LA ‘NDRANGHETA CHE PRESENZIA ALLE MANIFESTAZIONI ANTI’NDRANGHETA

LA ‘NDRANGHETA CHE PRESENZIA ALLE MANIFESTAZIONI ANTI’NDRANGHETA

Oggi è una giornata Libera. Oggi è la giornata della memoria e dell’impegno. Oggi è la giornata in cui, dalle piazze di mezza Italia, vengono scanditi i nomi delle vittime innocenti delle mafie. Oggi però, deve essere anche una giornata di riflessione e di analisi. E la riflessione di Ciavula vuole tentare di aprire uno squarcio su un fenomeno ancora troppo poco discusso. Ancora troppo poco analizzato. Ancora troppo subdolo e sotterraneo. E proprio per questo estremamente pericoloso.

Capita, infatti, sempre più spesso e con sempre maggiore sfrontatezza, di ritrovare, nelle cosiddette manifestazioni “antimafia” presenti e seduti in prima fila personaggi, diciamo cosi, equivoci. Nessun boss latitante sia chiaro. Ma mafiosi ancora con la fedina penale linda, si. Ma politici e amministratori legati mani e piedi con i capibastone della ‘ndrangheta, si. Ma imprenditori senza scrupoli e massoni criminali, si. Perché dalle nostre parti, non serve una condanna passata in giudicato per sapere chi è tizio e di cosa si occupa. Per sapere come ha messo su fortuna o come amministra. Per sapere a chi appartiene. Per sapere se la sua azienda è pulita oppure lurida da fare schifo. Si sa. Lo sanno tutti. Eppure stanno seduti lì, in prima fila, a battere le mani a questo o a quello scrittore, a questo o a quel magistrato, a questo o a quell’amministratore scomodo. A questo o a quell’imprenditore. In vista, a stringere mani e farsi scattare foto. «Oggi abbiamo manifestato contro la ‘ndrangheta» proclamano, compiaciuti, i boss antimafia.

gratteri nicaso evidenza

Antonio Nicaso e Nicola Gratteri

Sembrerebbe un ossimoro. Eppure non lo è. Sembrerebbe invece una chiara strategia, che il prof. Antonio Nicaso, uno dei massimi esperti al mondo del fenomeno e autore di numerosi libri insieme al Procuratore della DDA di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, raggiunto da Ciavula, ha spiegato così: «forse l’obiettivo è quello di cercare di passare sotto traccia. Rappresentare se stessi in modo diverso da ciò che realmente sono. Non saprei darmi altre spiegazioni. So solo che la ‘ndrangheta non è un’isola. Vive e si nutre di relazioni e consensi. Spesso anche taciti».

Ed è questo probabilmente quello che stanno cercando di fare. Cambiare pelle pubblica, rifarsi una verginità sociale per passare sotto traccia e collezionare consenso. Quanta desolazione. Quanta tristezza. Quanta cafonaggine. Quanto degrado morale. Al prof. Nicaso, abbiamo chiesto inoltre se gli è mai capitato di notare, durante le presentazioni dei suoi libri, se tra il pubblico presente avesse riconosciuto soggetti legati alla ‘ndrangheta. Questa la sua risposta: «non penso di aver riconosciuto mafiosi che erano presenti alle nostre presentazioni, ma non posso neanche escluderlo. Certamente ci saranno stati familiari e simpatizzanti. Ricordo negli anni Novanta la presentazione di un mio libro in una cittadina dell’Ontario, organizzata da un’associazione di donne che si erano tutte laureate nella stessa università. In prima fila c’erano anche dei giovani molto eleganti che mi guardavano quasi con rabbia. Quando è cominciato il dibattito, mi hanno contestato l’uso di una foto sulla copertina del libro. Quando ho provato a spiegare loro che a scegliere quella foto era stata la casa editrice, una ragazza è scoppiata in lacrime, sostenendo di essere la figlia di quell’uomo fotografato da morto sulla copertina. Mi è venuto in mente una commedia di Pirandello: la ragione degli altri. Ho capito quanto difficile sia fare lo scrittore di mafia».

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