Sagra dello scandalo, clan, affari e politica: Corsico connection

Sagra dello scandalo, clan, affari  e politica: Corsico connection

Fonte: www.milano.corriere.it

Di Cesare Giuzzi

Non è soltanto una questione politica. Ma se non ci fossero stati gli insulti e le minacce in Consiglio comunale, il caso del Festival dello Stocco organizzato da Vincenzo Musitano, genero del boss Peppe Perre ‘u Maistru con il patrocinio del Comune di Corsico, sarebbe stato trascinato via dalla corrente mansueta del Naviglio. Come succede spesso quando si parla di mafia in queste terre, anche se la mafia è arrivata negli anni Settanta insieme a migliaia di calabresi venuti a per spaccarsi la schiena nei cantieri della Lombardia. Ma la ‘ndrangheta rurale qui ha trovato il giardino proibito del male, ha stretto alleanze con imprenditori e politici che le hanno spalancato le braccia. Per questo non è solo un caso politico, ma come ha detto il magistrato Nicola Gratteri, dietro la sagra dello Stocco c’è lo sfoggio di un potere mai venuto meno. C’è, oggi a Corsico, l’ostentazione muscolare dell’oligarchia della ‘ndrangheta. Ecco perché bisogna ritornare al punto di partenza. Alla mafia. Per raccontare come le inchieste, esattamente come le piene, hanno lasciato danni ma anche fertile limo. Con i figli che hanno sostituito i padri, con i padrini che dopo il carcere sono tornati. E chi doveva vigilare ha chiuso occhi, orecchie e bocca.

Gli incendi e la droga

Dall’inizio dell’anno solo a Corsico sono bruciate 13 macchine. Più di una al mese. Non significa che dietro questi roghi ci siano le cosche calabresi. Ma neppure il contrario. Il clan di Corsico si occupa principalmente di una cosa: la droga. Qui ci sono i re della coca come Pietro Amante, siciliano, brooker dei Papalia-Sergi. Non esistono confini comunali, non ci sono distinzioni tra quel che accade a Buccinasco, a Corsico, a Cesano Boscone. È un unico magma che in questi anni è sceso fino a lambire la provincia di Pavia: Casorate Primo, Zelo Surrigone, Vermezzo, Gudo Visconti. Che a Corsico esista un «locale» di ‘ndrangheta lo hanno messo nero su bianco i giudici del processo «Infinito». Ma sono solo quattro i nomi finiti nell’inchiesta del 2010: Bruno Longo (capo), Pasquale Zappia (poi guida della Lombardia), Domenico Sandro Commisso (ex titolare del bar Piccolo Lord di viale della Liberazione, 34 a Corsico) e Giosofatto Molluso, detto Gesu. A conti fatti mancano almeno una cinquantina di affiliati.

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Chi comanda ora?

Prima c’erano state le inchieste Cerberus e Parco Sud, poi sono venute le indagini Grillo parlante e Platino. Tutte contro la cosca che qui domina da sempre: i Barbaro-Papalia. Ma le fortune per la Dda sono state alterne. Non esiste ancora una maxi sentenza che chiarisca, oggi, l’effettiva esistenza del clan. Esistono però nomi e cognomi. Uomini che trafficano coca e che cercano consenso, «anche con i politici», come scrive la Dda nell’inchiesta Parco Sud. Nomi che Corsico restano impronunciabili. Il più importante è quello di Rocco Barbaro, 51 anni, figlio del capostipite del clan dei Castani, il potentissimo Francesco, 89 anni. Lo chiamano ‘u Sparitu. Ed è latitante dallo scorso gennaio, quando i carabinieri hanno chiuso l’inchiesta sull’acquisto del bar «Vecchia Milano» di corso Europa, 500 metri dal Duomo. Lavorava come gommista ad Assago, era affidato in prova. Oggi Barbaro è considerato «il capo di tutti i capi», il reggente della «Lombardia» che riunisce tutti i «locali» milanesi. Suo figlio Francesco, 26 anni, appena ha compiuto i 18 ha ricevuto «tutte le doti» dall’allora capo Carmelo Novella, ossia i più alti gradi della ‘ndrangheta. Non per merito, ma per discendenza. L’autore di questa confidenza, intercettata dai carabinieri, è Agostino Catanzariti. Arrestato a gennaio 2014 era indicato come il nuovo vertice della cosca Barbaro-Papalia, ma l’accusa di associazione mafiosa non ha retto in Appello. Il suo «ufficio» era un bar di via Salma. E appena gli hanno messo le manette, a Corsico è iniziata a circolare la storia che fosse soltanto un vecchio ubriacone con il vizio di non tenere i segreti. Altro che mafia.

Murruni, Brustia e i bar

I ben informarti (anche se nessuno di questi nomi è indagato) consigliano di guardare a Micu ‘u Murruni, Domenico Trimboli, 56 anni. Già coinvolto nell’inchiesta Nord-Sud e oggi libero. Ha sposato la figliastra del boss Domenico Papalia. Murruni ha un profilo accorto, predica pace e silenzio. Incarna alla perfezione la strategia dell’inabissamento. Eppure c’è chi sostiene che abbia «un cappello troppo grande per la sua testa». Insieme al figlio 22enne Pasqualino, frequenta il bar Clayton di via Volta 7 a Corsico. C’è poi Toto Brustia, quell’Antonio Musitano, 55 anni, fratello di Vincenzo (genero del boss ‘u Maistru) organizzatore della sagra dello Stocco. Coinvolto e assolto nell’inchiesta Rinnovamento, Brustia, uscito nel 2007 dopo aver scontato 18 anni, è libero. Nelle carte dell’inchiesta ci sono gli incontri con i trafficanti che lui voleva avvenissero lontani dal panificio Musipane di via Montello 12, perché la droga non va mischiata con la farina e quel negozio è la faccia pulita della famiglia. Si dice che i Musitano saranno chiamati a rispondere dell’imprudenza di Vincenzo che sul volantino della sagra ha inserito il suo nome e cognome accanto a quello di sindaco e assessori, facendo scoppiare la bufera. Poi ci sono i giovani Barbaro (Nigri) che muovono chili di cocaina, i Molluso, i Perre, Antonio Papalia ‘75 (nipote di Antonio, Rocco e Domenico), fresco di assoluzione dall’accusa di mafia per l’inchiesta Platino. Natale Trimboli, 59 anni, è stato invece coinvolto nell’inchiesta Platino. Nelle carte le tracce degli incontri al bar «Night and day» di via Fratelli di Dio a Corsico: lo gestisce il figlio Giuseppe, 37 anni.