“Isola felice”: duro colpo alla cellula adriatica della ‘Ndrangheta

“Isola felice”: duro colpo alla cellula adriatica della ‘Ndrangheta

[Fonte]: www.termolionline.it

L’AQUILA. 25 ordinanze di custodia cautelare, di cui 14 in carcere e ben 149 indagati: sono questi i numeri della maxi operazione contro la criminalità organizzata scattata all’alba tra Abruzzo e Molise.

L’operazione, denominata “Isola felice” perché il clan Ferrazzo “voleva rifarsi una vita in Abruzzo”, come affermato dal procuratore nazionale antimafia Franco Roberti questa mattina in conferenza stampa, ha portato alla scoperta da parte dei Carabinieri, di un’associazione di stampo mafioso operante anche sul territorio bassomolisano per ipotesi di reato che vanno a vario titolo dall’associazione mafiosa, al traffico di droga e armi, fino all’estorsione e al riciclaggio.

Le risultanze delle indagini hanno portato i Carabinieri a eseguire gli arresti su disposizione del giudice per le indagini preliminari del tribunale de’ L’Aquila.

Grande lo spiegamento di forze che ha visto impiegati nel sequestro di immobili e attività commerciali oltre 200 militari con perquisizioni in Molise, Abruzzo, Calabria, Sicilia, Lazio e Marche.

Nel territorio termolese sono stati cinque gli arresti effettuati, con tre persone trasferite nel penitenziario di Larino di cui una residente proprio a Termoli e le altre due a Campomarino.

Ai domiciliari, invece, altri due soggetti mentre per un terzo è stato definito l’obbligo di dimora.

Nella città costiera sono stati posti i sigilli di sequestro a un bar-ristorante della zona sud e due società che lavorano nella ristorazione interdette al momento.

A capo dell’organizzazione criminale c’è la cosca della ’ndrangheta calabrese dei Ferrazzo attiva in provincia di Crotone ma con importanti ramificazioni anche in Abruzzo e in Molise. Proprio a Termoli, nel 2011, in un garage della centralissima via Mazzini, venne ritrovata un’auto con all’interno un vero e proprio arsenale di armi da guerra, mentre a San Salvo i Carabinieri apposero i sigilli a una raffineria di cocaina.

Dalle inchieste venne fuori che entrambi i locali erano nella disponibilità della famiglia Ferrazzo.

Già dal 2011 i magistrati di Campobasso hanno avviato una collaborazione investigativa con la Procura dell’Aquila fornendo – secondo quanto rivela l’Ansa -, durante incontri svolti alla Procura nazionale Antimafia, una serie di intercettazioni ambientali effettuate nel carcere di Campobasso e riguardanti proprio Eugenio Ferrazzo.

Ed è dalle conversazioni che emergerebbero “rilevantissimi elementi di prova” sui reati di associazione a delinquere di stampo mafioso. Il fulcro dell’indagine si è perciò spostato in Abruzzo, senza però tralasciare le evidenti ricadute in Molise.

Le indagini sono state proseguite quindi dai magistrati aquilani che stamane hanno fatto scattare il blitz.

Secondo gli inquirenti il clan dei Ferrazzo si sarebbe avvalso della sconfitta del clan dei Cozzolino (sgominato qualche anno fa con le operazioni Tramonto e Adriatico che hanno riguardato anche la zona di Termoli) che aveva il suo centro sulle costa tra Abruzzo e Molise per estendere la propria ‘rete di contatti’.

Questa la nota stampa della Procura de L’Aquila.

L’indagine alla base dell’operazione “Isola Felice” ha avuto inizio nell’anno 2010 a seguito di un arresto operato dai Carabinieri di Pescara a carico di uno degli attuali indagati sorpreso con quasi un chilogrammo di cocaina purissima. La qualità dello stupefacente ed altri elementi acquisiti nell’immediatezza dagli investigatori hanno determinato l’avvio di attività d’indagine coordinate da questa Procura Distrettuale al fine di individuare i complici dell’arresto e “risalire la filiera” che aveva permesso l’importazione dello stupefacente.

