Ma sull’Islam Oriana Fallaci non ha ragione

Ma sull’Islam Oriana Fallaci non ha ragione
Pensare quel che pensi e scriverlo è un tuo diritto. Il problema è però che, grazie alla tua notorietà, la tua brillante lezione di intolleranza arriva ora anche nelle scuole, influenza tanti giovani e questo mi inquieta. Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. E’ un momento anche di enorme responsabilità perché certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere. – TIZIANO TERZANI, Il Sultano e San Francesco, 7 Ottobre 2001
Il grande giornalista e scrittore Tiziano Terzani

Il grande giornalista e scrittore Tiziano Terzani

Giovanni Maiolo, direttore di ciavula.it e compagno autentico con il quale condivido da anni una comune militanza politico-culturale, mi convoca pubblicamente – in prosecuzione e approfondimento del nostro dialogo privato – ad un confronto sulla presunta islamizzazione dell’Europa e sul senso quasi profetico delle relative parole di Oriana Fallaci.

Sia pure con la giusta dose di reticenza e con mille dubbi intellettuali, dovuti soprattutto alla tempistica immediatamente a ridosso di una violenza brutale e disumana compiuta proprio in nome di Allah, non mi sottraggo minimamente alla convocazione.

Conosco da anni la stima e l’ammirazione che Giovanni Maiolo nutre verso una figura così complessa e così gravida di contenuti come quella di Oriana Fallaci: apprezzamento vero per le capacità artistico-letterarie; riconoscimento meditato e profondo per alcune delle sue provocazioni analitiche. Stima e ammirazione che comprendo, che mi incuriosiscono, che mi appartengono anche in giusta dose: ma che non riescono in alcun modo a “prendermi” in modo definitivo ed integrale.

Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

Nella sua riflessione del 2013, QUI riportata, Giovanni Maiolo insiste soprattutto su due questioni che mi appaiono di grande interesse personale e collettivo.

La prima. La sinistra – quella vera, quella realmente all’altezza della situazione, della quale entrambi ci sentiamo disperatamente orfani – dovrebbe avere in Oriana Fallaci un suo patrimonio acquisito, un suo punto di riferimento. Cosa ben diversa, nella realtà, da quanto stoltamente avvenuto con una sinistra (quella italiana) troppo conformista, quasi misera, incapace di pensare in autonomia e profondità, una sinistra che vive di posizioni pregiudiziali e nulla comprende del mondo che realmente le gira intorno. Da qui, una lettura sviata e deformante di Oriana Fallaci, soprattutto quella degli anni post 11 Settembre, una lettura profondamente sbagliata che ha “regalato” – di fatto e anche nelle forme – all’imbarazzante destra italiana una figura così carismatica.

La riflessione di Maiolo ha un suo fondamento, soprattutto quando insiste sulla pigrizia – di più: sull’inadeguatezza – dell’impianto culturale dell’attuale sinistra italiana, lo stesso che ha portato la Fallaci a divenire nemica giurata da una parte e simbolo esaltante dall’altra. Tuttavìa, e qui vi è il mio punto di dissenso, le riflessioni dell’ultima Fallaci sono sbagliate – nella radicalizzazione e nella perentorietà sia delle forme espressive che dei contenuti esternati – anche perché facilmente agibili da una destra di assoluta pochezza culturale e intellettuale. Come dimostra la situazione contingente dell’oggi, dove in tanti (in troppi) – senza aver mai letto nulla che riguardi il rapporto così cogente fra Europa e Islam – possono permettersi di citare Oriana Fallaci piegandola strumentalmente ai propri insulsi “desiderata” di parte.

Giusto per comprendere meglio l’oggetto del contendere, riporto le parole testuali che la Fallaci – poco prima di morire, ribadendo e reiterando concetti già manifestati con la sua consueta forza comunicativa – rilasciò in un’intervista al prestigioso settimanale New Yorker: <<< (…) Non voglio vedere questa moschea, è molto vicina alla mia casa in Toscana. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia. (…) “Se sarò ancora viva andrò dai miei amici a Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria (…) >>>. Chiedo a Giovanni: dove sta la differenza fra questa Fallaci e un Borghezio qualsiasi? Dove collochi il punto di discrimine fra una libera riflessione intellettuale e una volgare invettiva xenofoba e islamofoba, troppo simile a quelle che appartengono alla nostra miserabile destra politica? Ha mai pensato, la Fallaci, che oltre ad un’etica della convinzione (quella che ti porta a rispondere solo alle tue idee, a prescindere da ogni relativa conseguenza) vi è anche un’etica della responsabilità (quella che ti ricorda come ad ogni parola o azione corrispondono relative parole e reazioni)?

Parigi

La seconda questione che Giovanni Maiolo sottopone alla nostra attenzione è quella relativa alla lotta contro l’islamizzazione dell’Europa, intesa soprattutto come importazione dell’intolleranza e dell’oscurantismo tipici dell’Islam (almeno di un certo tipo di Islam) e come la consequenziale negazione dei valori di razionalità e laicità che connotano la civiltà europea (e che nella Parigi ignobilmente sfregiata di oggi, trovano nuovamente la loro capitale storico-ideale).

Anche qui, mi sia consentito dirlo con molta umiltà ma anche con grande fermezza, manifesto grande scetticismo e profondo dissenso in relazione alle riflessioni dell’ultima Fallaci. Le sue parole non sono una rappresentazione realistica dell’islamizzazione (che continua ad apparirmi una prospettiva assai lontana dal divenire realtà contingente); le sue parole sono contro l’Islam tout court, contro l’integrazione multiculturale, contro il diritto d’asilo, contro la libera circolazione delle persone, ecc.: <<< (…) Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo (…) È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo (…) Un nemico che in virtù della libera circolazione voluta dal trattato di Schengen scorrazza a suo piacimento per l’Eurabia sicché per andare da Londra a Marsiglia, da Colonia a Milano o viceversa, non deve esibire alcun documento (…)>>> – Corriere della Sera, 15 Settembre 2006.

