Anno nuovo, vita vecchia (anche a Caulonia)

Anno nuovo, vita vecchia (anche a Caulonia)

Riceviamo e pubblichiamo nella rubrica “Dillo alla ciavula”:

E’ consuetudine che in ogni inizio di un anno nuovo ci si auspica che tutto possa andare per il meglio. Lo si spera! Disperati, mai! disperati. Sta di fatti che, in questi ultimi due anni, il 34% dei giovani Italiani ha deciso di dare la propria forza lavoro ad altre Nazioni. Nazioni che mantengono salda un’attendibilità governativa democratica, mirante verso una prospettiva produttività competitiva.

E del nuovo anno politico 1952, a Caulonia e di Caulonia, se ne parlò così:

L’emigrazione è vista come un’ancora di salvezza da tutto o quasi. E pure a lungo andare si rivelerà foriera di gravi e irreparabili conseguenza per il nostro «paese», soprattutto per il nostro Centro storico per il quale gli effetti devastanti hanno lasciato dei segni così profondi da subirne ancora oggi, e chissà per quanto tempo ancora, le conseguenze. Un effetto immediato essa comunque lo produce cioè l’alleggerimento della pressione dei disoccupati sulle classi dirigenti. Tanto basta perché sia vista come una liberazione da chi parte perché per lui si apre una speranza; per i braccianti, i contadini, gli artigiani che rimangono, perché per loro diminuisce la concorrenza sul mercato del lavoro e il «signurinu» non può più continuare a scegliere il «jornataru» nelle strade e nelle piazze del «paese», così come aveva fatto sinora.”

Malauguratamente terminata l’era del “Centrodestra progressista” (1962/74), rappresentata dal Maestro-Sindaco Scicchitano Giacomo, che sottolineava in un certo qual modo la rinascita culturale e politica, di riscatto da una condizione di servitù e di decadenza morale, di ritorno a un passato glorioso, Caulonia oggi mi appare come una località nella quale vivono i figli di un Dio minore. Nell’anno del Signore 2016 ovvero anno nuovo, vita vecchia.

Sono alquanto indignato nel continuare a vedere giovani, adulti e anziani autocommiserarsi giacché a loro dire impossibilitati a supportarsi finanziariamente ma solamente a doversi tollerare. Spero che non sia un modo di “dire e di fare” del luogo per non farsi “addocchiare” ossia piangono il morto per fregare il prossimo. Ma se ciò non fosse, mi viene lecito domandare:

Quale futuro migliore si potrà prospettare per le attuali Caulonia Superiore e Marina? Probabilmente anche due Sindaci nonché due Santi protettore da festeggiare?

Però, non credo che i Cauloniesi vivano o vogliano vivere di soli espedienti o di tramandati, da padre in figlio, “suggerimenti” elettorali. Politica stantia. Gli autoctoni e gli stanziali dovranno ancora una volta scegliere se continuare a vivere in ginocchio o morire in piedi?

Ad maiora!

Nicola Arenare detto Giggi

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