Perchè Gustando il Borgo emoziona

Perchè Gustando il Borgo emoziona

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Gustando il Borgo 2015: post, hashtag, selfie, scatti professionali e non. Due serate piene, fiumi di gente, cordoni di persone volti a scrutare qualcosa che li potesse meravigliare: un oggetto fatto a mano, una marmellata da poter assaggiare, una magia a cui assistere tra i vicoli gioiosani. E’ una bomboniera Gioiosa, dominata da due sfumature predominanti: una data dai lampioni che illuminano il centro storico, luce gialla, forte e accecante da vicino, fioca da lontana che riflette sulle mura, sulle piante che adornano i balconi, sulle tendine delle finestre; l’altra è un’esplosione di colori: i ventagli che inaugurano l’inizio del percorso, i vestiti dei bambini, il fucsia della maglietta ufficiale di Gustando il Borgo indossata dai ragazzi che hanno creato l’evento, che come tante pedine vedevi spostarsi e intrufolarsi tra la gente, come un gatto che trova una via di fuga, per raggiungere le varie postazioni, per assicurarsi che tutto stava procedendo nel migliore dei modi; il vestito a fiori di una donna che ha deciso di sentirsi bella e naif. Una band suona canzoni che svegliano ricordi nei più adulti, quando ai tempi della giovinezza quelle melodie si ballavano nelle balere. Un padre ed una figlia equilibristi si esibiscono mostrando a tutti la loro fluidità. Immagino lo stesso padre anni e anni fa, prendere in braccio la propria figlia e farla “volare” su in alto, come si fa con i bambini. Chissà se questo papà avrebbe mai immaginato che sarebbero diventati dei professionisti, insieme, e di riuscire a farla salire su, in alto in alto, come ieri sera presso la piazzetta della villetta comunale.

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Ballerine di danza del ventre muovono i loro corpi sinuosi, alcune dalle più burrose forme, che apprezzo maggiormente. Una bambina si incanta a guardarle e cerca di imitarne la coreografia, anche se dà l’idea di una ranocchia che salta fuori dallo stagno. Sogna anche lei di diventare brava e sensuale. I ballerini di break dance, invece, che danno tanto l’idea di rapper americani con cappellini indossati di traverso ed una canotta dalla taglia comoda, sono dei semplici studenti: chi in medicina, chi è diventato già ingegnere, seri e posati quando non si ritrovano a testa in giù. Anna Saragaglia, ballerina di tip tap, dice di essere di Parigi e invece si scopre essere una simpatica barese. Il madonnaro, che ha realizzato uno splendido San Rocco coi gessetti colorati al centro della Piazza Vittorio Veneto, ha catturato l’attenzione di tutti. San Rocco i gioiosani sono abituati a guardarlo con lo sguardo in su, quando la statua viene portata tra le strade del paese l’ultima domenica di agosto o quando gli si va a porre un saluto in chiesa. Lui è poggiato lì, in alto sulla vara ed i più bassi, quelli con cui la natura è stata meno generosa con l’altezza, si alzano sulle punte dei piedi per far arrivare quel bacio-saluto dovuto. Invece in queste due sere lo sguardo era rivolto in giù, a questi occhi del Santo disegnati sull’asfalto, alle mani che sembravano vere.

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E’ una passeggiata gastronomica, di un bicchiere di vino locale sorseggiato mentre un mago sorprende una schiera di bambini seduti a semicerchio. E’ un tovagliolo tenuto in mano inzuppato di olio di semi e di olio di gomito, amorevolmente usato da donne calabresi per soddisfare i palati di coloro che si sono recati all’evento. E’ il suono assordante dei tamburi che ti entra nelle viscere. E’ un paese in festa che vive di tradizioni, di sapori, di odori che si impregnano addosso, di persone che cercano lo stupore. Bambini riposano in passeggini e sognano dopo aver guardato il mangiafuoco: meraviglia e paura allo stesso tempo. Giovani e non si recano a Gioiosa da fuori: vale la pena fare i chilometri per un evento che da 7 anni regala momenti di magia. E’ il fischio di inizio per la settimana più bella di Gioiosa, quella che tutti ricordano, quella che i nostri nonni ci hanno più volte raccontato, quella di un evento che non è un qualcosa 2.0, ma che parte da lontano, dalle foto in bianco e nero, quando sotto la statua di San Rocco ci poteva trovare Rosa a ‘Ciecia, col suo grembiule a fiori. Non puoi innamorarti di un paese così, in un’afosa serata di fine agosto. E’ un amore di fine vacanza, che come un flirt estivo ha giusto la durata di una settimana, ma che vale la pena di essere vissuto, per l’intensità e il trasporto con cui ti coinvolge. I ringraziamenti ci sono già stati, per cui non vogliamo chiudere con formalità e paroloni e titoli. Diciamo semplicemente grazie, a chi lo ha organizzato e a chi vi ha partecipato, rendendo questo evento speciale, come sempre. Auguriamo una buona settimana di festeggiamenti, all’intera popolazione gioiosana e a chi vorrà venirci a trovare.

gustando il borgo

Le foto utilizzate sono state salvate dalla pagina facebook GIOIOSA JONICA (RC).

  1. Francesco Tuccio 27 Agosto 2015, 1:06

    splendida prosa, pittoresca e dinamica, fa gustare il borgo anche a chi non c’è stato

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