Le sagge parole di Badara Seck

Le sagge parole di Badara Seck

badara seck

Badara Seck, senegalese, compositore e cantastorie in lingua africana, talvolta anche in italiano e inglese. Scoperto un giorno da un americano che si trovava in Burkina Faso, che lo portò a Los Angeles. Ha studiato al conservatorio, si è formato, ha lavorato per otto anni con Massimo Ranieri. I ragazzi del progetto Sprar di Gioiosa Jonica pendono dalle sue labbra, mentre racconta la sua storia. Ha ben capito come funziona l’Occidente Badara, ce lo spiega avanzando un’attenta analisi della nostra cultura, che è ben lontana da critiche: è la fotografia di un uomo che ha osservato molto. Usa più volte, seduto nel cortile della sede ReCoSol, in un pomeriggio caldo e afoso, la parola COMPROMESSO.

Sembra quasi un intercalare: la inserisce dappertutto, si adatta bene a tutte le frasi. Il compromesso sta nel venirsi incontro: gli italiani e gli africani devono cedere il 50% della propria cultura per poter vivere serenamente insieme. “Il razzismo non esiste. Nessuno nasce razzista. E’ puramente una questione di ignoranza e di non conoscenza dell’altro”. Sull’accoglienza Badara Seck spiega che probabilmente qualcuno ne ha approfittato, come i grandi uomini di potere, “Di certo non queste persone che lavorano per voi tutti i giorni”, dice, riferendosi agli operatori del progetto Sprar; “Voi non lo sapete, ma questi operatori hanno una propria vita al di fuori del progetto e vengono a lavorare tutti i giorni portando a volte un pezzetto dei loro dolori, delle probabili sofferenze che possono avere nella propria famiglia. E se un giorno li vedete straniti, provate a chiedere: cosa c’è che non va? E’ successo qualcosa? Lo stress è un problema europeo. Gli africani non conoscono lo stress, ma gli occidentali sì. Dovete comprenderlo e andare loro incontro, così come loro fanno con voi quotidianamente”.

IMG_0169     IMG_0173

Badara Seck spiega ai ragazzi come in Europa si viva troppo di individualità: per tale ragione gli italiani hanno bisogno dell’esperienza narrata e vissuta dagli africani, del loro coraggio dove potervi ritrovare la forza di vivere: è una terapia culturale e collettiva. E forse in questo il Sud Italia è avvantaggiato, “C’è un motivo perché la chiamano Calafrica”, spiega Badara Seck. Tutti ascoltano il piacevole monologo di Badara caratterizzato da un simpatico accento francese e da altri accenti messi sulle sillabe sbagliate. I ragazzi del progetto Sprar pongono domande, vedendo in lui un mentore, uno che ce l’ha fatta. Esprimono la loro preoccupazione per il futuro, la paura di non poter trovare lavoro e chiedono consigli su come poter favorire l’integrazione.

IMG_0171   IMG_0175

“L’integrazione deve partire dai bambini – spiega Badara- gli adulti ormai hanno schemi mentali fissi, difficili da modificare; ma i bambini sono innocenti: partite da loro. La soluzione per poter creare un futuro dignitoso è lo studio: io ho studiato tanto e ne ho avuto i risultati; perché se una persona sa, è colta, qualcuno può osservarti e dirti Ehi, ho bisogno di te! Lo studio tiene la mente impegnata e quando sei concentrato stai bene. Se studiate, ci sarà sempre una possibilità. Dovete pensare positivo. Quando avete preso quella barca, non sapevate se foste sopravvissuti o meno, ed ora siamo qui a parlarne. Affidatevi alla fede, perché Dio ha un progetto per ognuno di voi: ognuno ha il proprio destino. Prendete il meglio degli italiani e buttate via il peggio: se loro lo faranno anche con voi, non potete che vivere bene insieme. Siate sani e in salute e non abbiate come tanti l’abbaglio dell’America. Osservate il territorio che vi sta intorno per comprendere da dove potete partire: c’è tanto verde qui. Fare i soldi in Europa è la cosa più facile che esiste: fare i soldi puliti lo è di meno. E pensate sempre a quelli più sfortunati di noi: ai siriani, alle bombe che scoppiano vicino alle loro case, perdendo la famiglia e la fede: per quelle persone la speranza non esiste più. Noi siamo nati solo poveri, purtroppo, ma possediamo molto altro: la musica, la gioia di vivere. Ora dobbiamo solo sperare che i nostri figli non affrontino quel viaggio in barca e la possibilità di morire. Dobbiamo organizzare la nostra vita, e dobbiamo farlo con solidarietà, italiani e africani insieme: un piccolo grande sacrificio comune”.

Badara Seck riesce a catturare la nostra attenzione per oltre mezz’ora e null’altro riesce a distrarci, né le prove di canto della struttura vicina, alle quali Badara si accoda dimostrando di conoscere bene i testi italiani, né gli schiamazzi dei bambini in bicicletta. L’incontro si conclude con un coinvolgente momento musicale.

Mi sento più ricca dopo aver ascoltato quest’uomo e noto nei migranti un po’ di commozione e una luce diversa negli occhi: la viva speranza, come Badara Seck, di potercela fare.

IMG_0177   IMG_0174    IMG_0172