Nel corso dei mesi successivi, una serie di mirati arresti e sequestri hanno consentito ai Carabinieri di scoprire un autentico “fiume” di cocaina che, dal Sudamerica, giungeva sul territorio nazionale tramite disparate modalità d’invio. Sul punto si segnala il sequestro, operato a fine 2010 in collaborazione con la Polizia Argentina, di 8 kg di cocaina liquida presso l’aeroporto di Buenos Aires mentre erano in procinto di essere imbarcati verso l’Europa e destinati alla piazza abruzzese.

La progressione delle indagini, caratterizzata da numerose intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche nonché da importanti arresti e sequestri di stupefacente, ha portato all’individuazione di una raffineria che l’organizzazione criminale aveva realizzato in una abitazione di San Salvo, sequestrata nel maggio 2011. In quella occasione veniva registrato anche un primo importante sequestro di armi, con la scoperta di un deposito dove i criminali custodivano 5 pistole, giubbotti antiproiettili e jammer per il disturbo delle frequenze cellulari impiegate dagli investigatori per le attività d’intercettazione. Alcuni mesi dopo, si registrava il sequestro, a Termoli, di un autentico arsenale nella disponibilità dell’organizzazione: in quella occasione vennero sequestrate numerose armi da guerra, tra cui kalasnikov, fucili a pompa, pistole e munizionamento. Ulteriori importanti sequestri di armi sono avvenuti in Piemonte ed in Calabria e sono stati accertati traffici consistenti tra la Svizzera, le regioni settentrionali, la dorsale adriatica fino alla Calabria (anche utilizzando, per il trasporto, autobus di linea solitamente utilizzati dagli emigranti) nonché dai Balcani seguendo rotta marittima attraverso porti pugliesi.

Dopo aver subito gli importanti sequestri di cui si è riferito, nonché altri arresti di singoli corrieri o depositari di droga e denaro provento del narcotraffico, alcuni componenti dell’organizzazione hanno avviato un percorso collaborativo con gli inquirenti che ha permesso di acquisire elementi, riscontrati dai Carabinieri, circa la ramificazione di una articolata organizzazione criminale con basi operative nel Vastese e nel litorale molisano, ma anche a Pescara e L’Aquila operante sotto il diretto controllo del clan FERRAZZO di Mesoraca i cui esponenti di vertice (FERRAZZO Felice ed il figlio FERRAZZO Eugenio) sono stati arrestati oggi. Ulteriori ramificazioni sono state individuate in Campania (e precisamente a Torre Annunziata) in Lombardia (a Mariano Comense, Varese ed altri centri di quella provincia), in Piemonte (nell’alessandrino) ed altrove.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha condiviso l’impostazione di questa Procura e pertanto, sia pur in attesa dei successivi vagli processuali, si ritiene sussistano consistenti elementi per affermare l’esistenza di una associazione criminale, di natura ‘ndranghetista, con base tra San Salvo, Campomarino e Termoli, operante sotto l’egida della famiglia FERRAZZO e composta sia da calabresi e siciliani (diversi esponenti della famiglia MARCHESE di Messina sono stabilmente legati ai FERRAZZO da interessi economici e criminali) che da personaggi locali, per lo più appartenenti alla piccola criminalità abruzzese e molisana che, nel tempo, hanno fatto “il salto di qualità” affiliandosi alla criminalità organizzata.

Nel corso dell’indagine è stata documentata l’affiliazione tramite emblematiche cerimonie che prevedono giuramenti davanti a “santini” ed altre immagini sacre insieme a rituali di chiara matrice pagana.

L’analisi degli avvenimenti, con particolare riferimento alla pressione criminale esercitata su un territorio relativamente circoscritto al vastese ed al litorale molisano, e la conferma fornita da alcuni collaboratori di giustizia, permette di affermare che l’ascesa del clan FERRAZZO in Abruzzo e Molise è stata in qualche modo resa possibile dalla “caduta” del Clan COZZOLINO, precedentemente egemone nello stesso territorio, decimato dalle indagini dell’operazione “Adriatico” che questa Procura Distrettuale ha sviluppato sempre con i Carabinieri.

Il coordinamento della P.N.A.A. è stato indispensabile dal momento che ha curato numerose convergenze investigative con altre procure italiane nonché la consistente attività rogatoriale promossa presso le autorità giudiziarie di Argentina, Svizzera ed altre nazioni europee. Al tempo stesso, i Carabinieri hanno potuto sollecitare l’intervento di collaterali Forze di Polizia estere grazie al coordinamento di Iterpol e della D.C.S.A.

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Ciavula

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