Gioiosa Jonica ha il suo regolare Piano Comunale di Protezione Civile

Gioiosa Jonica ha il suo regolare Piano Comunale di Protezione Civile

Il Comune di Gioiosa Jonica ha il suo Piano Comunale d’emergenza per la Protezione Civile, regolarmente approvato ed aggiornato per come previsto dalla normativa vigente.

E’ stato il Sindaco Salvatore Fuda, per il tramite del suo profilo facebook, a smentire le notizie di stampa – locali e anche nazionali – che riportavano erroneamente Gioiosa Jonica fra i comuni inadempienti: la nostra cittadina, infatti, è stata dotata di questo importante strumento di prevenzione sin dal 2005, quando il Piano venne approvato su iniziativa dell’Amministrazione Comunale guidata dal compianto Sindaco Peppe Tarzia.

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Il Piano stesso, peraltro, è stato appena revisionato, con approvazione formalmente sancita dalla deliberazione di Consiglio Comunale n. 17 del 27/04/2016. Chi volesse leggere la deliberazione e il Piano approvati, può direttamente accedere all’Albo Pretorio on line del Comune di Gioiosa Jonica, cliccando QUI.

Anche Domenico Vestito, Sindaco di Marina di Gioiosa Jonica, si è visto costretto a smentire le notizie diffuse da alcuni organi di stampa ed evidentemente ripresi dall’opinione pubblica del suo paese: anche Gioiosa Marina ha un Piano Comunale regolarmente approvato e attualmente in fase di aggiornamento.

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Sotto, a titolo informativo, riportiamo anche la cartina tratta da www.repubblica.it, con l’indicazione  delle varie situazioni nei comuni della Calabria. In nero, come si può vedere, risulta esservi l’intera Vallata del Torbido: nero che indica la totale assenza di Piani Comunali di Protezione Civile, nero che però – come detto – non corrisponde affatto alla realtà.

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Per meglio comprendere l’importanza di questi Piani, riportiamo per intero la relazione che Maurizio Zavaglia – a quella data, ancora assessore comunale con delega alla Protezione Civile – ha presentato durante la sopra indicata riunione di consiglio comunale del 27 Aprile scorso.

“Prima di passare ad altro incarico, l’allora capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli ebbe a dichiarare, il 26 marzo 2015, di “avere gli incubi notturni per il terremoto in Calabria” e poi, ancora, in altra circostanza che “per la Calabria non si tratta di stabilire se vi sarà terremoto, ma dove e quando”. Sono, in modo evidente, termini pesanti come macigni. Non è allarmismo, non è essere menagramo, occorre semplicemente approcciarsi all’argomento con serietà e senso di responsabilità, avendo consapevolezza che la vera tragedia non è rappresentata dal terremoto, bensì dalla mancanza di memoria storica e di adeguata prevenzione. Ecco quindi l’importanza del “Piano comunale di Protezione Civile”, strumento di cui questo Ente si è dotato ad ottobre del 2005 e che necessita ora di unadeguamento, sia per il mutato quadro normativo e sia per mutate situazioni territoriali.

Ritengo che tutti si abbia la consapevolezza della responsabilità attribuita agli Enti locali in materia di protezione civile dalla legislazione vigente, ma ritengo anche che organizzare un adeguato sistema di prevenzione e di gestione delle emergenze sia prima di tutto un impegno etico/morale. In ogni caso giova richiamare qualche elemento, in assenza di un omogeneo Testo Unico ed in presenza di un conseguente assetto normativo delle competenze abbastanza articolato e frastagliato.

Il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n° 112 (“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali”) individua all’interno del “Capo VIII – Protezione Civile” le funzioni conferite agli enti locali. Più precisamente, il punto c) dell’art. 108 prevede che:

Sono attribuite ai Comuni le funzioni relative:
1) all’attuazione, in ambito comunale, delle attività’ di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi, stabilite dai programmi e piani regionali;
2) all’adozione di tutti i provvedimenti, compresi quelli relativi alla preparazione all’emergenza, necessari ad assicurare i primi soccorsi in caso di eventi calamitosi in ambito comunale;
3) alla predisposizione dei piani comunali e/o intercomunali di emergenza, anche nelle forme associative e di cooperazione previste dalla legge 8 giugno 1990, n. 142, e, in ambito montano, tramite le comunità montane, e alla cura della loro attuazione, sulla base degli indirizzi regionali;
4) all’attivazione dei primi soccorsi alla popolazione e degli interventi urgenti necessari a fronteggiare l’emergenza;
5) alla vigilanza sull’attuazione, da parte delle strutture locali di protezione civile, dei servizi urgenti;
6) all’utilizzo del volontariato di protezione civile a livello comunale e/o intercomunale, sulla base degli indirizzi nazionali e regionali.

