Un salto a Bivongi e San Giovanni Theristis…

Un salto a Bivongi e San Giovanni Theristis…

BIVONGI
UN VIAGGIO INDIETRO NEL TEMPO

Lì dove il profumo dell’erica incontra quello della malva e del tarassaco, dove la terra e la roccia si aggrovigliano sotto i piedi mentre il sole lascia spazio ad una leggera bruma autunnale, dove luoghi di culto raccontano di storie ancora occulte: lì mi sono trovata a trascorrere una di queste mattine autunnali, alla scoperta di tesori che sanno di inaspettato.

Giungo così a Bivongi, fiorente cittadina che sorge sul fianco destro della maestosa vallata dello Stilaro, dove la storia bizantina si unisce alla spiritualità ortodossa, tra sapori, cultura e arte che il tempo non è riuscito a scalfire. La mia prima escursione tocca principalmente i luoghi della spiritualità, che hanno fatto di questa cittadina uno dei più importanti baricentri del turismo calabrese.

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Avventurandomi lungo stradine inesplorate, mi dirigo verso il monastero dei SS. Apostoli, un antichissimo rudere risalente all’anno 1000. Prima ancora, il convento si costituì come fattoria con annessa cappella, posto sulla riva sinistra del fiume Assi. Con la venuta dei Normanni, il conte Ruggero il Normanno cedette il complesso monastico alla certosa di S. Stefano del Bosco di Serra S. Bruno con il compito di amministrare i casali di Bivongi e Bingi. Successivamente, Bivongi assorbì la contrada vicina, rimanendo sotto l’amministrazione dei certosini per ben 713 anni fino al 1807, quando divenne comune.

Proseguendo lungo la strada, arrivo al noto monastero di S. Giovanni Theristis, importantissimo luogo di culto di tutta la vallata. Il primo a ridare importanza al monastero è stato l’archeologo italiano Paolo Orsi durante la fine del 1800. Il presidio si trova al centro tra il fiume Stilaro e il fiume Assi, racchiuso da un’atmosfera in cui tutto richiama al monachesimo di un tempo. All’interno visse San Giovanni Theristis, santo italo-greco vissuto tra la fine del 900 e gli inizia dell’anno 1000.

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Giunta davanti al monastero incontro casualmente Ernesto Franco, un signore dall’aria molto colta, che da subito inizia a darmi qualche notizia in più su questo luogo dall’aspetto davvero mistico. Scopro che

Ernesto è stato per quasi un ventennio sindaco di Bivongi, maestro di scuola elementare dalla mente storica e dall’evidente spirito umanista. Mentre mi fa dono del suo libro, Piccole Storie Bivongesi, approfondisco il mio dialogo con lui, che si arricchisce man mano di notizie straordinariamente interessanti.

Ho riscoperto questo luogo quando ero sindaco della cittadina –afferma- e ho subito pensato a come riportare un luogo così importante all’attenzione degli studiosi. In occasione di un concorso fotografico presentato da una trasmissione di Mike Buongiorno, pensai di inviare la foto del monastero, la quale arrivò seconda, facendo conoscere questo bene storico all’Italia. Nel 1980 –aggiunge- il monastero è stato restaurato e ha ospitato nuovamente l’antica religione ortodossa. Nel 1994 arrivarono i monaci greci sotto la guida di padre Kosmas che, in assenza di una struttura ancora completa, celebrava le funzioni ortodosse sotto un cielo stellato. Il monaco proveniva dal monte Athos e, giunto qui, decise di abitare nella cella sottostante al monastero poiché –diceva- svegliandosi poteva ammirare la bellezza del monte Consolino come se fosse il monte Athos. Egli, inoltre, ribattezzò l’area sacra del monastero considerandola il monte Athos della Calabria. Abitando il complesso, i monaci fecero della struttura il primo monastero ortodosso restaurato e riaperto in Italia. Col passare del tempo i monaci greci sono andati via e la struttura è stata concessa alla Diocesi Romena d’Italia.

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Come mai un monastero dedicato a questo santo? Chi era precisamente? Giovanni Theristis era figlio di nobili calabresi. Durante le incursioni saracene suo padre venne ucciso e la madre, incinta, venne portata come schiava a Palermo. A 14 anni Giovanni apprese la sua storia e la madre, donandogli una croce, lo incoraggiò a fuggire a Stilo per ricevere il battesimo ortodosso.

Perché Theristis? In greco Theristis significa «mietitore» e, infatti, al santo è stato attribuito un importante miracolo. Era il mese di Giugno quando Giovanni si stata recando presso uno dei benefattori del monastero che viveva a Monasterace. Sulle terre di questo signore, il santo incontra dei mietitori con i quali si ferma a parlare offrendo loro del pane e del vino. Improvvisamente, una tempesta costrinse i contadini ad allontanarsi dai campi e, una volta placatasi, pensavano di trovare il grano distrutto. Con loro grande stupore, si accorsero che i campi erano completamente mietuti e le balle legate. Il padrone della tenuta, appreso il prodigio, donò al monastero di S. Giovanni i suoi terreni e da allora fu chiamato Theristis, il mietitore.

Da questo straordinario luogo di culto mi allontano dopo aver fatto mie sensazioni che, dall’interno all’esterno del complesso monastico, risentono di straordinario misticismo e spiritualità. Ritorno in paese, là dove la vita cittadina prosegue a pieno ritmo giorno per giorno, tra l’aria montana della vallata e i profumi di un paese in cui, dalle strade alle antiche miniere e concerie, dai fiumi alle valli, tutto sembra sospeso tra passato e presente.