Minacce al vicesindaco di Riace

Minacce al vicesindaco di Riace

Fonte (www.Repubblica.it)

REGGIO CALABRIA – Due cartucce e un messaggio chiaro: “Dimettiti”. Torna nel mirino della criminalità l’amministrazione comunale di Riace, il piccolo Comune della costa jonica calabrese divenuto noto per le pratiche di integrazione dei migranti, che hanno catapultato il sindaco, Mimmo Lucano, al 40esimo posto della classifica di Fortune dei leader più influenti al mondo. Destinatario del messaggio intimidatorio è il suo braccio destro, Maurizio Cimino, vicesindaco del “paese dell’accoglienza”. È stato lui, ieri mattina, a trovare l’inquietante messaggio che qualcuno nella notte gli ha lasciato sul parabrezza dell’auto.

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Come ogni giorno, poco prima delle 8, Cimino era entrato in macchina per recarsi in Comune, quando ha notato dei fogli di giornale ripiegati sotto il tergicristallo. Perplesso, è sceso dall’auto per rimuoverli, ma nel tirarli via si è accorto che all’interno c’erano due cartucce calibro 12 e un pezzo di carta con la scritta “Dimettiti”. Immediatamente ha chiamato i carabinieri che hanno sequestrato il materiale e avviato le indagini. Nessuno si sbilancia su possibili autori o movente. Al momento, gli investigatori battono tutte le piste.

“Non mi sarei mai aspettato un simile gesto, né riesco a pensare a qualcosa che abbia potuto spingere qualcuno a indirizzare nei miei confronti un tale atto”, ha dichiarato Cimino, secondo il quale non c’è nulla, né nella sua vita privata, né nel suo lavoro quotidiano, che possa spiegare la grave intimidazione che ha ricevuto.

Non è la prima volta che l’amministrazione comunale di Riace finisce nel mirino. Nel 2014, in occasione delle ultime elezioni comunali, i cani del figlio del sindaco sono stati avvelenati e qualcuno ha sparato contro il portone dell’associazione Città Futura, vero e proprio fulcro dell’attività di accoglienza a Riace, e contro la taverna solidale “Donna Rosa”. Nel 2013 invece, le politiche di accoglienza di Mimmo Lucano hanno infastidito gli attivisti dello sconosciuto Partito nazionalista, che hanno ben pensato di far recapitare in Comune una lettera di insulti e minacce, con cui si prometteva al sindaco “battaglia come hanno fatto i fratelli del Ku Klux Klan”.

Nessuno degli autori delle minacce che nel tempo hanno colpito il sindaco e l’amministrazione di Riace è mai stato identificato, ma Lucano e la sua squadra si sono sempre detti tranquilli perché ogni volta che la criminalità – organizzata e non – ha bussato alla loro porta, il paese non ha esitato a schierarsi a difesa dei suoi amministratori.