
Caulonia, Maiolo risponde ad Ammendolia: “La partecipazione è un valore in sé. Le questioni aperte non si risolvono svuotando l’aula, ma riempiendola”
ALL’EX SINDACO DI CAULONIA, ILARIO AMMENDOLIA
Caro Ilario,
ti ringrazio per le tue parole, che leggo sempre con attenzione e rispetto. Lo dico senza formalità alcuna, visto che nel nostro rapporto non ce n’è mai stato bisogno, ma ogni volta che intervieni nel dibattito pubblico del nostro paese per me sei un punto di riferimento. La tua esperienza e la tua passione per Caulonia meritano ascolto, anche quando non la pensiamo allo stesso modo, ed è capitato spesso.
Proprio per questo ti rispondo con franchezza. Credo che la partecipazione sia un valore in sé, a prescindere dall’ordine del giorno. Un Consiglio comunale non è meno importante perché tratta questioni tecniche. Anzi, è spesso lì, nei passaggi di bilancio, che si decide come vengono gestite le risorse di tutti. Invitare i cittadini a esserci non significa oscurare nulla.
Significa aprire le porte dell’istituzione consiglio comunale, in ogni occasione.
Ricordo bene che, quando eri sindaco, l’eccellente Presidente del Consiglio Federica Roccisano aveva l’ottima abitudine di affiggere manifesti sui muri del paese per comunicare la convocazione del Consiglio. Era un gesto semplice, ma diceva una cosa chiara, che il Consiglio appartiene ai cittadini. È lo stesso spirito con cui ho scritto quel post di invito, come faccio sempre, ogni volta che viene convocato un consiglio comunale.
Quanto al merito delle questioni che sollevi, non posso che darti ragione. Quello che è stato messo sul tavolo attende risposte, e quelle risposte devono essere date anche pubblicamente, non solo nelle stanze del comune o tra pochi. Non è una faccenda privata, e non va trattata come tale.
Ma permettimi di dire una cosa senza peli sulla lingua. La dignità dell’istituzione si difende non tacendo ciò che non funziona, non restando silenti ad alzare la mano di fronte alle storture. Io, in quella seduta, ho scelto di parlare ai cittadini chiaramente. E credo di aver onorato l’istituzione e la democrazia, a differenza di certe reazioni scomposte e francamente sconcertanti arrivate tanto da parti della maggioranza quanto da parti della minoranza.
Per le stesse ragioni, però, non posso condividere il tuo invito a fermare il Consiglio e a pregare i cittadini di restare a casa. Mi sembra una provocazione che rischia di andare nella direzione opposta a quella che auspichi. Il Consiglio non si ferma, ha atti da approvare e ratifiche di bilancio che hanno scadenze di legge, e bloccarlo significherebbe fermare il Comune. E soprattutto, chiedere alle persone di non partecipare, detto da chi ha guidato questo paese, mi pare un paradosso. Le questioni aperte non si risolvono svuotando l’aula, ma riempiendola.
Per questo penso che i cittadini debbano esserci, non restare a casa. Un’istituzione si difende con la presenza e con la trasparenza, non con il silenzio.
Con stima e affetto,
Giovanni