E’ evidente che si tratta di roba di non poco conto. Peraltro, ricordo che Gioiosa Ionica riveste anche la funzione di C.O.M., Centro Operativo Misto, struttura decentrata di protezione civile che ha competenza su tutti i sei Comuni della Valle del Torbido, gli stessi con i quali si è costituita l’Unione dei Comuni (oltre a Gioiosa, Grotteria, Mammola, Marina di Gioiosa Ionica, Martone, San Giovanni di Gerace).

In buona sostanza, occorre essere preparati per autogestirsi, come comunità, nelle prime ore successive ad un evento catastrofico. Ecco la funzione del Piano che non deve, attenzione, rimanere solo sulla carta ed essere chiuso in un cassetto, non deve rappresentare un adempimento burocratico perché lo prevede la legge (e nonostante ciò il 3S% dei Comuni ne sono ancora privi) bensì deve rappresentare uno strumento vivo, operativo, condiviso. Coerentemente con questi enunciati, l’Amministrazione comunale si attiverà, nell’ordine, per costituire un tavolo di lavoro con tutti gli attori previsti dal Piano; predisporre incontri formativi ed informativi con scuole, associazioni, gruppi di cittadini; predisporre una esercitazione generale per testare la capacità di risposta del sistema di Protezione Civile di Gioiosa Ionica in caso di terremoto con caratteristiche distruttive, coinvolgendo S.E. il Prefetto, le Forze dell’Ordine, la Protezione Civile nazionale e regionale. Stiamo parlando di argomenti estremamente seri, per cui chiedo alla struttura comunale, nelle figure coinvolte, il massimo dell’impegno e della responsabilità. Entrandonel merito dei contenuti, la relazione accompagnatoria del Piano prevede, nella parte generale, una lettura delle caratteristiche del territorio da un punto di vista geomorfologico, idrografico, insediamenti umani ed infrastrutture, insediamenti industriali ed impianti.

Successivamente sono approfonditi gli scenari di evento (terremoto, dissesti idrogeologici ed alluvioni, incendi). Quindi si prosegue con la pianificazione e con il modello di intervento. Oltre alla relazione, il Piano è composto da allegati cartografici e da una serie di altri allegati tecnico/operativi, con i quali si disciplina chi fa cosa, come, quando. Il modello di intervento prevede la divisione delle responsabilità e delle attività in più funzioni, ciascuna con un proprio responsabile, coordinate dalla massima autorità di protezione civile che è il sindaco. Tra gli altri, assumono ruoli rilevanti il responsabile dell’Ufficio Tecnico, il comando di Polizia Municipale, la Stazione dei Carabinieri, il responsabile del presidio dell’Azienda sanitaria, i volontari della protezione civile.

Le modifiche principali, rispetto alla delibera del 2005, riguardano la viabilità (lo spostamento di tracciato della strada provinciale n° 5 che sovrastava la cisterna del Naniglio) e la modica di aree di accoglienza coperte o scoperte, in seguito ad intercorse vicende politico-amministrative (per esempio il plesso scuola elementare Don Minzoni, recentemente demolito, era indicato come area di accoglienza coperta). Il Piano, cioè, è uno strumento dinamico, in continua evoluzione e di conseguenza soggetto a quegli aggiornamenti e modifiche necessarie a renderlo costantemente strumento efficace ed efficiente in termini di capacità di intervento del Comune in seguito ad eventi calamitosi. Ecco quindi il senso della delibera odierna.

Non ho dubbi che l’approvazione troverà unanime consenso in quest’aula consiliare. Un apprezzamento, per concludere, voglio farlo per il lavoro svolto dal nostro Ufficio Tecnico e dal tecnico incaricato, ing. Luigi Panetta che ha operato con la collaborazione dell’arche Giacomo Scarfò”.