L’editoriale: Stimo Calabrese ma oggi “sto con Federica”

Ho sempre avuto grande stima di Giovanni Calabrese, da ben prima che diventasse Sindaco di Locri.

Stima che a molti, a sinistra, è sempre parsa strana e che ho dovuto sempre spiegare quando arrivava l’inesorabile quanto stupida domanda: “Ma come, proprio tu che mantieni stretti contatti con l’Ambasciata del Venezuela e hai sempre difeso la rivoluzione bolivariana di Chavez, tu che sei stato in Bolivia a capire cosa fa Morales, tu che sei amico di Caruso e Casarini e che hai partecipato all’esperienza dei Social Forum, tu che sei cresciuto politicamente nella Rifondazione Comunista di Bertinotti, come fai a stimare uno di destra?”.

Si, l’ho sempre stimato perchè ne ho sempre apprezzato la sua vivace intelligenza e la sua scarsa diplomazia, dote rara tra chi entra nell’agone politico al di fuori dei movimenti antisistema.

L’ho sempre stimato, io di sinistra, perchè da quando mi sono liberato dai paraocchi dell’ideologia (e ce ne ho messo di tempo) ho sempre cercato di rendere quotidianità il “camminare domandando” degli zapatisti, mi sono sforzato di andare oltre le posizioni preconfezionate, oltre gli schemi semplicistici buoni solo per masse di idioti.

E allora ne ho apprezzato le posizioni dirette come la critica feroce all’inutilità gestionale dell’assemblea dei sindaci, luogo che testimonia l’incapacità intellettuale, prima ancora che amministrativa, di una classe politica di inetti.

Quanto accaduto ieri, ossia la contestazione alla Roccisano, mi ha deluso. Mi ha deluso perchè mentre in alcuni passaggi del suo discorso finale ho ritrovato la passione civica del Calabrese che stimo, l’idea di togliere la parola a qualcuno mi fa rabbrividire. Sono uno che è sempre stato insultato dai fascisti di sinistra (quanti ce ne sono, ahimè!) quando si è rifiutato di contestare in maniera pregiudiziale qualcuno. Alcuni di questi signori mi hanno perfino tolto il saluto solo perchè a Roma mi sono rifiutato di partecipare ad iniziative provocatorie. E vedere che Giovanni Calabrese è caduto nello stesso errore di questi soggetti mi provoca dispiacere.

Mi provoca dispiacere non perchè sia stata tolta la parola a Federica Roccisano, ma perchè è sgradevole il gesto in sè, chiunque ne fosse stato vittima. E questo dispiacere è amplificato dalla certezza di sapere Giovanni Calabrese alleato di questa Locride che non è maltrattata da nessuno se non da se stessa chè continua ad eleggere sindaci e politici di infimo livello. Troppo facile andare a cercare capri espiatori altrove, fuori da qui. “Chi è causa del suo mal pianga se stesso” dice il proverbio e noi siamo causa del nostro male.

ASCENSORE LOCRI FOTO 4

Non posso che apprezzare Calabrese quando scartando ogni ipocrisia grida contro quei medici e quei sindacalisti e quei dirigenti che sono la causa principale dello sfascio organizzativo dell’ospedale di Locri. In quegli slanci io percepisco Giovanni Calabrese come un alleato di chi pretende un cambiamento che sia anzitutto culturale.

E proprio per questa consapevolezza non posso che stigmatizzare quanto accaduto ieri, schierando il giornale che ho l’onore di dirigere dalla parte di chi difende la libertà di parola, dalla parte di chi sa che la critica anche feroce è il sale della democrazia ma la mancanza di libertà di espressione è l’anticamera del fascismo.

Mi auguro di ritrovare, nei prossimi giorni, il Giovanni Calabrese che ho sempre stimato, senza altre tentazioni autoritarie. Ma oggi “Io sto con Federica”.

Questa è l’epoca degli ismi: comunismo, capitalismo, marxismo, storicismo, progressismo, socialismo, deviazionismo, corporativismo, sindacalismo, fascismo: e nessuno s’accorge che ogni ismo fa rima con fanatismo. Questa è l’epoca degli anti: anticomunista, anticapitalista, antimarxista, antistoricista, antiprogressista, antisocialista, antideviazionista, anticorporativista, antisindacalista, antifascista: e nessuno s’accorge che ogni ista fa rima con fascista. Nessuno dice che il vero fascismo consiste nell’essere anti per principio, per bizza, cioè nel negare a priori che in ogni corrente di pensiero vi sia qualcosa di giusto o qualcosa da usare per cercare il giusto. È ad incasellarsi nel dogma, nella cieca certezza d’aver conquistato la verità in assoluto, sia essa il dogma della verginità di Maria o il dogma della dittatura del proletariato o il dogma dell’Ordine e Legge, che si perde il senso anzi il significato della libertà: unico concetto inappellabile e indiscutibile. Tant‘è vero che la parola libertà non ha sinonimi, ha solo estensioni o aggettivi: libertà individuale, collettiva, personale, morale, fisica, naturale, religiosa, politica, civile, commerciale, giuridica, sociale, artistica, di espressione, di opinione, di culto, di stampa, di sciopero, di parola, di fede, di coscienza. Al limite essa è l’unico ismo cioè l’unico fanatismo ammissibile: perché senza di essa un uomo non è un uomo e il pensiero non è pensiero.”

Oriana Fallaci

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