Minacce di morte dalla Cittadella ad un dirigente Dipartimento Lavoro

Minacce di morte dalla Cittadella ad un dirigente Dipartimento Lavoro

Fonte: www.corrieredellacalabria.it

Di Pablo Petrasso

Le telefonate anonime a casa un dirigente del dipartimento Lavoro («O tuo marito mi paga o morite») guidano gli inquirenti fino agli uffici della Regione. Una storia torbida che si incrocia con la gestione di un bando riservato ai giovani Neet. La Procura di Catanzaro vuole vederci chiaro.

CATANZARO – «O tuo marito mi paga o morite». Le minacce a Giuseppe Mancini, ex capostruttura del dipartimento Lavoro, sono esplicite. È un’escalation che inizia a giugno con le prime telefonate anonime sul suo cellulare. Mancini si occupa di “Iniziativa occupazione giovani”, il programma di politiche attive nei confronti di giovani tra i 18 e i 29 anni, delle aziende e delle agenzie accreditate (quelle in cui si svolgono i tirocini) e anche dei pagamenti. Nel corso di quelle prime chiamate, al dirigente viene intimato di pagare i tirocini, pena ritorsioni contro la propria autovettura. Da luglio in poi, però, la situazione diventa più “calda”. L’anonimo prende di mira l’abitazione del manager, minacciando di morte lui e i suoi familiari. E il 9 settembre Mancini denuncia tutto ai carabinieri. All’ultima telefonata ha risposto sua moglie. Dall’altro capo del telefono c’era un uomo. Ha pronunciato soltanto una frase, poi ha riattaccato: «O tuo marito mi paga o morite».

CHIAMATE DALLA CITTADELLA – La prima parte della storia finisce qui. Da questo momento in poi iniziano le indagini dei carabinieri. Non è sempre facile riuscire a rintracciare una chiamata anonima. Servono tempo, pazienza, applicazione. Ma il cerchio, prima o poi, si chiude. Quando i carabinieri arrivano al primo risultato, quello che scoprono li fa saltare dalla sedia. Le telefonate a casa di Mancini, infatti, proseguono. E la prima di cui si riesce a ricostruire le tracce arriva, attorno all’una di notte, dalla Cittadella regionale. Gli investigatori sono allibiti, controllano e ricontrollano ma tutto porta a Germaneto. E il viaggio tra i cavi telefonici finisce sulla scrivania di un alto dirigente. La chiamata anonima è partita dal suo apparecchio. È la seconda parte della storia.regione Calabria evid

GLI ATTI DEL DIPARTIMENTO – Nella terza le forze dell’ordine bussano agli uffici della Regione per cercare di capire il motivo di quelle telefonate anonime, dei bruschi risvegli accompagnati da minacce di morte. Perché è evidente che chi ha deciso di terrorizzare Mancini lo fa per il ruolo che ricopre nella macchina burocratica. Il lavoro investigativo è in corso: ci si concentra sulle carte che riassumono una delle controversie nate negli ultimi mesi tra il dipartimento Lavoro e l’azienda Calabria Lavoro. Al centro dello scontro c’è la gestione di una delle Misure del Por: è quella che si occupa del supporto all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità. L’idea è quella di utilizzare i fondi europei per aiutare i giovani Neet calabresi (quelli che, tra i 18 e i 29 anni, non studiano e non lavorano) a uscire da questa condizione di “inerzia”. In Calabria, i Neet sono 123mila e la giunta regionale ha puntato molto su questo programma.

UNA PLETORA DI ASSUNZIONI – Il programma parte dal dipartimento ma, quando si trasferisce a Calabria Lavoro, viene seguito da una programmazione pletorica di assunzioni. La scheda dell’avviso pubblico parla di un coordinatore di progetto, 15 referenti territoriali, 50 tutor tecnici operativi e 15 unità di segreteria operativa. Troppi, secondo il ministero del Lavoro, che interviene per dirimere le divergenze. Il problema è che «proprio la selezione del personale esterno all’azienda (le 81 figure dell’avviso, ndr), apparentemente retribuito con risorse Iog (Iniziativa occupazione giovani), non risulterebbe coerente in primis con il principio cardine per l’utilizzo delle risorse del Programma operativo di riferimento, ossia che le stesse vengano rivolte esclusivamente ad azioni dirette ai giovani Neet». Non si possono spendere in consulenze i denari riservati alla formazione. Sono così tanti i profili da trovare all’esterno che è chiara «l’assenza, in seno all’Azienda, di personale dedicato e qualificato all’erogazione dei percorsi di accompagnamento all’autoimpiego/autoimprenditorialità». E, tra l’altro, «i profili professionali oggetto di selezione non paiono garantire la necessaria esperienza per l’erogazione» degli stessi percorsi. Queste sono le «criticità» da risolvere. E non sono questioni di lana caprina. La rotta va invertita, spiegano da Roma, per «non pregiudicare, oltre all’ammissibilità delle spese dell’Avviso pubblico al Pon Iog, anche l’opportunità di offrire ai giovani Neet residenti nella Regione Calabria dei servizi di standard elevato, erogati da personale qualificato». Un disastro, insomma.

NUOVO DG, NUOVA OPINIONE – Quando questa lettera arriva alla Regione, Antonino De Marco è il direttore generale del dipartimento Lavoro e Giuseppe Mancini ne è il capostruttura. I due sono d’accordo con l’impostazione del ministero: quell’avviso, redatto da Azienda Calabria Lavoro (Acl), non va bene e non hanno intenzione di dare sponda all’agenzia regionale per un’operazione che non condividono sul piano tecnico. Pochi mesi, però, e cambia tutto. Sulla poltrona più alta del dipartimento va Fortunato Varone. Che arriva proprio da Calabria Lavoro, dove, da commissario, aveva seguito l’avviso pubblico contestato. È lui, nelle nuove vesti di dg, a rispondere alla missiva che contesta la procedura seguita. Spiega che «l’avviso si inserisce nel quadro della più ampia programmazione di attività di Acl – la cui attuazione e rendicontazione non si esaurisce con le risorse del Programma Iog a titolarità del ministero – e costituisce un elemento delle iniziative complessivamente messe in campo dalla Regione per il sostegno all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità». Va tutto bene, insomma, e si può procedere con la selezione. Che, in effetti, dopo il cambio di guida al dipartimento, avviene. Il guaio, però, è che la scelta dei tutor e del personale di accompagnamento mal si concilia con le disponibilità del dipartimento Lavoro, che fatica a trovare spazio per le nuove figure scelte da Acl. È il (solito) pastrocchio alla calabrese che si consuma mentre, sullo sfondo, le attività per i giovani Neet non viaggiano esattamente a tutta velocità.
Ad appesantire lo schema classico degli inciampi sui fondi europei c’è l’indagine della Procura di Catanzaro. Partita da una serie di telefonate anonime, è approdata sulla scrivania di un grand commis della Regione. A quel punto, iniziare ad analizzare le carte è stato un passaggio quasi obbligato. I guai, di solito, iniziano proprio così.