L’AGRO-ALIMENTARE E LA MASSO-NDRANGHETA REGGINA

L’AGRO-ALIMENTARE E LA MASSO-NDRANGHETA REGGINA

L’operazione Fata Morgana ha scoperchiato, finalmente, parte di quel fatiscente terzo livello masso-‘ndranghetista che da decenni soffoca, stritola, devia e gestisce l’economia socio-culturale dell’intera provincia di Reggio Calabria. E non solo. Professionisti dai colletti bianchi e dalle mani sporche di malaffare eseguivano come burattini le volontà del mastro puparo Paolo Romeo. Che di contro garantiva benefici di ogni tipo. 

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Paolo Romeo

Tra i tanti settori dell’economia ad essere infiltrati, dopati e sporcati, anche quello dell’agro-alimentare. E non un è dettaglio da sottovalutare. Perché riguarda la sfera identitaria di questo territorio. Perché riguarda, ancora una volta, la credibilità e la bontà delle nostre terre e dei nostri imprenditori. Dei nostri luoghi. Perché riguarda l’onorabilità di un marchio di provenienza forse troppo spesso usato, abusato e strumentalizzato. Perché uno dei pochi settori potenzialmente indispensabile per il rilancio del territorio è diventato una minna immensa da dove succhiare flussi incessanti di finanziamenti pubblici.

Dal coraggioso e scrupoloso lavoro di Claudio Cordova e della redazione del Dispaccio.it – che gli è costato minacce e vigliacche intimidazioni – emerge come l’avvocato Romeo abbia scomodato onorevoli e senatori affinché si adoperassero, ognuno per le proprie competenze, nell’ambito del comparto agro-alimentare. Solo alcuni: il camaleontico senatore Domenico Scilipoti, l’ex Presidente della Commissione Speciale di Vigilanza della Regione Calabria Aurelio Chizzoniti, l’ex consigliere regionale con il ruolo di Segretario Questore e membro della X Commissione “Bilancio e programmazione economica e attività produttive, affari dell’Unione Europea e relazioni con l’estero”, Giovanni Nucera, l’ex assessore regionale Luigi Fedele, l’ex assessore regionale Demetrio Arena, l’ex consigliere regionale Imbalzano Candeloro, l’ex assessore all’Agricoltura della Regione Calabria Michele Trematerra, l’ex consigliere regionale Giuseppe Giordano, l’ex consigliere della Regione Calabria e segretario regionale della formazione politica Centro Democratico Pasquale Tripodi, l’ ex consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi, il Direttore del Dipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria e già Dirigente Generale del Dipartimento Agricoltura della Regione Calabria Giuseppe Zimbalatti e infine il Presidente della Provincia Giuseppe Raffa, l’assessore all’Agricoltura e Forestazione Gaetano Rao e l’assessore alle Attività Produttive della Provincia di Reggio Calabria Giannetta Domenico.

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Un quadro desolante. Ignobile. E allora noi, oltre ai nomi dei colletti bianchi sporcati, vogliamo sapere i nomi e i cognomi di tutti gli imprenditori del settore agro-alimentare che hanno tratto illeciti profitti da questa ragnatela massonica. Vogliamo sapere chi si è arricchito eludendo alle norme della legittima concorrenza perché dopato da conoscenze e protezioni importanti. Vogliamo sapere chi, ancora una volta, ha abusato ignobilmente del marchio di questa terra. Vogliamo sapere i nomi degli imprenditori che hanno usufruito di finanziamenti non dovuti e vogliamo sapere se hanno, in cambio di qualche bottiglia di vino, di olio, formaggio, supprezzati e qualche mazzetta di centoni verdi, ottenuto quote di mercato all’interno di una logica di spartizione territoriale tipica della ‘ndrangheta. E vogliamo anche sapere se aziende sono state favorite, a discapito di altre, nei finanziamenti per partecipare a fiere o mostre. Ma soprattutto vogliamo sapere se hanno preso in giro i consumatori. Vogliamo sapere se hanno spacciato per prodotti tipici sponsorizzati da enti pubblici, prodotti che di tipico hanno solo il puzzo del malaffare. Vogliamo sapere se hanno spacciato per prodotti tipici prodotti tipicamente realizzati con materie prime provenienti da chissà dove. Vogliamo sapere tutte queste cose. Perché i consumatori se lo meritano. Ma se lo meritano soprattutto gli imprenditori onesti di Calabria. Loro sono quelli che dovrebbero essere aiutati e sostenuti. Non i prenditori, amici degli amici, che dietro il pubblicamente paventato amore e impegno per questa terra nascondo ben altri interessi.