Dico a me stesso e a Giovanni Maiolo: davvero, Oriana Fallaci aveva ragione sull’Islam e sul rapporto con i musulmani? In cosa, esattamente? Nel ripudio del mondo musulmano complessivamente inteso? Nella negazione quasi assoluta di ogni idea di incontro-confronto, la stessa idea alla base della razionalità politica e della generosità democratica che hanno reso grande la civiltà europea? 

So bene di sostenere tesi che, soprattutto con il sangue innocente ancora caldo nelle tragiche strade parigine, possono apparire forzate, quasi provocatorie. Ma è quello che penso e, quindi, insisto con convinzione assoluta. Perché il problema non è soltanto quello di una Fallaci che nega alcuni valori fondanti della democrazia liberale (e anche della sinistra nella quale in molti di noi continuano ostinatamente a credere), il problema è che quelle parole e quelle riflessioni sono sbagliate proprio dal punto di vista strategico e non ci fanno compiere un solo passo in avanti. 

Generalizzare in modo binario, schematizzare forzatamente, opporre il proprio manicheismo a quello degli altri: non è così che si affrontano e si governano fenomeni sociali di straordinaria complessità. Non esiste l’Islam, ne esistono tanti. Non ci sono i musulmani senza alcun aggettivo, ci sono un miliardo e mezzo circa di musulmani, straordinariamente diversi da loro. Non vi è un centro di comando o una gerarchia di riferimento dell’Islam internazionale, vi è una pluralità di capitali nel mondo arabo-musulmano. Non vi sono soltanto immigrati che rifiutano i valori di libertà e modernità del mondo occidentale, vi sono moltissimi immigrati islamici che sono stati letteralmente conquistati dalla cultura europea. Non esistono soltanto paesi islamici nostri facili nemici (tipo: Siria e Iran, gli stessi che combattono attivamente contro il terribile flagello dell’ISIS), esistono anche paesi islamici che sono nostri amici storici (tipo: Arabia Saudita e Turchia, gli stessi che – per ragioni geopolitiche loro proprie – non stanno combattendo attivamente contro il flagello dell’ISIS). 

Fallaci1

Il terrorismo di radice islamica va scovato e annientato, ovunque esso si trovi. Esso è violenza selvaggia, è disumanità, è negazione di vita. A chiederlo, per primi, sono gli stessi musulmani che soffrono e muoiono quotidianamente per responsabilità del terrorismo più bestiale (per ultimi, i musulmani di Beirut, crudelmente uccisi l’altro giorno sempre dalla violenza brutale di altri musulmani). A chiederlo, per primi, sono tanti di quei ragazzi e di quei padri di famiglia che sfidano il deserto e il mare proprio per fuggire dal terrore che li tormenta nella propria terra.

Tra gli estremi di un Islam che semina terrore e che annichilisce la stessa idea di Dio e quello di una risposta speculare (tipico della destra più islamofoba e xenofoba, sulla scorta anche di molti spunti dell’ultima Fallaci) che rigetta ogni ipotesi di confronto, vi è lo spazio per una via di mezzo, per una Politica (con la maiuscola) che si riappropria dello spazio necessario per costruire convivenza e giustizia. Ci deve essere. 

Non è “buonismo” (io non sono “buonista”, io sono profondamente intransigente sui valori di libertà e tolleranza, mi incazzo anche quando mi viene appiccicata questa etichetta) e non è conformismo (per mia formazione, privilegio le posizioni eterodosse e contraddittorie). Non soffro nemmeno di un mal compreso “relativismo etico”, perchè alcuni valori umani devono essere riconosciuti come supremi ed intangibili in tutte le culture del mondo. Il mio è semplice buon senso, è laico pragmatismo, anche perché non possiamo dichiarare guerra ad oltre un miliardo di persone e ad una parte così grande del mondo di oggi e di domani.

oriana fallaci

Per vincere la sfida, la nostra civiltà non deve far altro che affidarsi alle sue straordinarie potenzialità: razionalità illuminista e pratica della democrazia. Più prosaicamente: agire militarmente per stanare in modo selettivo i terroristi; investire sull’intelligence fisica e digitale per “tracciare” movimenti e percorsi delle forze criminali internazionali; aumentare la cooperazione internazionale, a partire da corpi di polizia e sistemi di protezione e proseguendo per la “via della seta” dei finanziamenti; rivedere i rapporti geopolitici con alcune realtà internazionali decisive, Arabia Saudita (con inclusi gli sceiccati della penisola arabica) e Turchia su tutte; colmare il margine di disuguaglianza economica e di integrazione sociale, dentro e fuori i confini dei nostri moderni paesi sviluppati.

Mi congedo da questa sede, rimettendola a disposizione di chiunque voglia interagire con le modeste riflessioni proposte da ciavula.it. Chiedo scusa ad Oriana Fallaci: anch’io, ho peccato (probabilmente, continuo a peccare) nel pregiudizio e nell’ottusità eterodiretta, bisogna sempre avere la curiosità e la generosità di ascoltare le parole degli altri. Ma continuo a pensare che l’ultima Oriana Fallaci – figura straordinaria, donna ed intellettuale che ha raccontato magistralmente la libertà, come pochi altri in Italia – non ha ragione sull’Islam.