica con l’avvento delle trazioni ad idrogeno o a batteria che, pur essendo pronti dal punto di vista tecnologico, non sono disponibili nell’immediatezza per i costi e mancanza di infrastrutture. In altre parole un autotrasportatore che ha investito almeno 400 mila euro per ogni macchina diesel, prendendo quello che il mercato offriva, ha necessità di ammortizzare in una ventina di anni le spese prima di imbarcarsi in una nuova avventura con un nuovo camion, magari ad idrogeno.
Neanche stavolta i governanti sono venuti incontro alle richieste, anzi hanno cercato di interrompere le proteste che creano disagi soprattutto nella distribuzione degli alimenti deperibili. Per far questo hanno ipotizzato, dopo aver identificato (senza alcun motivo) centinaia di autotrasportatori,  fantomatiche infiltrazioni mafiose tra questi. Già, le proteste sono partite dalla Calabria, regione tradizionalmente considerata mafiosa, si poteva non pensare ad una regia malavitosa dietro ai presidi e ai blocchi delle merci?

Francesco Violi

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