Lettera aperta a Renzi

Lettera aperta a Renzi

Riceviamo e pubblichiamo:

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Lettera aperta a Renzi.

Caro Leader Renzi,

ho appreso dal telegiornale che Lei avrebbe in animo di spedire agli Italiani d’Italia la medesima lettera che ha inviato ai nostri connazionali residenti all’estero per esortarci a votare SI al referendum del prossimo quattro dicembre.

Ho deciso, allora, di scriverLe, mentre sono ancora in tempo, per chiederLe di usarmi la grazia di depennarmi dall’elenco dei destinatari in suolo patrio perché, per conto mio, avrei già deciso cosa votare.

E la Sua richiesta/raccomandazione verrebbe percepita dal mio ipertrofico ego come una manifesta dichiarazione di sfiducia nei confronti della mia capacità di sbagliare da solo.

Non se ne abbia a male, dunque, e apprezzi la mia franchezza che, poi, è la stessa che adopero con i testimoni di Geova quando, la mattina di domenica, mi citofonano per invitarmi a frequentare il loro tempio.

Io ci andrei pure ma, si dà il caso, che ancora non mi abbiano mai dato l’indirizzo di questo benedetto tempio dato che, appena io ricambio, sempre per citofono, il loro invito con l’invito a venire in chiesa con me, dal citofono non mi giunge motto.

Non voglio dire che, se mi arrivasse la sua lettera nella quale mi invita a votare SI io gliene manderei una per invitarLa a votare NO ma, poiché tra la Sua lettera e lo scampanellio domenicale dei testimoni di Geova non ravviso nessuna differenza, lo sfizio di farlo sarei tentato di togliermelo.

Per una questione di principio, non fosse per altro.

Perché vede, Caro Leader, sebbene accostarmi a Lei sia la più alta forma di presunzione, come Lei , tuttavia, e in certo qual modo, anch’io faccio politica da consigliere comunale nel mio paesello e, quando si è trattato di fare la campagna elettorale, non mi sono minimamente sognato di andare a chiedere il voto a nessuno dei miei compaesani.

Semplicemente perché io per gli elettori ho una forma di rispetto tale da indurmi a pensare che essi abbiano il diritto di decidere in piena libertà senza condizionamenti di sorta.

A giudicare dalla manciata di preferenze datemi potrebbe sembrare che la mia scelta non abbia pagato né è dato sapere se le preferenze sarebbero state in numero maggiore nel caso in cui avessi deciso di gestirmi in maniera opposta. 

Di una cosa ho, tuttavia, certezza e, cioè, che quelli che non mi hanno votato avranno molto apprezzato che io non li abbia importunati; mentre le preferenze datemi sono la manifestazione di una stima  non sollecitata che ripaga molto più di molti voti in più.

E, tra l’altro, non ho detto, prima delle elezioni, che se non fossi stato eletto me ne sarei andato (dove, poi?) né, a elezioni avvenute, ho mai pensato che quelli che non mi hanno votato fossero dei gufi che non amano il cambiamento e il loro paese.

Devo dire che quella di essere il più bel fico del bigoncio è una pretesa che è comune a molti del suo (qualcuno direbbe), cerchio magico.

Tant’é che lo scorso martedì mattina il “sempre presente in televisione”, questa volta ad Agorà, Gennaro Migliore non ha esitato a definire reazionari, razzisti e populisti tutti coloro che sostengono le ragioni del NO. 

Ammetterà che il giovane, “deficiens ab aliquo (SEL) ad aliquem (PD)”, nella sua smodata voglia di compiacerLa, non disdegna, talora, di superarLa nell’uso  dell’invettiva.

Ma la politica, si sa, è per uomini che non debbono chiedere mai e, allora, e con questa domanda mi congedo da Lei, mi chiedo e Le chiedo: perché inviare a destra e a manca per tutto l’orbe terraqueo delle lettere con la richiesta di votare SI? 

Nell’attesa di non ricevere una Sua risposta, si abbia i sensi del mio disappunto.

Sergio Salomone

PS: a volte Le dovesse sembrare che la formula con la quale a Lei mi sono rivolto nel mio scrivere -Caro Leader, cioè- abbia in sé un qualche malevolo riferimento al defunto Kim Jong-il, non ci faccia caso.

Da parte mia non provo nemmeno a negarlo tanto entrambi sappiamo che , in Politica, sempre o quasi un SI vale bene un NO e viceversa.

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