Preti e mafia: il caso di Don Stilo e la dignità di Natale Bianchi

Preti e mafia: il caso di Don Stilo e la dignità di Natale Bianchi

Altamente consigliata la lettura dell’illuminante libro “I preti e i mafiosi” scritto dal docente di Storia della criminalità organizzata nel Mezzogiorno d’Italia Isaia Sales.

Saltiamo la premesse perchè sono ormai ben note le responsabilità della Chiesa nel mancato contrasto, nella legittimazione e a volte anche nel sostegno al fenomeno mafioso e andiamo direttamente al caso di Don Stilo.

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Scrive Sales: “Il religioso calabrese legato per antonomasia alla ‘ndrangheta fu don Giovanni Stilo, <<prete padrone>> protagonista a suo modo del bellissimo libro Africo di Corrado Stajano, Il prete era stato l’artefice del trasferimento del paese di Africo dall’Aspromonte alla marina di capo Bruzzano, dopo le alluvioni del 1951 e 1953. <<Don Stilo boia, Don Stilo assassino, don Stilo boia clerico-fascista è scritto sui muri di Africo, di Gioiosa Ionica, di Locri, sulla facciata delle stazioni ferroviarie, sulle case più in vista della statale 106. Ma chi pensa che don Stilo sia santo in terra difficilmente lo va a scrivere sui muri>>. Così scrive Stajano”.

Tra le frequentazioni di don Stilo nomi importanti della criminalità organizzata: “Tra giugno e luglio 1974 Luciano Liggio, secondo una informativa della Guardia di Finanza di Milano, era stato ad Africo da don Stilo e <<avrebbe alloggiato e consumato i pasti>> presso la sua abitazione. […] Sempre ad Africo si recava <<ogni tanto>> Totò Riina, ospite di Morabito, il boss della ‘ndrina della zona in ottimi rapporti con don Stilo. In tali occasioni Riina si vestiva da prete. Don Stilo godette sempre del sostegno della chiesa calabrese e della Dc. Non furono mai presi provvedimenti nei suoi confronti anche dopo condanne in diversi processi. Furono, invece, cacciati coloro che lo contestavano, come don Natale Bianchi. Aspro oppositore di Don Stilo[…] fu allontanato dalla sua parrocchia e dall’insegnamento religioso dal Vescovo di Locri-Gerace. Don Natale aveva fatto il nome di don Stilo durante un incontro di preti nel palazzo del vescovo come esempio di contraddizione con la testimonianza cristiana. <<Appena feci il nome di don Stilo fui subito zittito da un coro di proteste. All’uscita della riunione mi si avvicinò un prete anziano che mi sussurrò pressapoco così: “Vedi, tu che non sei del posto devi imparare alcune regole. Certe cose noi le sappiamo meglio di te, ma non si possono dire. Vedi che don Stilo è capace di farti la pelle”>>.

Nella riunione dei preti il mese successivo si presentò anche don Stilo gridando: <<Non so chi sia un certo don Bianchi, ma se è qui, se non è un vigliacco, abbia il coraggio di alzarsi>>. Alla reazione di don Bianchi ci fu quasi un tafferuglio. Don Stilo proseguì l’arringa sostenendo che <<tutti coloro che avevano scritto o parlato contro erano atei, comunisti, rossi, nemici della chiesa e che se l’erano presa con lui perchè egli era un baluardo, una difesa della chiesa>>. Alla fine del discorso abbracci e baci di molti preti, compreso il prete che aveva messo don Natale in guardia. A quel punto don Stilo si avvicinò minaccioso a don Natale dicendogli: << Tu non sai chi sono io; anche le pietre mi conoscono. Se io voglio posso schiacciarti come una formica>>.

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Natale Bianchi

In un’altra riunione dei preti della diocesi don Stilo, appena sentì pronunciare la parola <<mafia>>, si alzò gridando: <<La mafia non esiste, l’hanno inventata i comunisti per confondere la povera gente>>. Il vescovo che presiedeva la riunione non ebbe nulla da eccepire”.

Isaia Sales prosegue ricordandoci che il curriculum di don Stilo non finisce qui: “Era stato presente ai funerali solenni di uno dei capi storici della ‘ndrangheta, Antonio Macrì, ammazzato nel 1975. Di lui si parlò anche come aderente alla massoneria. Aveva rapporti con Minasi, il potente uomo politico calabrese della Dc, che gli permise di gestire l’opera universitaria di Messina. Don Stilo vi fece assumere alcuni concittadini di Africo, esportando la mafia africota nella città dello Stretto”.

Nel 1984 don Stilo fu arrestato e condannato a sette anni di carcere, ma la sentenza venne successivamente annullata.

Isaia Sales scrive anche del Santuario di Polsi ma ne daremo conto in altro articolo.

Tra don Stilo e don Natale Bianchi molti scelsero l’uno ma non mancarono i sostenitori dell’altro. Don Natale Bianchi oggi è semplicemente Natale Bianchi ma può andare fiero della sua storia e di non essersi mai piegato ai potenti della chiesa complici dei criminali.